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	<title>Il blog di Opstart</title>
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	<description>News e approfondimenti sul mondo della finanza alternativa</description>
	<lastBuildDate>Thu, 06 Aug 2026 12:38:54 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Il blog di Opstart</title>
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		<title>Investimenti sostenibili e greenwashing: come leggere davvero l’impatto di un progetto</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/investimenti-sostenibili-greenwashing/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2026 15:23:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Finanza sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Investire in startup]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La sostenibilità è un vero e proprio criterio di investimento: accanto a rischio, rendimento e costi, sia i piccoli investitori privati sia i grandi investitori professionali valutano ormai da anni anche gli effetti che un’impresa produce sull’ambiente e sulla società. È in questo contesto che si inserisce il tema degli investimenti sostenibili e del greenwashing. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img fetchpriority="high" decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/08/Investimenti-sostenibili-greenwashing-cover-articolo-blog-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="investimenti sostenibili greenwashing" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/08/Investimenti-sostenibili-greenwashing-cover-articolo-blog-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/08/Investimenti-sostenibili-greenwashing-cover-articolo-blog-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/08/Investimenti-sostenibili-greenwashing-cover-articolo-blog-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/08/Investimenti-sostenibili-greenwashing-cover-articolo-blog-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/08/Investimenti-sostenibili-greenwashing-cover-articolo-blog.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>La sostenibilità è un vero e proprio criterio di investimento: accanto a rischio, rendimento e costi, sia i piccoli investitori privati sia i grandi investitori professionali valutano ormai da anni anche gli effetti che un’impresa produce sull’ambiente e sulla società. È in questo contesto che si inserisce il tema degli investimenti sostenibili e del greenwashing.</p>



<p>La crescente attenzione per i temi della sostenibilità, però, ha fatto emergere un problema concreto: termini come “green”, “responsabile”, “<a href="https://www.opstart.it/it/blog/educazione-finanziaria-sostenibilita-scelte-consapevoli-green">sostenibile</a>” e “a impatto” possono essere utilizzati per descrivere imprese, progetti e prodotti o servizi proposti come investimento senza che a queste etichette corrispondano prove concrete e risultati effettivi capaci di dimostrare la veridicità del claim.</p>



<p>Il problema per l’investitore è quindi passare dalla dichiarazione alla verifica. Ogni volta che mancano informazioni trasparenti sul “come” al di là del “cosa”, ogni volta che mancano numeri al di là delle parole aumenta il rischio di greenwashing.</p>



<p>In questo articolo chiariamo <strong>cosa significa greenwashing in ambito finanziario</strong> e forniamo consigli pratici per <strong>fare investimenti sostenibili per davvero</strong>, imparando ad analizzare documenti e dati anche senza essere esperti del settore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cosa significa davvero investimento sostenibile</h2>



<p>La Commissione europea definisce la <strong>finanza sostenibile</strong> come il processo attraverso cui le considerazioni ambientali, sociali e di governance vengono integrate nelle decisioni di investimento. L’obiettivo è indirizzare maggiori risorse verso attività capaci di sostenere sia una crescita duratura sia la transizione verso un’economia climaticamente neutra.</p>



<p>Questa definizione comprende un insieme molto ampio di strategie. Un investimento può limitarsi a considerare i <strong>rischi ambientali e sociali</strong> che potrebbero compromettere i risultati economici dell’impresa, oppure può puntare intenzionalmente a generare un <strong>beneficio misurabile</strong>. Per questo non tutti gli investimenti presentati come sostenibili hanno lo stesso livello di ambizione e non possono essere valutati utilizzando un’unica etichetta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Criteri ESG, sostenibilità e impatto</h2>



<p>I criteri ESG sono forse i più noti parametri per misurare la sostenibilità di un’azienda, ma non sono gli unici né coprono tutte le possibili declinazioni di sostenibilità e di impatto positivo.</p>



<p>Per approfondire i concetti Environmental, Social, Governance ti rimandiamo al nostro <a href="https://www.opstart.it/it/blog/criteri-esg-come-misurare-sostenibilita-azienda">articolo sul tema ESG</a>.</p>



<p>I <strong>criteri ESG</strong> e i <strong>rating ESG</strong> che vengono costruiti sulla base di essi possono fornire due tipi di informazioni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>come i rischi legati alla sostenibilità incidono su un’impresa</li>



<li>gli effetti che un’impresa produce sulle persone e sull’ambiente.</li>
</ul>



<p>Considerare i fattori ESG non significa, quindi, che l’investimento abbia necessariamente l’obiettivo di produrre un cambiamento ambientale o sociale. Un investitore potrebbe, per esempio, analizzare i rischi climatici soltanto perché possono aumentare i costi operativi, ridurre il valore degli asset o compromettere la continuità dell’attività. In questo caso, la sostenibilità entra nella valutazione finanziaria, ma non rappresenta necessariamente il risultato perseguito.</p>



<p>L’<strong>impact investing </strong>parte invece da un’intenzione ulteriore: ottenere, accanto al rendimento economico, un effetto positivo identificabile e misurabile.</p>



<p>La distinzione è importante perché impedisce di interpretare qualsiasi riferimento ai criteri ESG come una garanzia di impatto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Investimenti sostenibili e greenwashing: di che cosa si tratta</h2>



<p>Il <strong>greenwashing negli investimenti</strong> si verifica quando le caratteristiche ambientali o sociali di un’impresa, di un progetto o di un prodotto finanziario vengono rappresentate ai potenziali investitori in modo più favorevole rispetto a quanto emerge dalle attività effettive e dai dati disponibili.</p>



<p>Nel <a href="https://www.esma.europa.eu/sites/default/files/2024-06/ESMA36-287652198-2699_Final_Report_on_Greenwashing.pdf?uuid=10062024141644">rapporto 2024 dedicato al fenomeno</a>, ESMA riprende la definizione condivisa dalle autorità europee di vigilanza: si parla di greenwashing quando dichiarazioni, comunicazioni, azioni o comportamenti legati alla sostenibilità non riflettono in modo chiaro e corretto il profilo sottostante di un soggetto, di un prodotto finanziario o di un servizio.</p>



<p>Non riguarda quindi soltanto le affermazioni palesemente false né solo quelle intenzionalmente ingannevoli. Può nascere anche da informazioni parziali, indicatori scelti in modo selettivo, dati riportati in un contesto che ne altera il significato, omissioni, obiettivi privi di un piano operativo oppure definizioni tanto generiche da non consentire una verifica. Il risultato è lo stesso: l’investitore riceve una <strong>rappresentazione poco fedele del profilo di sostenibilità</strong> dell’iniziativa e può prendere una decisione sulla base di elementi fuorvianti.</p>



<p>Questo può non solo danneggiare gli investitori, ma anche compromettere l’integrità dei mercati alterando l’allocazione dei capitali e ridurre la fiducia nella finanza sostenibile nel suo complesso.</p>



<p>Per questo motivo l’Unione Europea sta lavorando a <a href="https://www.opstart.it/it/blog/verso-finanza-sostenibile-nuove-linee-guida-europee-contro-greenwashing">un quadro normativo sempre più preciso</a> e a strumenti di verifica e condivisione univoca dei dati sempre più efficaci per contrastare il greenwashing.</p>



<p>In Italia, è Consob l’organo preposto alla vigilanza sul greenwashing.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le forme più comuni di greenwashing finanziario</h2>



<ol class="wp-block-list">
<li>Una delle forme più diffuse consiste nell’utilizzo di <strong>espressioni ampie e positive</strong>, come “investimento verde”, “progetto responsabile”, “soluzione pulita” o “attività a impatto zero”, senza indicare il significato concreto attribuito a questi termini. Quando si analizza il rapporto tra investimenti sostenibili e greenwashing, la presenza di definizioni generiche e non supportate da indicatori rappresenta quindi uno dei primi segnali da approfondire.<br></li>



<li>Un’altra pratica ricorrente è la <strong>selezione delle sole informazioni favorevoli</strong>. Un’impresa può mettere in evidenza la riduzione di un determinato impatto e ometterne altri, oppure riferirsi a una fase limitata del processo produttivo evitando di considerare l’intero ciclo di vita del prodotto.<br></li>



<li>Il greenwashing può manifestarsi anche attraverso <strong>obiettivi molto lontani nel tempo</strong>, formulati senza tappe intermedie. Dichiarare l’intenzione di raggiungere la neutralità climatica, per esempio, ha un valore informativo limitato quando non sono specificati gli investimenti programmati, le responsabilità interne, le scadenze e gli indicatori utilizzati per monitorare i progressi.<br></li>



<li>Un ulteriore elemento di ambiguità è la <strong>confusione tra azioni differenti</strong>. Ridurre un impatto significa diminuire direttamente le conseguenze negative di un’attività. Compensarlo significa invece finanziare un intervento esterno che dovrebbe bilanciarne gli effetti. Le due strategie non sono equivalenti e dovrebbero essere comunicate separatamente.<br></li>



<li>Infine, un’impresa può enfatizzare un <strong>progetto sostenibile marginale</strong> rispetto al proprio modello di business. È il caso in cui una singola iniziativa ambientale viene utilizzata per attribuire una connotazione “green” all’intera organizzazione.</li>
</ol>



<h2 class="wp-block-heading">Greenwashing, social washing e impact washing</h2>



<p>Sebbene il termine greenwashing richiami soprattutto gli aspetti ambientali, lo stesso meccanismo può riguardare anche la dimensione sociale e la governance.</p>



<p>Si parla di <strong>social washing</strong> quando un’impresa o un progetto enfatizzano benefici relativi ai lavoratori, alle comunità o all’inclusione senza fornire elementi sufficienti per dimostrarli. Un’iniziativa può, per esempio, dichiarare di generare occupazione di qualità senza indicare il tipo di contratti, la durata dei posti di lavoro, le condizioni applicate o il numero effettivo dei beneficiari.</p>



<p>L’<strong>impact washing</strong> riguarda invece l’attribuzione di un impatto positivo non adeguatamente dimostrato. Può verificarsi quando vengono presentati come “impatto” le attività svolte anziché i loro effetti, oppure quando il cambiamento osservato non può essere ricondotto in modo credibile al progetto finanziato.</p>



<p>Integrare nelle valutazioni di finanza sostenibile tutti e tre i fattori ESG serve proprio a evitare che un singolo beneficio venga isolato dal resto dell’attività. L’assenza di un quadro complessivo apre invece lo spazio per rappresentazioni parziali: ciascun investitore può decidere se dare la priorità a un singolo elemento di sostenibilità oppure se verificarli tutti per fare <strong>investimenti sostenibili</strong> da tutti i punti di vista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come valutare l’impatto reale di un progetto sostenibile</h2>



<p>Per distinguere gli investimenti sostenibili dal greenwashing e capire se un progetto o un’impresa sono credibili, bisogna cercare risposte a una sequenza di domande:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Quale problema di sostenibilità affronta l’impresa?</strong><br>La risposta deve essere precisa: descrivere il problema nei suoi aspetti qualitativi e quantitativi e spiegare su quali aspetti l’attività dell’impresa porta beneficio, quali cambiamenti concreti intende produrre.<br></li>



<li><strong>Che cosa fa concretamente?</strong><br>L’impresa deve dichiarare esplicitamente quali attività generano il beneficio di sostenibilità fissato come obiettivo, con quali tempi e con quali modalità di esecuzione, garantendo anche la copertura economica di tali attività.<br></li>



<li><strong>Come misura i risultati?</strong><br>Per affermare che un progetto produce un miglioramento bisogna conoscere la situazione iniziale (baseline) e gli <strong>indicatori di calcolo dei risultati</strong> (unità di misura, periodo considerato, metodologia di calcolo, perimetro dell’analisi). Per esempio: emissioni ridotte o evitate, diminuzione dei consumi, energia prodotta da fonti rinnovabili, riduzione dei rifiuti. Tutti questi dati, però, vanno anche contestualizzati nel complesso del modello di business dell’azienda e deve essere esplicita la fonte di elaborazione dei dati per verificarne l’affidabilità. Certificazioni ufficiali di enti terzi rispetto all’azienda e reportistica realizzata secondo precisi standard europei sono solitamente indice di autorevolezza.</li>
</ol>



<p>Più tutti questi passaggi sono espliciti e documentati, più è possibile distinguere un progetto orientato all’impatto da una dichiarazione promozionale.</p>



<p>Nelle <a href="https://www.opstart.it/it/blog/green-crowdfunding-che-cose-e-quali-sono-le-prospettive">campagne di crowdfunding dedicate a progetti green</a> su Opstart, si trova tutta la documentazione necessaria per verificare le dichiarazioni di sostenibilità e approfondire tutte le informazioni sull’azienda proponente.</p>



<p><em>Vuoi valutare progetti sostenibili sulla base di informazioni concrete e documentate?</em> Scopri le campagne green su Opstart!</p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-b51ee208 uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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<h2 class="wp-block-heading">Investimenti sostenibili e greenwashing: domande frequenti</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Che cos’è il greenwashing negli investimenti?</h3>



<p>Il greenwashing negli investimenti si verifica quando un’impresa, un progetto o un prodotto finanziario presenta le proprie caratteristiche ambientali o sociali in modo più favorevole rispetto a quanto emerge dalle attività effettive e dai dati disponibili. Può derivare da affermazioni generiche, informazioni parziali, omissioni oppure obiettivi non accompagnati da indicatori verificabili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come riconoscere il greenwashing in un investimento?</h3>



<p>Per riconoscere il greenwashing è utile verificare se le dichiarazioni di sostenibilità sono accompagnate da dati, obiettivi misurabili, scadenze, metodologie di calcolo e informazioni sulla situazione iniziale. Espressioni come “green”, “responsabile” o “a impatto zero”, se non supportate da elementi concreti, dovrebbero essere approfondite prima di investire.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come capire se un investimento è davvero sostenibile?</h3>



<p>Per capire se un investimento è davvero sostenibile bisogna valutare quale problema ambientale o sociale intende affrontare, quali attività prevede e come ne misura i risultati. È importante controllare anche il periodo di riferimento, il perimetro dell’analisi, la metodologia di calcolo, la fonte dei dati e l’eventuale presenza di verifiche indipendenti.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Qual è la differenza tra criteri ESG e impact investing?</h3>



<p>I <a href="https://finance.ec.europa.eu/sustainable-finance/overview-sustainable-finance_en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">criteri ESG</a> permettono di considerare fattori ambientali, sociali e di governance nella valutazione di un’impresa o di un investimento. L’<a href="https://thegiin.org/publication/post/about-impact-investing/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">impact investing</a> si distingue perché prevede l’intenzione esplicita di generare, insieme a un rendimento finanziario, un impatto sociale o ambientale positivo e misurabile. La presenza di criteri ESG, quindi, non garantisce da sola che un investimento persegua un obiettivo di impatto.</p>



<h3 class="wp-block-heading">I rating ESG garantiscono che un investimento sia sostenibile?</h3>



<p>No. I rating ESG possono fornire informazioni utili sul profilo ambientale, sociale e di governance di un’impresa, ma non escludono automaticamente il rischio di greenwashing. È necessario valutare la metodologia utilizzata, gli indicatori considerati, il perimetro dell’analisi e la coerenza tra dichiarazioni, attività aziendali e risultati documentati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un investimento sostenibile è meno rischioso?</h3>



<p>Non necessariamente. La sostenibilità può rappresentare un elemento importante nella valutazione di un’impresa, ma non elimina i rischi economici e finanziari dell’investimento. Prima di prendere una decisione è quindi necessario analizzare anche il modello di business, la situazione economica, il mercato di riferimento, la governance e la documentazione disponibile.</p>
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			</item>
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		<title>Scale-up: che cosa significa e perché rappresenta una fase chiave dopo la startup</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/scale-up-cosa-significa-perche-fase-chiave/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2026 12:26:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[PMI Innovative]]></category>
		<category><![CDATA[startup innovative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nella vita di una startup, un ambito passaggio successivo alla creazione del proprio mercato e all’attrazione dei primi investitori consiste nel trasformare un modello promettente in un’impresa capace di aumentare rapidamente ricavi, clientela e presenza sul mercato: è la fase della scale-up. Non tutte le startup riescono a raggiungerla. Per farlo non basta vendere di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-ARTICOLO-BLOG-SCALE-UP-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="scale-up" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-ARTICOLO-BLOG-SCALE-UP-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-ARTICOLO-BLOG-SCALE-UP-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-ARTICOLO-BLOG-SCALE-UP-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-ARTICOLO-BLOG-SCALE-UP-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/COVER-ARTICOLO-BLOG-SCALE-UP.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>Nella vita di una startup, un ambito passaggio successivo alla creazione del proprio mercato e all’attrazione dei primi investitori consiste nel trasformare un modello promettente in un’impresa capace di aumentare rapidamente ricavi, clientela e presenza sul mercato: è la fase della <strong>scale-up</strong>.</p>



<p>Non tutte le startup riescono a raggiungerla. Per farlo non basta vendere di più: occorre rendere il <strong>modello di business replicabile</strong>, rafforzare l’organizzazione e raccogliere risorse sufficienti per sostenere la crescita. Proprio per accompagnare questo momento delicato e favorire lo sviluppo di scale-up, la normativa italiana ha recentemente introdotto la possibilità, per alcune startup innovative in forte espansione, di mantenere più a lungo il proprio status e i privilegi che ne derivano.</p>



<p>Ma esiste una definizione univoca di <strong>scale-up</strong>? E perché questa fase di sviluppo è così importante? Come si differenzia dal concetto di startup innovativa? In questo articolo risponderemo a queste e molte altre domande.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cosa significa scale-up</h2>



<p>Il termine inglese <em>scale-up</em> deriva dal verbo <em>to scale up</em>, che significa aumentare di dimensione o portare un’attività su una scala maggiore. Nel linguaggio imprenditoriale indica un’impresa che ha superato la fase iniziale di sperimentazione, ha già verificato l’interesse del mercato per il proprio prodotto o servizio e si prepara ad accelerare la crescita.</p>



<p>La caratteristica fondamentale non è soltanto l’aumento del fatturato, ma la <strong>scalabilità del modello di business</strong>. Un’impresa è scalabile quando può aumentare vendite e ricavi senza che costi, personale e complessità organizzativa crescano nella stessa proporzione: abbiamo approfondito il tema in un <a href="https://www.opstart.it/it/blog/la-strada-per-il-successo-quando-un-modello-di-business-e-scalabile">articolo sui modelli di business scalabili</a>.</p>



<p>Non esiste una soglia universalmente accettata oltre la quale una startup diventa automaticamente una scale-up. Per esempio, tra i criteri utilizzati in ambito internazionale dall’OCSE per individuare le imprese ad alta crescita c’è un incremento medio annuo di almeno il 20% del fatturato o dell’occupazione per tre anni consecutivi, generalmente a partire da una struttura di almeno dieci dipendenti. Si tratta però di un criterio statistico, non di una definizione giuridica valida in ogni Paese.</p>



<p>Anche la normativa italiana non ha creato una nuova forma societaria o uno status autonomo denominato “scale-up”, perché sono diverse le forme di impresa in cui si può manifestare il processo di scale-up. La legge ha però riconosciuto espressamente questa fase nel percorso delle startup innovative con il recente Scale-up Act.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è la differenza tra startup e scale-up</h2>



<p><strong>Startup e scale-up</strong> identificano due fasi differenti nello sviluppo di un’impresa.</p>



<p>La startup opera ancora in una situazione di forte incertezza. Deve capire se il prodotto risponde a un bisogno reale, individuare il pubblico giusto, verificare la disponibilità dei clienti a pagare e perfezionare il proprio modello di business. Il suo obiettivo principale è raggiungere il cosiddetto <em>product-market fit</em>, cioè una corrispondenza convincente tra ciò che offre e ciò che il mercato richiede.</p>



<p>La scale-up ha già ottenuto questa prima validazione e si basa quindi su risultati commerciali consistenti. La sua sfida è riuscire a vendere il prodotto o servizio a un numero molto maggiore di clienti mantenendo sotto controllo <strong>costi e organizzazione</strong>. Deve strutturare ruoli, funzioni e responsabilità in modo più preciso e cercare capitali più sostanziosi per crescere.</p>



<p>Il passaggio non avviene in un momento preciso e non dipende esclusivamente dall’età dell’impresa. Una società costituita da diversi anni può trovarsi ancora alla ricerca del modello giusto, mentre un’altra può iniziare a espandersi rapidamente poco tempo dopo la nascita.</p>



<p>Allo stesso modo, non basta superare determinate soglie di fatturato o di personale per diventare automaticamente una scale-up. Ciò che conta è la capacità di <strong>rendere la crescita ripetibile, sostenibile e relativamente più efficiente</strong> rispetto all’aumento dei volumi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quando una startup diventa una scale-up</h2>



<p>In genere si può parlare di scale-up quando l’impresa ha già dimostrato che esiste una domanda reale per il proprio prodotto o servizio e riesce ad acquisire nuovi clienti attraverso canali replicabili che non richiedono un aumento proporzionale dei costi.</p>



<p>Tra i segnali più frequenti rientrano:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>l’aumento costante dei ricavi;</li>



<li>l’ampliamento dell’organico;</li>



<li>l’ingresso in nuovi mercati o segmenti di clientela;</li>



<li>la crescita della capacità produttiva o tecnologica;</li>



<li>la standardizzazione delle attività;</li>



<li>la professionalizzazione del management.</li>
</ul>



<p>La crescita dimensionale, da sola, non rende però un’impresa scalabile. Un’azienda può aumentare il fatturato, ma dover assumere una nuova persona per ogni nuovo cliente o sostenere costi quasi proporzionali per ogni vendita. In questo caso sta crescendo, ma non sta necessariamente beneficiando di un modello capace di <strong>generare economie di scala</strong>: questo è l’indicatore chiave.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le principali sfide nel passaggio da startup a scale-up</h2>



<p>La fase di scale-up rappresenta una <strong>prova concreta per il modello di business</strong>: è decisiva perché determina se l’impresa riuscirà a trasformare un modello promettente in una struttura solida e sostenibile oppure se quel modello funziona solo con volumi limitati e la crescita finisce per generare inefficienze, squilibri finanziari e perdita di controllo. Ecco le principali sfide che un’impresa deve affrontare in questo passaggio:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Finanziare la crescita</strong><br><br>Una delle sfide principali consiste nel calcolare correttamente il fabbisogno finanziario. Occorre stimare per quanto tempo l’impresa dovrà sostenere costi elevati prima che i nuovi ricavi producano un equilibrio economico e finanziario.<br><br>Una raccolta insufficiente può costringere la società a rallentare proprio mentre il mercato offre opportunità di espansione. Una raccolta sovradimensionata o realizzata a condizioni sfavorevoli può invece produrre un’eccessiva diluizione dei soci originari.<br></li>



<li><strong>Rendere scalabili i processi</strong><br><br>Molte startup funzionano inizialmente grazie alla disponibilità e alla capacità di adattamento dei fondatori. Ordini, assistenza ai clienti, assunzioni e procedure amministrative possono essere gestiti caso per caso.<br>Questo sistema diventa insostenibile all’aumentare dei volumi. La scale-up deve trasformare le attività ricorrenti in processi standardizzati, documentati e misurabili. Dove possibile, deve inoltre introdurre strumenti di automazione che riducano il lavoro manuale e il rischio di errori.<br></li>



<li><strong>Costruire una nuova organizzazione</strong><br><br>La crescita richiede competenze che non sempre sono presenti nel gruppo iniziale. Per i fondatori questo comporta un cambiamento importante: devono passare dal controllo diretto di ogni attività alla definizione della strategia, alla scelta delle persone e alla costruzione di un sistema efficace di deleghe.<br></li>



<li><strong>Gestire liquidità e redditività</strong><br><br>Una scale-up deve monitorare non soltanto il fatturato, ma anche la qualità della crescita. Tra gli indicatori rilevanti rientrano il margine generato dalle vendite, il costo di acquisizione dei clienti, il loro valore nel tempo, il tasso di abbandono, i tempi di incasso e il consumo di liquidità. <br>Crescere rapidamente acquisendo clienti poco redditizi o sostenendo costi commerciali eccessivi può ampliare le perdite anziché avvicinare l’impresa alla sostenibilità economica.<br></li>



<li><strong>Conservare la capacità di innovare</strong><br><br>L’introduzione di procedure e livelli gerarchici è necessaria, ma può rendere l’impresa più lenta. La sfida consiste nel costruire una struttura stabile senza perdere la capacità di sperimentare e reagire ai cambiamenti del mercato.<br></li>



<li><strong>Affrontare l’internazionalizzazione</strong><br><br>Per molte scale-up la crescita passa dall’ingresso nei mercati di altri Paesi. La replicazione del modello, tuttavia, non è automatica: possono cambiare le abitudini dei consumatori, i concorrenti, le regole fiscali, la disciplina del lavoro, i canali di vendita e i requisiti applicabili al prodotto.</li>
</ol>



<h2 class="wp-block-heading">Come si finanzia una scale-up</h2>



<p>Uno dei principali strumenti di finanziamento della fase di scale-up di un’impresa è il <a href="https://www.opstart.it/it/blog/venture-capital-vc-cos-e-come-finanzia-le-startup">venture capital</a>, soprattutto nelle prime battute della crescita, perché oltre alle risorse finanziarie, può offrire competenze, contatti e supporto nella preparazione di ulteriori operazioni di raccolta.</p>



<p>A uno stadio più avanzato possono intervenire fondi di <strong>growth capital</strong> o di <strong>private equity</strong>.</p>



<p>Anche l’<strong>equity crowdfunding</strong>, in generale più utile in fase di startup, può però essere integrato nella strategia di finanziamento di una scale-up come <a href="https://www.opstart.it/it/blog/quando-finanza-crowdfunding-fanno-squadra-impresa">supporto alla raccolta</a> complessiva e come strumento di marketing e visibilità.</p>



<p>Quando i ricavi sono sufficientemente prevedibili, al capitale di rischio possono essere affiancati strumenti di debito come finanziamenti bancari, <a href="https://www.opstart.it/it/blog/cosa-si-intende-per-private-debt">private debt</a>, Minibond.</p>



<p>La scelta tra <strong>capitale di rischio e debito</strong> dipende dalla maturità della società, dalla stabilità dei flussi di cassa, dall’entità degli investimenti programmati e dalla disponibilità dei soci ad aprire il capitale a nuovi investitori. Spesso la soluzione più adatta consiste in una combinazione di strumenti diversi, costruita in funzione delle singole fasi del piano di crescita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La nuova normativa italiana su startup e scale-up</h2>



<p>Nel 2024 il legislatore italiano è intervenuto più volte sulla <a href="https://www.opstart.it/it/blog/che-cos-e-una-startup-innovativa-ultime-novita-in-vigore">disciplina delle imprese innovative</a>, con l’obiettivo di sostenere sia la nascita delle startup sia la loro crescita nelle fasi successive.</p>



<p>La <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/11/07/24G00180/SG" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 162/2024</a>, nota come <strong>Scale-Up Act</strong>, introduce misure volte a favorire gli investimenti di fondi e persone fisiche in startup e PMI innovative, attraverso incentivi fiscali e detassazioni delle plusvalenze. La <a href="https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2024/12/17/24G00215/sg" target="_blank" rel="noreferrer noopener">legge 193/2024</a> modifica invece i requisiti e la durata dello status di startup innovativa, prevedendo un percorso più articolato per le imprese che continuano a crescere e diventano scale-up.</p>



<p>Dopo i primi tre anni, una startup può mantenere lo status e i relativi privilegi fino al quinto anno se possiede almeno uno dei requisiti aggiuntivi che segnalano una crescita consistente.</p>



<p>Dopo cinque anni complessivi, la startup innovativa può ottenere due ulteriori proroghe biennali, in base a ulteriori requisiti di crescita, e rimanere nella sezione speciale del Registro delle imprese fino a un massimo di nove anni.</p>



<p>Abbiamo approfondito il tema nell’<a href="https://www.opstart.it/it/blog/come-mantenere-lo-status-startup-innovativa">articolo su come mantenere lo status di startup innovativa</a>.</p>



<p>L’obiettivo è evitare che le imprese innovative perdano l’accesso al regime dedicato proprio quando stanno affrontando la fase di scale-up che richiede capitali, assunzioni e investimenti più consistenti.</p>



<p>Il riconoscimento di questa fase specifica della traiettoria di crescita di un’impresa è importante perché risponde all’esigenze di favorire lo sviluppo di startup più produttive, fondamentali per il dinamismo della nostra economia.</p>



<p></p>



<p>Quale fase di crescita sta attraversando la tua impresa? Fissa una call con noi e scopri gli strumenti a tua disposizione per crescere. </p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-e93e2eee uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-e76152c0"><div class="uagb-column__overlay"></div>
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-a3937c06"><div class="uagb-column__overlay"></div></div>
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<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/scale-up-cosa-significa-perche-fase-chiave/">Scale-up: che cosa significa e perché rappresenta una fase chiave dopo la startup</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
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		<title>Crowdinvesting in Italia nel 2026: dati, criticità e prospettive</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/crowdinvesting-in-italia-2026-dati-prospettive/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2026 13:48:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Report e dati di mercato]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Luglio è tempo di bilanci per il crowdinvesting italiano: è appena stato pubblicato l’undicesimo report dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano, che rileva i dati di equity, lending e debt crowdfunding degli ultimi 12 mesi. Il report evidenzia un quadro critico che si inserisce nella scia delle rilevazioni dell’anno precedente, con il rallentamento del mercato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/crowdinvesting-in-italia-2026-dati-prospettive/">Crowdinvesting in Italia nel 2026: dati, criticità e prospettive</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-14-1-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="crowdinvesting in Italia 2026" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-14-1-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-14-1-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-14-1-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-14-1-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-14-1.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>Luglio è tempo di bilanci per il <strong>crowdinvesting italiano</strong>: è appena stato pubblicato <a href="https://www.osservatoriefi.it/efi/osservatorio-crowdinvesting/">l’undicesimo report dell’Osservatorio Crowdinvesting</a> del Politecnico di Milano, che rileva i dati di equity, lending e debt crowdfunding degli ultimi 12 mesi.</p>



<p>Il report evidenzia un quadro critico che si inserisce nella scia delle <a href="https://www.opstart.it/it/blog/report-crowdinvesting-2025-politecnico-milano">rilevazioni dell’anno precedente</a>, con il rallentamento del mercato che non si ferma né nella seconda metà del 2025, né nei primi sei mesi del 2026.</p>



<p>Il calo coinvolge tutte le principali componenti del <strong>crowdinvesting</strong>, anche se con intensità differenti.</p>



<p>Oltre alla contrazione della raccolta, il report segnala una trasformazione della struttura del settore: diminuiscono le piattaforme autorizzate e gli operatori effettivamente attivi, mentre avanzano aggregazioni, acquisizioni e processi di consolidamento.</p>



<p>Vediamo quali sono i numeri più significativi e che cosa possono suggerire sul <strong>futuro del crowdinvesting in Italia</strong> nel 2026.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri del crowdinvesting in Italia nel 2026</h2>



<p>Tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026, le piattaforme di crowdinvesting operanti in Italia hanno raccolto complessivamente <strong>164,19 milioni di euro</strong>, &#8211;<strong>36,8% </strong>rispetto al valore rilevato nei 12 mesi precedenti.</p>



<p>Il dato più significativo non è però soltanto la variazione rispetto all’anno precedente, ma la continuità della discesa negli ultimi due anni.</p>



<p>La componente immobiliare continua a rappresentare la parte principale del mercato. Sommando equity e lending, nel primo semestre del 2026 i progetti real estate hanno generato oltre tre quarti della raccolta complessiva. Questo peso crescente, però, non è sufficiente a compensare la debolezza degli altri segmenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Equity crowdfunding: il real estate limita il calo</h2>



<p>Tra la seconda metà del 2025 e la prima metà del 2026 si sono chiuse con successo <strong>131</strong> campagne di equity crowdfunding, un dato che nasconde un rallentamento rispetto ai 12 mesi precedenti concentrato nei primi mesi del 2026.</p>



<p>Sul fronte della raccolta, il 2025 si è chiuso con <strong>98,06 milioni di euro</strong>, in calo rispetto ai <strong>112,58 milioni</strong> del 2024. Nei primi sei mesi del 2026 sono stati raccolti <strong>37,96 milioni di euro</strong>, il <strong>29% in meno</strong> rispetto allo stesso periodo del 2025.</p>



<p>Il tasso di successo delle campagne dall’avvio del mercato nel 2014 resta elevato, superiore all’80%.</p>



<p>Il dato più critico riguarda l’equity crowdfunding non immobiliare. Nel primo semestre del 2026, la raccolta si è fermata a <strong>8,56 milioni di euro</strong>, meno della metà rispetto allo stesso periodo del 2025. Il confronto con il real estate è netto: le campagne equity immobiliari nello stesso periodo hanno raccolto <strong>29,39 milioni di euro</strong>, una cifra sostanzialmente stabile rispetto ai 30,56 milioni del primo semestre 2025.</p>



<p>Un dato interessante, infine, è quello sulle <strong>società emittenti</strong>: l’equity crowdfunding è sempre meno uno strumento per sole startup, infatti circa il 62% delle emittenti negli ultimi 12 mesi erano PMI (di cui 11 PMI innovative).</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lending crowdfunding e Minibond ai minimi</h2>



<p>Tra la seconda metà del 2025 e la prima metà del 2026 le piattaforme di lending crowdfunding hanno erogato complessivamente <strong>77,54</strong> milioni di euro, con un calo prossimo al 46% rispetto ai 12 mesi precedenti.</p>



<p>Come nel caso dell’equity, anche qui il calo è stato meno brusco per le operazioni immobiliari, ma per la prima volta il lending crowdfunding immobiliare è stato superato dall’equity crowdfunding immobiliare. La durata media dei prestiti è salita a 16,5 mesi, mentre il tasso di interesse annuo medio offerto agli investitori ha raggiunto il 10,58%, in lieve aumento rispetto al 10,07% registrato dal Report 2025.<br>Le campagne con i rendimenti più alti restano quelle dell’ambito real estate.</p>



<p>Il collocamento di Minibond attraverso le piattaforme di crowdfunding continua a non esprimere volumi significativi: il mercato si è limitato a una raccolta di <strong>circa 4,3</strong> milioni, a opera di uno dei due operatori attivi in Italia. Opstart è il secondoe, <strong>al momento della pubblicazione del report, aveva due campagne in corso all’interno della sua divisione Crowdbond.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Piattaforme di crowdfunding: un mercato sempre più concentrato</h2>



<p>Alla data del 30 giugno 2026 risultavano autorizzate in Italia <strong>37 piattaforme</strong> di crowdfunding per le imprese, contro le 42 censite un anno prima. Di queste, 13 erano abilitate a operare nei prestiti (lending crowdfunding), 18 nel collocamento di valori mobiliari (equity e debt crowdfunding) e 6 in entrambi i segmenti. La diminuzione riflette sia decisioni volontarie degli operatori sia interventi delle autorità di vigilanza, che hanno decretato alcune sospensioni.</p>



<p>Il numero delle autorizzazioni, tuttavia, non coincide con quello delle piattaforme realmente operative. Secondo il Report, solo 30 operatori hanno pubblicato almeno una campagna nei dodici mesi considerati.</p>



<p>In questo quadro, l’Italia mantiene comunque il secondo posto nell’Unione europea per numero di autorizzazioni: davanti si trova la Francia con 57 piattaforme, mentre la Spagna segue con 27.</p>



<p>È interessante notare, inoltre, come nel complesso i <strong>fornitori di servizi di crowdfunding autorizzati nei Paesi dell’Unione Europea</strong> non siano diminuiti di numero rispetto all’anno precedente rilevato dal report.</p>



<p>Accanto alle cessazioni e alle sospensioni, poi, si sono registrate alcune <strong>operazioni di aggregazione</strong>, come l’acquisizione di BacktoWork da parte di Opstart e l’integrazione di CrowdFundMe, WeAreStarting e Smart4Tech nel gruppo Entera.</p>



<p>Opstart risulta, peraltro, la <strong>prima piattaforma italiana</strong> per numero di nuove campagne equity pubblicate tra il 1° luglio 2025 e il 30 giugno 2026, con 27 operazioni.</p>



<p>Questi movimenti suggeriscono una crescente concentrazione del mercato intorno agli operatori dotati di una struttura più ampia, di risorse sufficienti per sostenere gli adempimenti regolamentari e della capacità di lavorare su più strumenti o settori.</p>



<p>La contrazione del numero di operatori non deve quindi essere letta soltanto come una riduzione dell’offerta. È anche il segnale di una fase di selezione nella quale le piattaforme devono dimostrare di poter sostenere i costi della compliance, mantenere un flusso adeguato di progetti e gestire le campagne anche dopo la conclusione della raccolta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché il mercato del crowdinvesting continua a rallentare</h2>



<p>La contrazione del crowdinvesting non dipende da una sola causa. Il Report del Politecnico di Milano individua una combinazione di <strong>fattori regolamentari, finanziari e reputazionali</strong> che si rafforzano a vicenda:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>Molte piattaforme sono uscite dal mercato perché, con l’entrata in vigore del regolamento europeo ECSP, avrebbero dovuto dotarsi di <strong>procedure, professionalità e risorse economiche</strong> adeguate per far fronte a sistemi di controllo interno, procedure per la gestione dei rischi e dei reclami, prevenzione dei conflitti di interesse, monitoraggio dei tassi di default e disposizione di presidi prudenziali pari almeno al valore più alto tra 25.000 euro e un quarto delle spese fisse generali dell’anno precedente.<br>Quelle che sono rimaste sul mercato hanno visto i loro margini diminuire.</li>



<li>Le difficoltà di alcuni progetti e la sospensione di operatori rilevanti hanno alimentato un <a href="https://www.opstart.it/it/blog/bias-cognitivi-investimenti-finanziari-online">effetto reputazionale</a> che può coinvolgere anche piattaforme e campagne prive di problemi.<br>Il quadro, tuttavia, è molto differenziato tra piattaforme e progetti, a conferma dell’importanza della selezione delle iniziative, della qualità delle informazioni e del monitoraggio successivo alla raccolta.</li>



<li>L’<a href="https://www.opstart.it/it/blog/inflazione-2026-situazione-geopolitica-influenza-portafoglio">inflazione</a> ha fatto aumentare i costi sostenuti dalle imprese e l’effetto è particolarmente evidente nei cantieri immobiliari, dove i rincari dei materiali possono ridurre i margini previsti e compromettere la capacità di rispettare le scadenze di rimborso.</li>



<li>Gli investitori hanno potuto trovare <strong>rendimenti interessanti</strong> anche in strumenti tradizionali e generalmente più liquidi, come le obbligazioni.</li>
</ol>



<h2 class="wp-block-heading">Quali prospettive per il crowdinvesting in Italia</h2>



<p>Il crowdinvesting, oggi, continua a offrire alle imprese un <strong>canale complementare</strong> rispetto al credito bancario e agli altri strumenti tradizionali, mentre consente agli investitori di accedere direttamente a progetti imprenditoriali e immobiliari. Perché il mercato torni a crescere, però, serviranno operazioni più sostenibili, informazioni più chiare e modelli di business adeguati alla nuova fase del settore. E non solo: anche le istituzioni possono fare la differenza.</p>



<p>Giovanpaolo Arioldi, CEO di Opstart, in proposito ha commentato:<br><br>«I dati del nuovo Report Crowdinvesting confermano una fase particolarmente complessa per il mercato. Accanto alle condizioni macroeconomiche e alle difficoltà emerse nel settore, restano però alcuni ostacoli sui quali le istituzioni possono intervenire direttamente.</p>



<p>Senza una tassazione dei proventi del lending crowdfunding allineata al 26% previsto per altri strumenti di investimento, il comparto difficilmente potrà esprimere tutto il proprio potenziale. Allo stesso tempo, la <a href="https://www.opstart.it/it/blog/garanzia-statale-crowdfunding-fondo-di-garanzia-per-pmi-apre-a-piattaforme-autorizzate-e-investitori">garanzia pubblica del Fondo PMI</a>, introdotta a gennaio, non è ancora concretamente accessibile.</p>



<p>Queste due leve devono procedere insieme. Il crowdinvesting può contribuire concretamente all’economia reale e offrire alle PMI nuovi canali di finanziamento, ma servono condizioni normative e operative che gli consentano di farlo.»</p>



<p>Come specificato da Arioldi, la revisione della fiscalità applicata al lending e l’effettiva operatività del Fondo di Garanzia rappresentano due elementi rilevanti per le prospettive del settore. Il decreto interministeriale del gennaio 2026 prevede una copertura fino all’80% per direct lending e minibond e fino al 50% per l’equity, ma al momento la misura non è ancora operativa.</p>



<p>Cos’altro aspettarsi dal mercato? Nel breve termine è probabile che prosegua il consolidamento già osservato tra le piattaforme. <strong>Acquisizioni e aggregazioni</strong> possono consentire agli operatori di condividere strutture, tecnologia, competenze e costi regolamentari, oltre ad ampliare l’offerta con diversi strumenti di investimento. Gli operatori, infatti, stanno già ampliando i servizi offerti, affiancando alle campagne tradizionali attività di consulenza, strutturazione finanziaria, collocamento di titoli, club deal e servizi rivolti a investitori professionali.</p>



<p>Il rallentamento, inoltre, ha mostrato che la sostenibilità del settore dipende anche da ciò che accade dopo la chiusura delle campagne: la selezione rigorosa dei progetti da portare in campagna si conferma una fase cruciale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il crowdinvesting in Italia nel 2026: in conclusione</h2>



<p>Il crowdinvesting in Italia nel 2026 si trova quindi in una fase di selezione e trasformazione. La capacità di ricostruire la fiducia, rendere operative le misure attese e sviluppare modelli sostenibili determinerà la traiettoria del mercato nei prossimi anni.</p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-74b37a83 uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-3d7770ce"><div class="uagb-column__overlay"></div>
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		<item>
		<title>Intervista a Fundo.one: come integrare finanza agevolata e crowdfunding</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/intervista-fundo-one-finanza-agevolata-e-crowdfunding/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Chiara Mostini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[finanza alternativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Accedere alle risorse necessarie per finanziare un progetto di crescita è una delle sfide più complesse per startup e PMI. La finanza agevolata può offrire un supporto importante, ma individuare le misure più adatte, comprenderne i requisiti e gestire correttamente candidatura e rendicontazione richiede tempo e competenze specifiche. È da questa esigenza che nasce Fundo.one, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-14-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="finanza agevolata e crowdfunding" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-14-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-14-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-14-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-14-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-14.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>Accedere alle risorse necessarie per finanziare un progetto di crescita è una delle sfide più complesse per startup e PMI. La finanza agevolata può offrire un supporto importante, ma individuare le misure più adatte, comprenderne i requisiti e gestire correttamente candidatura e rendicontazione richiede tempo e competenze specifiche.</p>



<p>È da questa esigenza che nasce<strong> <a href="https://www.fundo.one/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Fundo.one</a></strong>, piattaforma digitale che utilizza dati e intelligenza artificiale per semplificare l’accesso alla finanza agevolata, accompagnando le imprese dalla ricerca del bando fino alla gestione della spesa finanziata.</p>



<p>La nuova <strong>partnership con Opstart</strong> parte da una visione condivisa: <strong>finanza agevolata e crowdfunding</strong> non devono essere considerati percorsi separati, ma <a href="https://www.opstart.it/it/blog/bandi-per-le-imprese-innovative-come-la-finanza-agevolata-supporta-la-tua-startup">strumenti complementari all’interno di una strategia finanziaria</a> più ampia. Un contributo pubblico può infatti coprire solo una parte dell’investimento, mentre il crowdfunding può intervenire sul fabbisogno residuo e, allo stesso tempo, contribuire a validare il progetto sul mercato e a costruire una community intorno all’impresa.</p>



<p>Ne abbiamo parlato con <strong>Luca Iannelli, CCO e Co-founder di Fundo.one</strong>, approfondendo il funzionamento della piattaforma, il ruolo dell’intelligenza artificiale e le opportunità che possono nascere dall’integrazione tra finanza alternativa e finanza agevolata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parliamo della nascita di Fundo.one: da quale esigenza concreta del mercato siete partiti e come si è sviluppato il progetto fino ad oggi?</h2>



<p>Fundo.one è il primo <strong>spin off nato da Maritime Venture</strong> con l’obiettivo di risolvere un problema molto concreto: in Italia ci sono miliardi di euro di incentivi pubblici tra bandi regionali, nazionali, fondi PNRR, crediti d&#8217;imposta. Meno del 10% delle imprese riesce ad accedervi. Non per mancanza di merito, ma perché il sistema è frammentato, la burocrazia è complessa e le informazioni sono sparse tra decine di enti e piattaforme diverse. Le aziende perdevano tempo enorme solo per comprendere quali bandi fossero rilevanti per loro.</p>



<p>Da lì è nata l&#8217;idea: usare dati e intelligenza artificiale per semplificare questo labirinto. Siamo partiti con un primo modulo di matching tra imprese e bandi per poi costruire una piattaforma completa che accompagna l&#8217;azienda dalla scoperta dell&#8217;opportunità fino alla rendicontazione della spesa. Oggi la piattaforma si è evoluta in <strong>un vero assistente end-to-end per la finanza agevolata</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come funziona concretamente la piattaforma e in quali specifiche fasi accompagna un’impresa?</h2>



<p>Fundo.one si articola in tre moduli principali. Il primo è il <strong>matching</strong>: l&#8217;azienda inserisce alcuni dati essenziali (settore, dimensione, localizzazione, tipo di investimento previsto) e l&#8217;algoritmo individua in automatico i bandi realmente in target, invece di dover spulciare decine di siti istituzionali.</p>



<p>Il secondo è la <strong>gestione del bando</strong>: una volta identificato il bando giusto, la piattaforma guida l&#8217;impresa nella predisposizione della documentazione necessaria, con checklist puntuali e supporto sui requisiti tecnici e formali.</p>



<p>Il terzo è la <strong>rendicontazione della spesa</strong>: la fase spesso più temuta, perché è quella dove si rischia di perdere il contributo per errori formali. Qui la piattaforma aiuta a tenere traccia delle scadenze e della documentazione richiesta durante tutto il ciclo di vita del progetto finanziato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’intelligenza artificiale è uno degli elementi distintivi di Fundo.one. Quali attività è oggi possibile automatizzare e quali, invece, richiedono ancora il contributo di consulenti ed esperti specializzati?</h2>



<p>L&#8217;intelligenza artificiale oggi è molto efficace nell&#8217;automatizzare tutta la parte di <strong>scouting e matching</strong>: analizzare migliaia di bandi e restituire solo quelli davvero pertinenti per un&#8217;azienda specifica, un lavoro che manualmente richiederebbe giorni. È efficace anche nel monitoraggio continuo delle scadenze e nell&#8217;organizzazione documentale.</p>



<p>Quello che ancora richiede il contributo di consulenti esperti è tutto ciò che riguarda la <strong>valutazione strategica e discrezionale</strong>: capire come strutturare un progetto per massimizzare il punteggio in un bando competitivo, interpretare zone grigie normative, gestire il rapporto con l&#8217;ente erogatore in caso di richieste di integrazione o contestazioni, o dare un giudizio su rischi specifici del singolo caso. L&#8217;AI dà l&#8217;informazione giusta al momento giusto, ma la competenza umana resta centrale nelle decisioni che contano davvero. Per questo, ogni cliente di Fundo.one viene guidato anche in questa fase con ore di supporto mirate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opstart e Fundo.one operano su due ambiti differenti, ma perfettamente complementari: finanza agevolata e crowdfunding. Come nasce la partnership e quali esigenze delle imprese intendete affrontare insieme a noi?</h2>



<p>Opstart e Fundo.one guardano alla stessa impresa da due prospettive complementari: Opstart lavora sulla finanza alternativa, in particolare il crowdfunding, Fundo.one sulla finanza agevolata. Sono due mondi che nella pratica delle aziende dovrebbero parlarsi molto di più, e spesso invece restano separati per mancanza di competenze incrociate.</p>



<p>La partnership nasce proprio per colmare questo gap: vogliamo <strong>offrire alle imprese una visione integrata</strong>, in cui un progetto di investimento non guarda solo &#8220;c&#8217;è un bando per questo?&#8221;, ma anche &#8220;posso attivare una campagna di crowdfunding in parallelo, magari usando il contributo pubblico come leva di credibilità verso la community di investitori?&#8221;. <br>L&#8217;obiettivo comune è dare alle aziende, soprattutto PMI e startup, un <strong>accesso più semplice e più completo agli strumenti finanziari disponibili</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Finanza agevolata e crowdfunding vengono spesso considerate due percorsi separati. Secondo te, in che modo bandi e finanza alternativa possono invece integrarsi all’interno di una strategia finanziaria aziendale?</h2>



<p>Sono due strumenti che funzionano meglio insieme di quanto si pensi. La finanza agevolata copre tipicamente una parte dell&#8217;investimento &#8211; penso ai bandi a fondo perduto o ai crediti d&#8217;imposta &#8211; ma quasi mai il 100%. Il crowdfunding può intervenire proprio lì, coprendo il gap di risorse proprie richiesto, e in più porta con sé un valore che il bando da solo non dà: validazione di mercato e community intorno al progetto.</p>



<p>C&#8217;è anche un effetto reputazionale interessante: un&#8217;azienda che ha ottenuto un contributo pubblico dopo una valutazione tecnica di un ente terzo comunica affidabilità a chi valuta se investire tramite crowdfunding. <strong>Una strategia finanziaria solida</strong>, oggi, <strong>non dovrebbe scegliere tra le due strade ma sequenziarle o combinarle</strong> in base alla fase e alle esigenze di cassa del progetto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un consiglio per una startup alle prime esperienze, che si approccia al mondo dei bandi e della finanza agevolata?</h2>



<p>Il consiglio più importante è: <strong>iniziate a informarvi prima</strong> di avere il progetto già definito, non dopo. Molte startup si accorgono dell&#8217;esistenza di un bando quando ormai il progetto è già partito o strutturato in modo incompatibile con i requisiti richiesti, e perdono l&#8217;opportunità.</p>



<p>Il secondo consiglio è <strong>non sottovalutare la fase di rendicontazione</strong>: si perdono più contributi per errori documentali post-concessione che per bocciature in fase di selezione. Meglio investire tempo all&#8217;inizio per capire bene gli obblighi che ci si assume, piuttosto che rincorrere le scadenze dopo. E con Fundo.one il tempo investito nella comprensione dei requisiti è dimezzato.</p>



<p>E infine:<strong> non affrontatelo da soli </strong>se non è il vostro mestiere. Uno strumento come Fundo.one fa risparmiare tempo, errori e, spesso, soldi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In conclusione</h2>



<p>Finanza agevolata e crowdfunding possono quindi diventare due leve complementari per sostenere i progetti di crescita di startup e PMI. Integrare contributi pubblici, incentivi e capitale raccolto sul mercato permette alle imprese di costruire strategie finanziarie più complete, riducendo i gap di copertura e valorizzando al tempo stesso la solidità del progetto.</p>



<p>La partnership tra Opstart e Fundo.one nasce proprio con questo obiettivo: mettere in dialogo competenze e strumenti diversi, offrendo alle aziende un accesso più semplice, consapevole e strutturato alle risorse necessarie per svilupparsi.</p>



<p>Vuoi conoscere meglio la nostra rete di partner? Leggi le altre interviste!</p>



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		<title>Cosa si intende per green crowdfunding</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/green-crowdfunding-che-cose-e-quali-sono-le-prospettive/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 10:54:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Equity Crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Lending Crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[investire in crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La transizione energetica richiede investimenti per realizzare nuovi impianti, ridurre i consumi, rinnovare gli edifici e sviluppare tecnologie meno impattanti sull’ambiente. Le aziende che vogliono aumentare la propria efficienza energetica o installare nuove tecnologie per utilizzare energia pulita, per&#160;essere più sostenibili&#160;o portarsi al passo della legislazione, però, devono affrontare costi enormi con ricavi che arrivano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2024/09/cosa-si-intende-per-green-crowdfunding-articolo-blog-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="green crowdfunding" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2024/09/cosa-si-intende-per-green-crowdfunding-articolo-blog-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2024/09/cosa-si-intende-per-green-crowdfunding-articolo-blog-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2024/09/cosa-si-intende-per-green-crowdfunding-articolo-blog-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2024/09/cosa-si-intende-per-green-crowdfunding-articolo-blog-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2024/09/cosa-si-intende-per-green-crowdfunding-articolo-blog.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>La transizione energetica richiede investimenti per realizzare nuovi impianti, ridurre i consumi, rinnovare gli edifici e sviluppare tecnologie meno impattanti sull’ambiente. Le aziende che vogliono aumentare la propria efficienza energetica o installare nuove tecnologie per utilizzare energia pulita, per&nbsp;<strong>essere più sostenibili&nbsp;</strong>o portarsi al passo della legislazione, però, devono affrontare costi enormi con ricavi che arrivano solo a lungo termine, e fanno spesso fatica ad accedere alle tradizionali fonti di finanziamento.</p>



<p>È in questo vuoto di soluzioni che si può inserire il crowdfunding, come via alternativa o aggiuntiva di finanziamento che permette di&nbsp;<strong>raccogliere in tempi medio-brevi i capitali necessari&nbsp;</strong>per sostenere la transizione energetica: per questo si parla di <strong>green crowdfunding</strong> per tutte quelle operazioni di crowdfunding che hanno come oggetto e obiettivo la&nbsp;produzione di energia pulita&nbsp;o comunque&nbsp;<strong>progetti di sostenibilità ambientale</strong>.</p>



<p>Sono operazioni che rappresentano anche un’<strong>opportunità di investimento</strong>&nbsp;molto redditizia, quindi portano vantaggi per tutti: per gli investitori, per le aziende, per l’ambiente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Equity e lending crowdfunding nel settore green: come e perché</h2>



<p>Il green crowdfunding permette anche agli investitori non professionali di<a href="https://www.opstart.itit/blog/investire-in-crowdfunding-come-diversificare-il-capitale-per-massimizzare-i-benefici"><strong>&nbsp;investire</strong></a><strong>&nbsp;in progetti green</strong>&nbsp;a partire da piccole somme, inserendo nel proprio portafoglio prodotti finanziari legati a un settore destinato a crescere, dato che il cambiamento climatico è l’urgenza più grande che il mondo deve affrontare in questo momento: il&nbsp;<strong>settore delle energie rinnovabili</strong>&nbsp;è in grande espansione e lo sarà necessariamente per molti anni a venire, quindi favorisce&nbsp;<strong>stabilità e rendimenti più elevati rispetto alla media&nbsp;</strong>del mercato finanziario attuale, inoltre è indipendente dall’andamento del ciclo economico.</p>



<p>Secondo l’International Energy Agency, nel 2025 gli investimenti mondiali nel settore energetico hanno raggiunto circa <strong>3.300 miliardi di dollari</strong>, con una crescita del <strong>2%</strong> rispetto all’anno precedente.</p>



<p>Le piattaforme autorizzate come <a href="https://www.opstart.it/"><strong>Opstart</strong></a> permettono di accedere a <strong>progetti selezionati </strong>e verificati, entrare direttamente <strong>in contatto con le aziende proponenti</strong>, scoprire tutti i dettagli e decidere quanto e in cosa investire, in modo facile e veloce, eliminando le lungaggini burocratiche. È così che, per esempio, ha raggiunto il suo obiettivo un progetto come quello di <a href="https://www.opstart.itprogetto/green-energy-sharing-2/"><strong>Green Energy Sharing</strong></a>. L’appetibilità e la facilità di accesso del green crowdfunding per gli investitori, quindi, fa sì che le aziende possano raggiungere un vasto numero di persone e, un contributo alla volta, raccogliere le risorse economiche necessarie in un tempo più breve e in modo più accessibile rispetto alle strade tradizionali. </p>



<p>Le modalità in cui si realizza il green crowdfunding sono le stesse degli altri settori a cui si applica questa forma di finanziamento alternativa: principalmente&nbsp;<strong>equity crowdfunding e lending crowdfunding</strong>.</p>



<p>Il primo consiste nell’<strong>acquistare vere e proprie quote della società</strong>&nbsp;che cerca finanziamenti per le proprie idee, partecipando quindi alla distribuzione degli utili generati dal progetto una volta realizzato; il secondo, invece, è una forma di&nbsp;<strong>prestito collettivo</strong>, per cui si presta denaro al soggetto della campagna di crowdfunding e lo si riceve indietro con un interesse prestabilito. In Europa questi modelli partecipativi per lo sviluppo di progetti green sono già ampiamente diffusi, soprattutto nell’ambito del fotovoltaico, e l’<strong>Italia&nbsp;</strong>sta seguendo a ruota i Paesi più avanzati in questo ambito, come Gran Bretagna e Francia. Il nostro Paese è un&nbsp;<strong>terreno fertile per il green crowdfunding</strong>, sia per le risorse energetiche che il suo territorio potenzialmente può garantire, sia per l’elevato interesse degli investitori in questo tipo di investimenti.</p>



<p>Alla fine del 2025 in Italia la capacità complessiva installata degli impianti solari ed eolici ha raggiunto circa <strong>57 GW</strong>. Il <a href="https://www.mase.gov.it/portale/energia-e-clima-2030" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Piano nazionale integrato per l’energia e il clima</a> prevede di arrivare a circa <strong>107 GW di solare ed eolico entro il 2030</strong>. Parallelamente, sarà necessario sviluppare anche la rete elettrica per sostenere una maggiore produzione di energia rinnovabile. Lo spazio di crescita e di investimento, quindi, c’è ed è molto ampio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Opportunità di investimento green</h2>



<p>Uno degli ambiti più attivi nel green crowdfunding resta quello delle <strong>energie rinnovabili</strong>. La raccolta può servire a finanziare la costruzione, l’acquisto o il potenziamento di impianti fotovoltaici, eolici, idroelettrici o alimentati da altre fonti rinnovabili.</p>



<p>A questi si aggiungono numerosi altri progetti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>sistemi di accumulo dell’energia;</li>



<li>interventi di efficientamento energetico su edifici e impianti produttivi;</li>



<li>riqualificazione energetica degli immobili;</li>



<li>comunità energetiche e configurazioni di autoconsumo;</li>



<li>infrastrutture e servizi per la mobilità sostenibile;</li>



<li>tecnologie per il riciclo, il riuso e l’economia circolare;</li>



<li>soluzioni per ridurre emissioni, consumi di materie prime e produzione di rifiuti;</li>



<li>strumenti digitali per monitorare e ottimizzare i consumi energetici;</li>



<li>attività rivolte alla tutela delle risorse naturali e alla prevenzione dell’inquinamento.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Il coinvolgimento diretto di cittadini e territori</h2>



<p>La natura partecipativa del crowdfunding si sposa molto bene con <strong>l’interesse collettivo</strong> di ogni progetto di sostenibilità, che persegue obiettivi cruciali per tutti.</p>



<p>Gli investitori possono scegliere di finanziare un’iniziativa perché riguarda il luogo in cui vivono, perché contribuisce alla produzione di energia rinnovabile per loro stessi o perché è coerente con i propri obiettivi di sostenibilità. In questo modo il crowdfunding può creare un <strong>rapporto più diretto</strong> tra chi realizza il progetto e la comunità che ne osserva gli effetti.</p>



<p>Questo coinvolgimento può essere particolarmente utile quando gli interventi riguardano il territorio, come nel caso di:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>impianti energetici locali;</li>



<li>comunità energetiche;</li>



<li>riqualificazione di edifici pubblici o privati;</li>



<li>servizi di mobilità sostenibile;</li>



<li>iniziative di economia circolare.</li>
</ul>



<p>La partecipazione economica dei cittadini può inoltre aumentare la conoscenza del progetto e rendere più trasparenti i suoi obiettivi, i costi e i risultati attesi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Green crowdfunding di successo: esempi</h2>



<p>Opstart ospita numerose campagne di crowdfunding che hanno come oggetto progetti legati alla transizione energetica e in generale all’ambito green. Ecco alcuni esempi di successo.</p>



<p><strong>Green Energy Sharing</strong> è una società nata per offrire la possibilità a diverse categorie di consumatori con varie disponibilità economiche di acquistare quote di impianti di produzione di energia verde. Con due campagne di equity crowdfunding GES ha potuto concludere l’acquisizione di 3 impianti fotovoltaici e ha iniziato a distribuire<a href="https://www.opstart.it/it/blog/profit-strategy-equity-crowdfunding-fotovoltaico-green-energy-sharing"> gli utili agli investitori</a>.</p>



<p><strong>Forever Bambù</strong> si occupa di piantumare foreste di bambù gigante a livello industriale con lo scopo di assorbire CO<sub>2</sub> e permettere alle aziende di compensare le loro emissioni, produrre germogli e canne. Il legame di <strong>Forever Bambù con il crowdfunding</strong> è di lunga data e vanta una delle raccolte in equity crowdfunding più grandi d’Europa. Di recente, l’azienda si è anche cimentata con successo in una <a href="https://www.opstart.it/it/blog/da-equity-al-lending-crowdfunding-su-crowdlender-intervista-a-mauro-lajo-amministratore-delegato-di-forever-bambu">campagna di lending crowdfunding</a>, sfruttando diverse declinazioni della raccolta di capitale online e la community creata con le precedenti campagne.</p>



<p><strong>Green srl</strong> è una società che opera nell’ambito della produzione di energia rinnovabile e nel supporto alle imprese per l’efficientamento energetico. La sua campagna di equity crowdfunding ha sostenuto lo sviluppo di una piattaforma attraverso la quale anche i piccoli consumatori possono investire in impianti di energia pulita e beneficiare dell’energia prodotta. L’obiettivo è quello di <a href="https://www.opstart.it/it/blog/alla-scoperta-della-comunita-energetica-di-green-piccoli-consumatori">creare una Comunità Energetica Nazionale</a>.</p>



<p><strong>Vertical Farming</strong> è una startup specializzata in coltivazione acquaponica, tecnica che vuole rendere accessibile anche a piccoli agricoltori e attività ristorative. Per <a href="https://www.opstart.it/it/blog/vertical-farming-progetto-innovativo-per-rendere-acquaponica-accessibile-tutti-agricoltori">sostenere la crescita del progetto</a>, ha condotto con successo una campagna di equity crowdfunding su Opstart.</p>



<p><strong>Iride Acque </strong>è una <a href="https://www.opstart.it/it/blog/benefit-company-cosa-sono-e-perche-investirci">benefit company</a> che si occupa di procedure per il trattamento e il riutilizzo delle acque industriali, con una soluzione brevettata per contenere i costi e ottimizzare i processi di depurazione e disinfezione. Nel 2023 e nel 2024 ha scelto di aprire il capitale tramite equity crowdfunding per raggiungere un’ampia platea di investitori in tempi brevi e sfruttare l’esposizione mediatica della campagna per ottenere visibilità e contatti commerciali. Dopo aver raccolto oltre <strong>700.000 euro in equity crowdfunding</strong>, nel 2026 <a href="https://irideacque.com/iride-acque-3-milioni-da-credem-e-seconda-acquisizione-in-tre-anni/?utm_source=newsletter&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Caso%20di%20successo%20-%20news%20Iride%20Acque%20(utenti%20Opstart%20non%20investitori)&amp;_kx=dL_jFcpge8EIA35gvyV3pQ.TdbsZ2" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iride Acque ha ricevuto un investimento da 3 milioni di euro</a> da parte di Credem Euromobiliare Private Asset SGR e ha concluso l’acquisizione di Bieffe Costruzioni, la seconda acquisizione all’interno del progetto di creare un gruppo capace di offrire servizi integrati.</p>



<p>Ma non finisce qui: vai su Opstart e scopri le campagne green attualmente disponibili sui nostri portali!</p>



<div class="wp-block-uagb-marketing-button uagb-marketing-btn__align-center uagb-marketing-btn__align-text-center uagb-marketing-btn__icon-after uagb-block-0cdb421d wp-block-button"><a href="https://www.opstart.it/it/progetti/equity/crowdfunding/all-category/all-portal_category/search" class="uagb-marketing-btn__link wp-block-button__link" target="" rel="noopener noreferrer"><span class="uagb-marketing-btn__title">Vai su Opstart</span><svg xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 512 512"><path d="M384 320c-17.67 0-32 14.33-32 32v96H64V160h96c17.67 0 32-14.32 32-32s-14.33-32-32-32L64 96c-35.35 0-64 28.65-64 64V448c0 35.34 28.65 64 64 64h288c35.35 0 64-28.66 64-64v-96C416 334.3 401.7 320 384 320zM488 0H352c-12.94 0-24.62 7.797-29.56 19.75c-4.969 11.97-2.219 25.72 6.938 34.88L370.8 96L169.4 297.4c-12.5 12.5-12.5 32.75 0 45.25C175.6 348.9 183.8 352 192 352s16.38-3.125 22.62-9.375L416 141.3l41.38 41.38c9.156 9.141 22.88 11.84 34.88 6.938C504.2 184.6 512 172.9 512 160V24C512 10.74 501.3 0 488 0z"></path></svg></a></div>



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		<title>Intervista: WeLab18, l’hub professionale a Bergamo dove idee, persone e business si incontrano</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/intervista-welab18-hub-professionale-bergamo-spazio-eventi-networking/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[Innovare]]></category>
		<category><![CDATA[PMI Innovative]]></category>
		<category><![CDATA[startup innovative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Da quando Opstart si è trasferita nella nuova sede, condivide i propri spazi con WeLab18, un nuovo hub professionale a Bergamo pensato per accogliere idee, persone e progetti in un ambiente riservato, funzionale e modulabile. Situato in centro a Bergamo, WeLab18 mette a disposizione sale meeting personalizzabili, spazi per la formazione, ambienti per eventi aziendali, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-blog-intervista-Giorgia-Rivetti-WeLab18-1-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="hub professionale Bergamo" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-blog-intervista-Giorgia-Rivetti-WeLab18-1-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-blog-intervista-Giorgia-Rivetti-WeLab18-1-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-blog-intervista-Giorgia-Rivetti-WeLab18-1-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-blog-intervista-Giorgia-Rivetti-WeLab18-1-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/07/cover-blog-intervista-Giorgia-Rivetti-WeLab18-1.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>Da quando Opstart si è trasferita nella <strong>nuova sede</strong>, condivide i propri spazi con <strong><a href="https://www.welab18.it/chi-siamo" target="_blank" rel="noreferrer noopener">WeLab18</a></strong>, un <strong>nuovo hub professionale a Bergamo</strong> pensato per accogliere idee, persone e progetti in un ambiente riservato, funzionale e modulabile.</p>



<p>Situato in centro a Bergamo, WeLab18 mette a disposizione <strong>sale meeting personalizzabili</strong>, <strong>spazi per la formazione</strong>, <strong>ambienti per eventi aziendali</strong>, workshop, incontri professionali e momenti di <a href="https://www.opstart.it/it/blog/networking-crowdfunding-contatti-sono-piu-strategici-del-capitale">networking</a>. Un luogo progettato per rispondere alle esigenze di aziende, freelance e professionisti, ma anche per favorire nuove connessioni e collaborazioni.</p>



<p>Per raccontare come nasce il progetto, quali realtà lo hanno reso possibile e quale visione lo guida, abbiamo intervistato <strong>Giorgia Rivetti, Founder e Event Manager </strong>di WeLab18.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ciao Giorgia, partiamo dall’inizio: com’è nata l’idea di WeLab18 e chi sono gli attori coinvolti nel progetto?</h2>



<p>L’idea di WeLab18 è nata osservando un’<strong>esigenza concreta</strong>: in centro a Bergamo mancavano spazi flessibili, moderni e riservati, capaci di accogliere coworking, sale meeting ed eventi professionali in un ambiente curato e dotato di tutte le tecnologie necessarie.</p>



<p>Da qui, la mia volontà di creare un luogo diverso dal classico spazio di lavoro: un <strong>hub professionale in cui aziende, freelance e professionisti possano incontrarsi</strong>, organizzare riunioni, corsi, workshop o eventi, ma anche entrare in relazione con altre competenze e realtà del territorio.</p>



<p>Il progetto è stato sviluppato <strong>in partnership con Opstart e il mio progetto Organizzati con Giorgia</strong>, unendo competenze diverse: la visione imprenditoriale, l’esperienza nell’ecosistema dell’innovazione e della finanza alternativa, e la capacità di progettare e gestire eventi su misura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Spesso le partnership più interessanti nascono dalla contaminazione tra mondi diversi. In che modo WeLab18 vuole diventare un luogo in cui idee, persone e progetti possono incontrarsi?<br>E, dal tuo punto di vista, quanto conta oggi avere uno spazio fisico ben progettato per favorire relazioni professionali, networking e nuove collaborazioni?</h2>



<p>A breve WeLab18 aprirà le sue porte con una serie di <strong>eventi e open day dedicati a imprenditori, professionisti, creativi</strong> e a tutti coloro che hanno voglia di mettersi in gioco. Vorrei che chiunque entri nei nostri spazi possa respirare l&#8217;energia del progetto, conoscere le persone che ne fanno parte e immaginare nuove opportunità di collaborazione.&nbsp;</p>



<p>Credo che le idee migliori nascano dall&#8217;incontro tra esperienze, competenze e punti di vista diversi. Per questo WeLab18 vuole essere molto più di uno spazio di lavoro: un luogo vivo, dove le connessioni si trasformano in progetti, le conversazioni diventano collaborazioni e ogni incontro può essere l&#8217;inizio di qualcosa di nuovo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">WeLab18 si presenta come hub professionale a Bergamo, ma anche come spazio modulabile. Quali sono i principali servizi oggi disponibili per aziende, freelance e professionisti?</h2>



<p>WeLab18 nasce per rispondere alle esigenze di aziende, freelance e professionisti offrendo <strong>spazi flessibili e servizi pensati per il lavoro di oggi</strong>. Chi entra in WeLab18 può trovare postazioni <strong>coworking, uffici privati, sale riunioni </strong>e ambienti dedicati a corsi, workshop, eventi e incontri professionali.</p>



<p>Disponiamo di <strong>sei sale</strong>, progettate per adattarsi a ogni tipo di esigenza.</p>



<p>Abbiamo una <strong>grande sala eventi</strong> che può ospitare fino a <strong>50 persone</strong>, perfetta per conferenze, presentazioni, corsi e workshop. A questa si affiancano <strong>due sale di medie dimensioni</strong>, ideali per riunioni, corsi e attività formative, con una capienza fino a <strong>20 persone</strong> ciascuna. In base al tipo di evento, possiamo personalizzare completamente la disposizione di sedie e tavoli, creando la configurazione più adatta per garantire funzionalità e comfort.</p>



<p>Mettiamo inoltre a disposizione <strong>tre uffici privati</strong>, pensati per rispondere a esigenze professionali diverse. Uno è particolarmente riservato, ideale per incontri che richiedono la massima privacy. Un altro dispone di una <strong>sala d&#8217;attesa adiacente</strong>, una soluzione perfetta per professionisti che ricevono clienti o pazienti, come medici, psicologi, consulenti, oppure per chi organizza colloqui di lavoro in un ambiente accogliente e professionale.</p>



<p>La nostra forza è proprio la modularità: ogni spazio può essere configurato e adattato in base alle necessità di chi lo utilizza.</p>



<p>Il nostro obiettivo è offrire <strong>non solo uno spazio dove lavorare, ma un ambiente dinamico e accogliente</strong> in cui far crescere progetti, competenze e connessioni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali tipologie di eventi si inseriscono meglio nel contesto di WeLab18?</h2>



<p>I nostri ambienti sono ideali anche per <strong>colloqui di lavoro, incontri con clienti, attività di team building, consulenze, visite professionali e percorsi formativi</strong>. La sala eventi, con una capienza fino a 50 persone, permette inoltre di organizzare <strong>seminari, tavole rotonde e incontri aperti al pubblico,</strong> con la possibilità di personalizzare completamente l&#8217;allestimento in base alle esigenze.</p>



<p>Ciò che rende WeLab18 speciale è la <strong>capacità di adattarsi a chi lo vive</strong>: ogni evento può essere costruito su misura, trasformando gli spazi in funzione degli obiettivi degli organizzatori. Vogliamo che WeLab18 diventi un punto di riferimento per chi cerca un luogo professionale, accogliente e dinamico, dove idee, persone e opportunità possano incontrarsi e crescere insieme.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ci racconti un esempio concreto di evento, incontro o attività già ospitata dall&#8217;hub professionale di Bergamo? Quali esigenze aveva il cliente e come avete costruito la soluzione?</h2>



<p>Certo. Una giornata di formazione dedicata al personale di un&#8217;azienda, guidata da un mental coach. Il cliente aveva bisogno di uno spazio ampio, confortevole e facilmente configurabile, in grado di favorire l&#8217;apprendimento e l&#8217;interazione tra i partecipanti.</p>



<p>Abbiamo messo a disposizione la nostra sala eventi, organizzando gli spazi in base al programma della giornata e curando ogni dettaglio logistico. Oltre all&#8217;allestimento della sala, mi sono&nbsp; occupata anche dell&#8217;organizzazione dei <strong>coffee break</strong>, prestando particolare attenzione alle diverse esigenze alimentari dei partecipanti. Oggi è fondamentale proporre un&#8217;<strong>offerta inclusiva, con alternative per intolleranze, allergie e diverse scelte alimentari</strong>, affinché tutti possano sentirsi accolti.</p>



<p>Il mio obiettivo è sempre quello di semplificare il lavoro di chi organizza un evento. Per questo ascolto con attenzione ogni richiesta e cerco di costruire una <strong>soluzione su misura</strong>, occupandomi di tutti gli aspetti organizzativi necessari. La soddisfazione del cliente nasce proprio da questo: dalla cura dei dettagli e dalla volontà di trasformare ogni evento in un&#8217;esperienza positiva e senza pensieri.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali sono, secondo te, le best practice per organizzare un evento aziendale efficace?</h2>



<p>Credo che un evento aziendale efficace nasca innanzitutto dall&#8217;<strong>ascolto</strong>. Ogni azienda ha obiettivi, esigenze e un pubblico diversi , quindi non esiste una formula valida per tutti. Il primo passo è comprendere cosa si vuole ottenere dall&#8217;evento e costruire ogni dettaglio in funzione di quel risultato.</p>



<p>La <strong>pianificazione</strong> è fondamentale: scegliere uno spazio adatto, curare gli aspetti tecnici, prevedere un programma ben organizzato e creare un ambiente accogliente fanno davvero la differenza. Anche i dettagli, spesso considerati secondari, hanno un grande impatto: dall&#8217;accoglienza degli ospiti ai coffee break, ogni elemento contribuisce a far vivere un&#8217;esperienza positiva.</p>



<p>Un altro aspetto che ritengo essenziale è la <strong>flessibilità</strong>. Durante l&#8217;organizzazione possono emergere nuove richieste o imprevisti, ed è importante sapersi adattare con rapidità, offrendo soluzioni e non problemi.</p>



<p>In WeLab18 questo è il nostro approccio: <strong>affianchiamo il cliente in ogni fase</strong>, dalla progettazione alla realizzazione dell&#8217;evento, mettendo a disposizione spazi modulari, organizzazione e attenzione ai dettagli. Per noi un evento di successo non è solo quello che si svolge senza intoppi, ma quello che lascia un ricordo positivo nei partecipanti e permette all&#8217;azienda di raggiungere i propri obiettivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Per chi non conosce ancora WeLab18, qual è il modo migliore per iniziare un dialogo o immaginare un primo progetto insieme?</h2>



<p>Il modo migliore per conoscere WeLab18 è iniziare a seguirci sui nostri canali e, soprattutto, venirci a trovare di persona. Sul nostro <strong>profilo Instagram</strong> pubblichiamo ogni settimana reel in cui mostriamo gli spazi, le diverse configurazioni delle sale e raccontiamo i servizi che offriamo. È un modo semplice e immediato per capire la versatilità di WeLab18 e immaginare come gli ambienti possano adattarsi alle esigenze di ogni professionista o azienda.</p>



<p><a href="https://www.welab18.it/?utm_source=opstart.it&amp;utm_medium=blog&amp;utm_campaign=intervista-giorgia" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sul nostro sito</a>, invece, è possibile trovare tutte le informazioni sui servizi disponibili, sugli spazi e sulle modalità di utilizzo, oltre ai contatti per richiedere un appuntamento o un preventivo.</p>



<p>Ma crediamo che il modo migliore per immaginare un progetto insieme sia incontrarsi. Per questo organizzeremo anche open day ed eventi aperti al pubblico, durante i quali sarà possibile <strong>visitare gli spazi</strong>, conoscerci di persona e confrontarsi sulle proprie idee. Siamo sempre disponibili ad ascoltare le esigenze di chi si rivolge a noi e a costruire una soluzione su misura: spesso è proprio da una semplice conversazione che nascono le collaborazioni più interessanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In conclusione: un hub professionale a Bergamo per creare nuove connessioni</h2>



<p>L’esperienza di WeLab18, raccontata da Giorgia Rivetti, dimostra come un hub professionale a Bergamo possa diventare molto più di uno spazio da prenotare: un <strong>ambiente in cui lavorare, incontrarsi, condividere competenze e dare forma a nuove collaborazioni</strong>.</p>



<p>In un contesto in cui il lavoro è sempre più flessibile e le relazioni professionali restano un elemento centrale per la crescita di imprese, freelance e professionisti, realtà come WeLab18 possono contribuire a creare nuove occasioni di confronto, networking e progettualità.</p>



<p>Per conoscere meglio gli spazi, i servizi disponibili e le prossime iniziative dell&#8217;hub di cui facciamo parte, visita il sito dedicato.</p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-b5b1aa4a uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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			</item>
		<item>
		<title>L’era delle benefit company: che cosa sono e perché investirci</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/benefit-company-cosa-sono-e-perche-investirci/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jul 2026 11:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[Innovare]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un’epoca in cui la salvaguardia del pianeta e il rispetto dei diritti umani sono temi all’ordine del giorno, le benefit company rappresentano un nuovo concetto di azienda che può fare la differenza nel futuro della produzione e del consumo. Proprio per questo sono una realtà che ogni investitore al passo con i tempi dovrebbe [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2023/04/benefit-company-che-cosa-sono-e-perche-investire-cover-articolo-blog-opstart-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="benefit company" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2023/04/benefit-company-che-cosa-sono-e-perche-investire-cover-articolo-blog-opstart-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2023/04/benefit-company-che-cosa-sono-e-perche-investire-cover-articolo-blog-opstart-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2023/04/benefit-company-che-cosa-sono-e-perche-investire-cover-articolo-blog-opstart-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2023/04/benefit-company-che-cosa-sono-e-perche-investire-cover-articolo-blog-opstart-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2023/04/benefit-company-che-cosa-sono-e-perche-investire-cover-articolo-blog-opstart.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>In un’epoca in cui la salvaguardia del pianeta e il rispetto dei diritti umani sono temi all’ordine del giorno, le <strong>benefit company</strong> rappresentano un <a href="https://blog.crowdbase.it/criteri-esg-come-misurare-sostenibilita-azienda/">nuovo concetto di azienda</a> che può fare la differenza nel futuro della produzione e del consumo. Proprio per questo sono una realtà che ogni investitore al passo con i tempi dovrebbe conoscere: gli <a href="https://blog.crowdbase.it/giornata-mondiale-della-terra-gli-investimenti-sostenibili-fanno-bene-a-pianeta-e-portafoglio/">investimenti sostenibili</a> possono fare la differenza sul futuro della produzione e del consumo.</p>



<p>Il concetto di “società benefit” è mutuato da quello americano di “<strong>benefit corporation</strong>”, che indica un <strong>nuovo modello di impresa</strong> nato ufficialmente a partire dal 2010 e normato nei diversi Stati USA negli anni seguenti, fino ad arrivare nella normativa italiana nel 2016. La <a href="https://def.finanze.it/DocTribFrontend/getAttoNormativoDetail.do?ACTION=getSommario&amp;id=%7B87A9A68D-F316-4522-97DB-D295E5E1FB14%7D">Legge di Stabilità 208/2015</a> fa dell’Italia il secondo Stato al mondo a introdurre nella propria normativa le società benefit. L’ispirazione è nata dalla <a href="https://bcorporation.eu/country_partner/italy-it/">certificazione B Corp</a>, in uso già dal 2006 su iniziativa di un ente no profit statunitense per misurare l’impatto sociale e ambientale delle aziende.</p>



<p>Una benefit company è un’impresa che inserisce ufficialmente tra i propri obiettivi, accanto al profitto economico, un <strong>impatto positivo di varia natura sulla società e sull’ambiente</strong>, impegnandosi ad agire in modo responsabile, sostenibile e trasparente in tale direzione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali sono le differenze tra una società benefit e una società tradizionale?</h2>



<p>Come spiega la definizione di base del concetto, le benefit company hanno <strong>obiettivi socio-ambientali oltre che economici</strong>, a differenza delle società tradizionali che hanno come unico obiettivo il profitto, pur potendo perseguire tale obiettivo con principi d’azione improntati alla sostenibilità.</p>



<p>Per essere società benefit, infatti, non basta una dichiarazione d’intenti e nemmeno un’azione dimostrativa: è una <strong>forma giuridica</strong> che prevede l’introduzione, nello statuto societario, dell’obiettivo esplicito di <strong>perseguire effetti positivi su persone, comunità, territori e ambiente, beni o attività culturali e sociali</strong>, che deve essere bilanciato con l’obiettivo del profitto.&nbsp;</p>



<p>Per questo le benefit company sono tenute a presentare ogni anno una <strong>relazione sull’impatto dell’azienda</strong> per quanto concerne gli obiettivi statutari, che <strong>dimostri in maniera trasparente le azioni compiute e predisponga gli impegni per il futuro</strong>. Deve essere nominato in azienda un “responsabile d’impatto”, una figura che coordini le attività finalizzate a raggiungere gli obiettivi sociali e di sostenibilità.</p>



<p>Una benefit company, quindi, ha <strong>obblighi diversi rispetto a una società tradizionale</strong>, dichiarati nell’oggetto sociale e nello statuto societario. In assenza di questi obblighi con specifico valore legale, i manager di un’azienda non sono titolati ad agire e prendere decisioni in funzione di interessi diversi da quelli finanziari dei soci, perciò questa forma giuridica garantisce anche precise tutele legali.</p>



<p>Con l’introduzione della forma giuridica della benefit company, la creazione di valore sociale e ambientale entra a far parte del <strong>business model</strong> stesso dell’azienda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Qual è la differenza tra Società Benefit e B Corp?</h2>



<p>La differenza tra società benefit e B Corp è molto semplice: se la prima è una <strong>forma giuridica prevista dalla Legge 208/2015</strong>, quando si parla di B Corp si fa riferimento invece a una certificazione privata. </p>



<p>In particolare in Italia, per diventare B Corp, l’azienda deve adottare anche i requisiti legali di società benefit.</p>



<p>Nel 2025 <a href="https://www.bcorporation.net/en-us/movement/about-b-lab/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">B Lab</a>, l’organizzazione non profit internazionale che promuove il movimento B Corp e definisce gli standard alla base della certificazione, ha introdotto un <a href="https://www.bcorporation.net/en-us/news/press/b-lab-publishes-new-b-corp-standards-raising-the-bar-for-businesses-worldwide/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">importante aggiornamento dei requisiti per le aziende certificate</a>. </p>



<p>I nuovi standard alzano il livello di valutazione e spostano l’attenzione verso <strong>requisiti più strutturati su diverse aree di impatto</strong>, tra cui governance, azione climatica, diritti umani, lavoro, inclusione, circolarità e impatto collettivo. <br>Questo aggiornamento conferma una tendenza sempre più centrale: per le imprese non basta dichiarare un impegno verso sostenibilità e responsabilità sociale, ma diventa sempre più importante dimostrarlo attraverso obiettivi chiari, processi verificabili e risultati misurabili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché investire in una benefit company</h2>



<p>In Italia ci sono più di cinquemila società benefit, secondo i dati dell’<a href="https://www.unioncamere.gov.it/sistema-camerale/news-dal-sistema-camerale/brindisi-taranto-societa-benefit-italiane-sono-5747-alla-fine-del-2025" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Osservatorio sulle società benefit di Camera di commercio Brindisi-Taranto e InfoCamere</a>, aggiornati a dicembre 2025, e il numero è in continua crescita.</p>



<p>La <a href="https://www.opstart.it/it/blog/perche-conviene-diventare-societa-benefit-oggi">pressione sulle imprese a diventare benefit company</a> (o a nascere già come tali) è derivata, in una prima fase, dalle agevolazioni fiscali e dai privilegi previsti con il <a href="https://def.finanze.it/DocTribFrontend/getAttoNormativoDetail.do?ACTION=getSommario&amp;id=%7B83672E3A-FEE0-4C97-9D4F-87790B110751%7D">Decreto Rilancio del 2020</a>; in secondo luogo, dalla maggiore capacità di questo tipo di aziende di attrarre investimenti, rispetto alle controparti tradizionali. </p>



<p>Entrambi gli aspetti sono un effetto della nuova e crescente consapevolezza su temi quali la sostenibilità ambientale e la responsabilità sociale sia a livello individuale sia a livello istituzionale.</p>



<p>Questa consapevolezza e l’urgenza dei cambiamenti nei modelli di produzione e consumo attuali <strong>rendono i business sostenibili anche più redditizi di quelli tradizionali</strong>, come dimostra il successo delle <a href="https://blog.crowdbase.it/come-si-ottiene-rating-esg-aziende-sostenibili/">imprese certificate ESG</a>.&nbsp;</p>



<p>Ecco perché <strong>le benefit company sono di particolare interesse per gli investitori</strong>: i dati più recenti &#8211; rilasciati da <a href="https://nativalab.com/storie-di-evoluzione/societa-benefit-2025-la-nuova-analisi-di-redditivita-e-dimensionale" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nativalab</a> &#8211; mostrano infatti che le società benefit, a parità di dimensione e settore, tendono a distinguersi per maggiore dinamismo, crescita occupazionale e investimenti in leve strategiche come innovazione, internazionalizzazione, sostenibilità ed energia rinnovabile. <br>Sebbene questo non elimini i rischi dell’investimento, può rappresentare un elemento di analisi aggiuntivo per chi valuta imprese orientate al lungo periodo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Investire in benefit company con Opstart</h2>



<p>Il <a href="https://www.opstart.it/it/blog/green-crowdfunding-che-cose-e-quali-sono-le-prospettive">green crowdfunding</a> è una tendenza marcata e in crescita nel mondo della raccolta di capitali online. Opstart ha fatto della sostenibilità un vero e proprio criterio preferenziale per le aziende delle quali ospita le campagne, perciò sui portali dell’hub è possibile spesso <strong>investire in benefit company</strong>.</p>



<p>Due esempi di benefit company che hanno fatto campagne di crowdfunding di successo con Opstart sono <strong>Forever Bambù e Iride Acque</strong>.</p>



<p><a href="https://www.foreverbambu.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Forever Bambù</a> è una delle società pioniere dell’equity crowdfunding in Italia ed è nata come startup innovativa agricola finalizzata alla piantumazione di foreste di bambù biologico per la creazione di bioplastiche e per l’assorbimento di CO<sub>2</sub>. Facendo leva sulla possibilità di <strong>fare qualcosa di concreto per l’ambiente attraverso le scelte di investimento</strong> e sul servizio di compensazione delle emissioni per le aziende, Forever Bambù ha condotto numerose campagne di equity e lending crowdfunding negli anni, raccogliendo più di 20 milioni di euro. </p>



<p>Quest&#8217;anno, in particolare, su Opstart si è conclusa con successo l&#8217;<a href="https://www.opstart.it/it/progetti/dettaglio/13994-forever-bambu-cdr">operazione Forever Bambù CDR</a>, la prima campagna in Europa configurata come una soluzione di finanziamento innovativa con la possibilità di ottenere la restituzione del capitale in natura, sotto forma di <strong>Carbon Credit CDR</strong> certificati da apposito Ente di Certificazione.</p>



<p>Un altro esempio concreto di società benefit cresciuta anche attraverso il crowdfunding è <a href="https://irideacque.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iride Acque</a>, PMI innovativa specializzata nel trattamento delle acque industriali, con particolare attenzione al riutilizzo delle risorse idriche. Dopo aver concluso con successo <strong>due campagne di equity crowdfunding su Opstart</strong>, la società ha proseguito il proprio percorso di sviluppo, rafforzando il proprio posizionamento industriale e la propria capacità di attrarre capitali.</p>



<p>Nel 2026 Iride Acque ha annunciato una nuova fase di crescita, con l’ingresso di Credem Euromobiliare Private Asset SGR come partner strategico e finanziario attraverso un investimento da 3 milioni di euro. Contestualmente, la società ha completato l’acquisizione di Bieffe Costruzioni, realtà specializzata nella costruzione e manutenzione di impianti per le multiutility. Un percorso che mostra <a href="https://www.opstart.it/it/blog/cosa-fa-advisor-finanziario-per-imprese-caso-iride-acque">come il crowdfunding possa inserirsi in una strategia più ampia di crescita</a>, consolidamento e apertura a nuovi partner finanziari.</p>



<p>A proposito di investimenti: il nostro hub predilige ormai da tempo i progetti green. Vuoi scoprire quali campagne sono in corso?</p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-7b3175f8 uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-2b9a3f7c"><div class="uagb-column__overlay"></div>
<div class="wp-block-uagb-marketing-button uagb-marketing-btn__align-center uagb-marketing-btn__align-text-center uagb-marketing-btn__icon-after uagb-block-8c8676e9 wp-block-button"><a href="https://www.opstart.it/it/progetti/all-type/all-status/all-category/all-portal_category/search" class="uagb-marketing-btn__link wp-block-button__link" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span class="uagb-marketing-btn__title">Scopri di più</span><svg xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 512 512"><path d="M384 320c-17.67 0-32 14.33-32 32v96H64V160h96c17.67 0 32-14.32 32-32s-14.33-32-32-32L64 96c-35.35 0-64 28.65-64 64V448c0 35.34 28.65 64 64 64h288c35.35 0 64-28.66 64-64v-96C416 334.3 401.7 320 384 320zM488 0H352c-12.94 0-24.62 7.797-29.56 19.75c-4.969 11.97-2.219 25.72 6.938 34.88L370.8 96L169.4 297.4c-12.5 12.5-12.5 32.75 0 45.25C175.6 348.9 183.8 352 192 352s16.38-3.125 22.62-9.375L416 141.3l41.38 41.38c9.156 9.141 22.88 11.84 34.88 6.938C504.2 184.6 512 172.9 512 160V24C512 10.74 501.3 0 488 0z"></path></svg></a></div>
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<h2 class="wp-block-heading">Domande frequenti su Benefit Company</h2>



<h3 class="wp-block-heading">Che cosa significa benefit company?</h3>



<p>Una benefit company, o società benefit, è un’impresa che affianca allo scopo di lucro una o più finalità di beneficio comune. Questo significa che l’azienda si impegna a generare un impatto positivo, o a ridurre effetti negativi, su persone, comunità, territori, ambiente o altri stakeholder.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Cosa cambia tra società benefit e B Corp?</h3>



<p>La società benefit è una forma giuridica prevista dalla normativa italiana: l’impresa inserisce nello statuto specifiche finalità di beneficio comune e assume obblighi di gestione e rendicontazione. La B Corp, invece, è una certificazione privata internazionale rilasciata da B Lab, basata sulla valutazione delle performance sociali, ambientali e di governance dell’azienda. In Italia, per acquisire la certificazione B Corp è anche necessario essere società benefit.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Una società benefit deve pubblicare una relazione d’impatto?</h3>



<p>Sì. Le società benefit devono redigere ogni anno una relazione d’impatto, in cui indicano gli obiettivi perseguiti, le azioni realizzate, i risultati ottenuti e gli impegni futuri. La relazione serve a rendere più trasparente il modo in cui l’azienda integra il beneficio comune nella propria attività.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Investire in una benefit company è meno rischioso?</h3>



<p>Lo status di società benefit non elimina i rischi legati a un investimento, può però rappresentare un elemento rilevante: indica che l’impresa ha integrato nello statuto obiettivi di impatto e obblighi di trasparenza. Come per qualsiasi investimento, è importante analizzare modello di business, dati economici, governance, mercato di riferimento e documentazione disponibile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Perché le benefit company interessano agli investitori?</h3>



<p>Le benefit company possono interessare agli investitori perché combinano obiettivi economici e finalità di impatto, con una governance orientata al lungo periodo. I dati più recenti mostrano una crescita significativa di questo modello in Italia e una maggiore attenzione verso innovazione, sostenibilità, capitale umano e trasparenza.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Come si valuta l’impatto di una società benefit?</h3>



<p>Per valutare l’impatto di una società benefit è utile leggere lo statuto, la relazione annuale d’impatto, gli obiettivi dichiarati, gli indicatori utilizzati per misurarli e la coerenza tra attività aziendale, comunicazione e risultati. La sola qualifica di società benefit non basta: conta la qualità della rendicontazione e la concretezza delle azioni realizzate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/benefit-company-cosa-sono-e-perche-investirci/">L’era delle benefit company: che cosa sono e perché investirci</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
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		<title>Perché investiamo male? Bias cognitivi e scelte finanziarie negli investimenti online</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/bias-cognitivi-investimenti-finanziari-online/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 13:47:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Educazione finanziaria]]></category>
		<category><![CDATA[Investimenti alternativi]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.crowdbase.it/?p=7395</guid>

					<description><![CDATA[<p>Bias cognitivi e investimenti online: quando entrano in gioco? Quando investiamo, ci piace pensare di prendere decisioni razionali, basate solo su dati, numeri e informazioni. Valutare un investimento, infatti, significa leggere documenti, confrontare rendimenti, analizzare rischi, capire tempi e condizioni. Ma nella pratica le nostre scelte non dipendono soltanto da ciò che sappiamo. Emozioni, abitudini, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/bias-cognitivi-investimenti-finanziari-online/">Perché investiamo male? Bias cognitivi e scelte finanziarie negli investimenti online</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/06/bias-cognitivi-investimenti-articolo-blog-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="bias cognitivi investimenti" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/06/bias-cognitivi-investimenti-articolo-blog-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/06/bias-cognitivi-investimenti-articolo-blog-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/06/bias-cognitivi-investimenti-articolo-blog-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/06/bias-cognitivi-investimenti-articolo-blog-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/06/bias-cognitivi-investimenti-articolo-blog.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p><em>Bias cognitivi e investimenti online: quando entrano in gioco?</em><br><br>Quando investiamo, ci piace pensare di prendere decisioni razionali, basate solo su dati, numeri e informazioni. Valutare un investimento, infatti, significa leggere documenti, confrontare rendimenti, analizzare rischi, capire tempi e condizioni. Ma nella pratica le nostre scelte non dipendono soltanto da ciò che sappiamo.</p>



<p><strong>Emozioni, abitudini, aspettative e scorciatoie mentali</strong> influenzano il modo in cui interpretiamo le informazioni. Questo vale per qualunque forma di investimento, ma diventa particolarmente importante quando si investe online. Le piattaforme digitali rendono l’accesso agli strumenti finanziari più semplice, rapido e autonomo. Questa semplicità è un vantaggio, ma richiede anche attenzione: quando tutto è immediato, il rischio è decidere troppo in fretta.</p>



<p>Le <strong>scelte finanziarie negli investimenti online</strong> richiedono uno step consapevole di riflessione: è necessario chiedersi quali informazioni stanno effettivamente orientando il giudizio e se alcuni dati importanti stanno rimanendo in secondo piano.</p>



<p>I bias cognitivi entrano in gioco proprio qui. In questo articolo impariamo a <strong>riconoscere i bias più comuni nelle scelte finanziarie</strong>, per riuscire a prendere decisioni più ordinate, meno impulsive e più coerenti con i propri obiettivi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa sono i bias cognitivi e perché contano negli investimenti</h2>



<p>I bias cognitivi sono <strong>automatismi mentali</strong> che semplificano il modo in cui prendiamo decisioni. Il nostro cervello li utilizza per orientarsi in contesti complessi, ridurre la quantità di informazioni da elaborare e arrivare più rapidamente a una scelta.</p>



<p>Nella vita quotidiana possono essere utili. Se dovessimo analizzare ogni decisione da zero, anche le scelte più semplici richiederebbero molto tempo. Il problema nasce quando queste scorciatoie vengono applicate a decisioni che richiedono valutazioni più attente, come quelle finanziarie.</p>



<p>Investire significa <strong>prendere decisioni in condizioni di incertezza</strong>. Non si conosce con certezza il risultato futuro, non si può eliminare del tutto il rischio e spesso bisogna confrontare numerose informazioni diverse. In questo contesto, un bias può portarci a dare troppo peso a un elemento e troppo poco a un altro, senza considerarne la rilevanza relativa.</p>



<p>I bias cognitivi possono contare molto negli investimenti anche perché <strong>investire è una decisione che coinvolge aspettative personali</strong>: quanto vorremmo guadagnare, quanto rischio siamo disposti ad accettare, per quanto tempo possiamo immobilizzare il capitale, quanto ci sentiamo tranquilli davanti all’incertezza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bias cognitivi: investimenti impulsivi online</h2>



<p>La possibilità di <a href="https://www.opstart.it/it/blog/intelligenza-artificiale-fintech-cambia-il-modo-di-investire-online">investire online</a>, da casa propria, e addirittura da un’app su uno smartphone con pochi clic ha reso gli investimenti finanziari molto più accessibili in pochi anni.</p>



<p>Allo stesso tempo, però, l’ambiente digitale può <strong>aumentare la velocità della decisione</strong>. Il fatto che bastino pochi clic per sottoscrivere un investimento dà l’impressione che si stia compiendo un’azione di poco conto, che non richiede riflessioni approfondite.</p>



<p>La presenza di dashboard, percentuali, countdown, notifiche, aggiornamenti in tempo reale e contenuti social, inoltre, può spingere a concentrarsi su ciò che è più visibile, non sempre su ciò che è più importante: per esempio, un tasso di interesse elevato in primo piano oppure un trend di crescita vertiginoso ben evidenziato.</p>



<p>Questo non significa che sia meglio diffidare degli investimenti online. Al contrario, le piattaforme di investimento online possono offrire strumenti utili per informarsi e confrontare <strong>opportunità che altrimenti non sarebbero accessibili senza intermediazione</strong>. Il punto è evitare che la semplicità operativa venga scambiata per semplicità decisionale.</p>



<p>Investire online richiede metodo. Prima di scegliere, è utile chiedersi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>sto valutando il rischio o solo il rendimento?</li>



<li>ho capito per quanto tempo il capitale resterà impegnato?</li>



<li>sto investendo una quota coerente con il mio budget?</li>



<li>sto diversificando o sto concentrando troppo capitale su una sola operazione?</li>



<li>sto leggendo i documenti disponibili o mi sto basando su impressioni rapide?</li>
</ul>



<p>Queste domande aiutano a rallentare il processo decisionale. Non eliminano i bias cognitivi, ma rendono più facile riconoscerli prima che influenzino troppo la scelta. Vediamo quali sono i più comuni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bias di conferma: cercare solo ciò che conferma la nostra idea</h2>



<p>Il bias di conferma è uno degli automatismi più comuni nelle decisioni finanziarie e non solo. Consiste nella tendenza a cercare, selezionare e ricordare soprattutto le informazioni che confermano l’idea che ci siamo già fatti.</p>



<p>Applicato agli investimenti, funziona così: vediamo un’opportunità, ci sembra interessante e iniziamo a raccogliere informazioni. Senza rendercene conto, <strong>diamo più peso agli elementi che rafforzano la nostra impressione positiva</strong> e riduciamo l’importanza di quelli che potrebbero metterla in discussione. Può succedere perché l’investimento riguarda un settore che conosciamo, perché il prospetto è chiaro, perché il rendimento atteso è interessante o perché l’azienda ci trasmette fiducia.</p>



<p>È un meccanismo sottile, perché abbiamo la sensazione di esserci documentati. Ma se abbiamo letto solo ciò che conferma la nostra ipotesi, <strong>la valutazione non è davvero completa</strong>.</p>



<p>Un esempio: se un’operazione offre un tasso annuo lordo interessante, il bias di conferma può portare a cercare motivi per considerarlo sostenibile, invece di chiedersi prima perché quel rendimento sia così elevato.</p>



<p>Quindi, quando un investimento ci interessa, dobbiamo fare uno sforzo in più per cercare attivamente anche ciò che potrebbe smentire quell’interesse.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Eccesso di fiducia: pensare di saper valutare meglio di quanto sappiamo</h2>



<p>L’eccesso di fiducia, o <em>overconfidence</em>, è la tendenza a <strong>sovrastimare le proprie capacità</strong> di analisi, previsione o controllo. Ci si sente così sicuri di aver capito le condizioni proposte e di aver individuato un’opportunità interessante da ridurre l’attenzione verso tutti gli elementi di dettaglio di un investimento. Può riguardare sia chi investe da poco sia chi ha già esperienza.</p>



<p>Il risultato è che si decide troppo in fretta, si sottovalutano il rischio o la durata o si investe più capitale di quanto sarebbe prudente destinare a una singola operazione.</p>



<p>Un buon modo per riconoscere l’eccesso di fiducia è osservare la velocità con cui si arriva alla decisione. Se una scelta di investimento sembra subito evidente, quasi “ovvia”, conviene rallentare.</p>



<p>L’obiettivo non è dubitare di ogni investimento, ma <strong>mantenere una distanza critica dalle proprie convinzioni</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Effetto gregge: seguire gli altri senza una valutazione autonoma</h2>



<p>L’effetto gregge è la tendenza a <strong>orientare le proprie scelte in base al comportamento degli altri</strong>. Se molte persone stanno facendo la stessa cosa, siamo portati a pensare che quella scelta sia più sicura, più corretta o più conveniente. Negli investimenti questo automatismo può essere particolarmente forte, perché decidere da soli in condizioni di incertezza non è semplice.</p>



<p>A volte il comportamento degli altri è un’informazione utile. Per esempio, una campagna di crowdfunding che ha una forte partecipazione può essere un primo indizio dell’attrattività del progetto, ma <strong>non è un’informazione sufficiente per decidere di investire</strong>.</p>



<p>Molte app di investimento, inoltre, offrono un gran numero di segnali sociali, come numero di investitori, commenti, condivisioni, contenuti social, menzioni ecc.: tutti questi elementi contribuiscono a creare fiducia ed effetto gregge, ma non devono sostituire l’analisi personale.</p>



<p>Ci sono poi le mode, come per esempio quella delle <a href="https://www.opstart.it/it/blog/dalle-meme-coin-agli-investimenti-in-economia-reale">Meme coin</a>, che si è rivelata però molto rischiosa.</p>



<p>Per limitare l’effetto gregge, il primo passo è <strong>trattare il comportamento degli altri come un dato</strong>, non come una decisione già presa al posto nostro. Il secondo passo è riportare sempre la valutazione sul proprio profilo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Avversione alla perdita: quando la paura di perdere pesa più del possibile guadagno</h2>



<p>L’avversione alla perdita è la <strong>tendenza a percepire una perdita come più pesante rispetto a un guadagno di pari entità</strong>.</p>



<p>L’avversione alla perdita può agire in due direzioni diverse. Da un lato può rendere l’investitore troppo prudente, fino a evitare qualsiasi strumento che presenti un rischio, anche quando quel rischio sarebbe coerente con i suoi obiettivi e con una quota limitata del portafoglio. Inoltre, può portare a concentrare troppo il portafoglio sugli stessi strumenti.</p>



<p>Dall’altro può portare a ignorare dei segnali critici di un investimento, per poi doverli affrontare quando è troppo tardi.</p>



<p>Per affrontare l’avversione alla perdita, è utile <strong>valutare sempre in anticipo anche lo scenario meno favorevole</strong>. La terza regola è evitare di ragionare su ogni investimento come se fosse una scelta isolata, ma <strong>considerare sempre l’insieme del portafoglio</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Bias del rendimento passato</h2>



<p>Il bias del rendimento passato è la tendenza a <strong>considerare i risultati precedenti come un indicatore sufficiente dei risultati futuri</strong>: se uno strumento, un settore o una piattaforma hanno prodotto buoni risultati in passato, siamo portati a considerarli più affidabili anche per il futuro.</p>



<p>Ma negli investimenti un risultato positivo o negativo dipende sempre da <strong>condizioni specifiche per il singolo investimento</strong>: <a href="https://www.opstart.it/it/blog/inflazione-2026-situazione-geopolitica-influenza-portafoglio">contesto economico</a>, andamento del settore, caratteristiche dell’operazione, solidità del soggetto proponente, durata, livello di rischio e fase di mercato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Diversificazione: il modo più concreto per ridurre l’impatto dei bias</h2>



<p>La diversificazione è uno dei principi più importanti per investire in modo consapevole. Non serve a eliminare il rischio, perché nessuna strategia può farlo del tutto. Serve piuttosto a distribuirlo, evitando che l’esito di una singola scelta pesi troppo sull’intero <a href="https://economiapertutti.bancaditalia.it/aree-tematiche/trappole-comportamentali/diversificazione-ingenua/index.html?dotcache=refresh" target="_blank" rel="noreferrer noopener">portafoglio</a>.</p>



<p>Il legame con i bias cognitivi è diretto. <strong>Molti automatismi mentali possono portarci a concentrare troppo il capitale</strong>: su un progetto che ci convince particolarmente, su un settore che conosciamo meglio, su una tipologia di strumento che in passato ci ha dato soddisfazione o su un’opportunità molto popolare.</p>



<p>L’eccesso di fiducia può portare a investire troppo su una singola operazione di cui siamo molto convinti.</p>



<p>Il bias di conferma può spingerci verso settori o strumenti che rafforzano le nostre convinzioni.</p>



<p>L’effetto gregge può orientarci verso le opportunità più visibili o più partecipate, dimenticando il criterio della diversificazione. Anche il bias del rendimento passato può portare a ripetere investimenti precedenti senza considerare la composizione del portafoglio.</p>



<p>Il principio di diversificazione è particolarmente utile proprio perché <strong>gli investitori non sono perfettamente razionali</strong>. Anche con attenzione, metodo e documenti disponibili, una decisione può essere influenzata da aspettative personali, entusiasmo, paura, familiarità o fiducia eccessiva.</p>



<p><a href="https://www.opstart.it/it/blog/crowdbridge-opstart-investire-online-finanziamento-ponte">Diversificare</a> significa riconoscere questo limite e costruire una protezione pratica. In questo senso, la diversificazione è anche uno strumento di disciplina. Aiuta a rispettare il budget, a non farsi trascinare dall’entusiasmo per un progetto e a mantenere una visione complessiva.</p>



<p>Prima di chiedersi se una nuova opportunità sia interessante, conviene chiedersi quale ruolo avrebbe nel portafoglio: aggiunge equilibrio o aumenta una concentrazione già presente?</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come limitare l’effetto dei bias sugli investimenti</h2>



<ol class="wp-block-list">
<li>Definire prima obiettivi, budget e orizzonte temporale</li>



<li>Confrontare più opportunità alternative</li>



<li>Leggere i documenti disponibili</li>



<li>Non basarsi solo sul rendimento atteso</li>



<li>Prendersi tempo prima di decidere</li>



<li>Inserire ogni investimento in una strategia complessiva</li>
</ol>



<p>Tutti questi accorgimenti aiutano a ridurre il margine di irrazionalità di ogni investimento.</p>



<p>Adesso che conosci i bias cognitivi che entrano in gioco quando si parla di investimenti, sarai in grado di valutare le opportunità con maggiore obiettività. Vuoi scoprire le operazioni attive sul nostro portale? </p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-f6c85da9 uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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		<title>Che cosa fa un advisor finanziario per le imprese? Il caso Iride Acque</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/cosa-fa-advisor-finanziario-per-imprese-caso-iride-acque/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[equity crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[investire in crowdfunding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro percorsi imprenditoriali di successo, spesso ci sono tante figure diverse oltre agli imprenditori e ai loro team. La strategia, i capitali, il network sono tutti elementi che possono beneficiare dell’apporto di competenze e conoscenze dall’esterno. Competenze e conoscenze che, in molti casi, assumono un vero e proprio ruolo abilitante.Un advisor finanziario, per esempio, è [&#8230;]</p>
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<p>Dietro <strong>percorsi imprenditoriali di successo</strong>, spesso ci sono tante figure diverse oltre agli imprenditori e ai loro team. La strategia, i capitali, il network sono tutti elementi che possono beneficiare dell’apporto di competenze e conoscenze dall’esterno. Competenze e conoscenze che, in molti casi, assumono un vero e proprio ruolo abilitante.<br>Un advisor finanziario, per esempio, è una figura chiave per imprese che vogliono fare un salto di qualità nel loro percorso di crescita: è il caso di <a href="https://www.opstart.it/it/blog/iride-acque-modello-successo-societa-benefit-trattamento-acque-reflue">Iride Acque</a>, PMI innovativa che ha raccolto più di 2 milioni di euro in equity crowdfunding su Opstart e in seguito ha ricevuto un investimento da 3 milioni di euro da una <a href="https://www.opstart.it/it/blog/che-cosa-sono-le-sgr">SGR</a>.</p>



<p>Nella raccolta di capitali e nel passaggio dalla finanza alternativa a un investitore istituzionale, Iride Acque ha ricevuto il supporto dell’advisor <strong>Fabio Carretta, CEO di Delex Capital</strong>: oggi lo intervistiamo per approfondire <strong>il ruolo dell’advisor per le imprese</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Buongiorno Fabio e grazie per il suo tempo. Partiamo dal suo percorso: come è arrivato a occuparsi di finanza per le imprese e a svolgere il ruolo di advisor finanziario?</h2>



<p>Il mio percorso nasce da un punto di osservazione molto concreto: l’impresa.</p>



<p>Mi sono avvicinato alla finanza aziendale non partendo dall’idea astratta del capitale, ma dalla consapevolezza che molte imprese, soprattutto PMI e PMI innovative, hanno valore, competenze, tecnologia e visione, ma spesso faticano a trasformare tutto questo in un <strong>linguaggio leggibile per il mercato finanziario</strong>.</p>



<p>Nel tempo ho compreso che il ruolo dell’advisor non è semplicemente quello di “trovare capitali”. È molto di più. Significa aiutare l’imprenditore a rendere chiaro il proprio progetto, misurabile il proprio potenziale, credibile la propria strategia e ordinata la propria traiettoria di crescita.</p>



<p>Con Delex Capital lavoriamo esattamente su questo: accompagniamo imprenditori, famiglie imprenditoriali e società in percorsi di crescita, raccolta di capitale, operazioni straordinarie, M&amp;A, debt advisory e strutturazione finanziaria. Il nostro obiettivo è costruire un ponte tra l’impresa reale e il mondo degli investitori, delle banche, dei fondi e del mercato dei capitali.</p>



<p>In questo senso, mi piace definire il mio lavoro come un’<strong>attività di traduzione strategica</strong>: prendiamo il valore industriale di un’azienda e lo rendiamo comprensibile, valutabile e investibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come descriverebbe oggi il ruolo di un advisor finanziario per un’impresa che vuole crescere?</h2>



<p>Oggi un advisor finanziario non può più essere soltanto un intermediario. Deve essere un <strong>partner strategico dell’imprenditore</strong>.</p>



<p>Il mercato è diventato più selettivo. Il capitale esiste, ma è molto più esigente rispetto al passato. Gli investitori guardano alla qualità del management, alla solidità del modello di business, alla capacità di generare margini, alla scalabilità, alla governance, alla sostenibilità finanziaria e alla chiarezza del percorso futuro.</p>



<p>Il ruolo dell’advisor è quindi quello di preparare l’impresa a questo confronto.</p>



<p>Significa lavorare sul business plan, sul posizionamento, sulla struttura finanziaria, sulla documentazione, sulla narrativa industriale, sulla data room, sulla valutazione e sulla strategia di raccolta. Ma significa anche, e forse soprattutto, aiutare l’imprenditore a prendere decisioni: quando aprire il capitale, a chi aprirlo, con quali strumenti, a quali condizioni e con quali conseguenze nel medio-lungo periodo.</p>



<p>Un buon advisor finanziario deve avere competenze finanziarie, certamente, ma anche sensibilità imprenditoriale. Deve capire i numeri, ma anche le persone. Deve saper parlare con un fondo, con una banca, con una piattaforma di crowdfunding, con un investitore industriale e con l’imprenditore che ha costruito l’azienda giorno dopo giorno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In quali momenti della vita di un’azienda diventa davvero strategico affiancarsi a una figura come la sua? È un supporto utile solo quando si cerca capitale, o anche prima, nella definizione del percorso di crescita?</h2>



<p>L’errore più frequente è pensare che l’advisor serva solo quando l’azienda ha già deciso di raccogliere capitale.</p>



<p>In realtà, il momento migliore per <strong>coinvolgere un advisor</strong> è prima. Quando l’impresa sta ancora costruendo il proprio percorso, quando deve capire quale dimensione vuole raggiungere, quali investimenti servono, quale struttura finanziaria è più adatta, quali soci può coinvolgere e quale tipo di capitale è coerente con il proprio modello.</p>



<p>Ci sono momenti particolarmente delicati nella vita di un’azienda: una fase di forte crescita, l’ingresso in nuovi mercati, lo sviluppo di una tecnologia proprietaria, un’acquisizione, il passaggio da startup a PMI strutturata, la necessità di rafforzare il capitale circolante, oppure l’ingresso di un <strong>investitore professionale</strong>.</p>



<p>In tutte queste fasi, l’advisor può fare la differenza.</p>



<p>Non perché sostituisce l’imprenditore, ma perché lo aiuta a mettere ordine, a valutare alternative e a evitare che la finanza venga subita invece che governata.</p>



<p>Per me la finanza deve essere al servizio della <strong>strategia industriale</strong>, non il contrario. Il capitale non è mai neutro: ogni fonte finanziaria porta con sé diritti, aspettative, tempi, vincoli e opportunità. Scegliere bene significa proteggere l’impresa e accelerarne la crescita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In qualità di advisor finanziario, lei ha seguito anche il percorso di Iride Acque, un caso particolarmente interessante: due campagne di equity crowdfunding su Opstart, poi un investimento da 3 milioni di euro da parte di una SGR e una nuova acquisizione. Dal suo punto di vista, quali elementi hanno reso l’azienda pronta per attrarre un partner finanziario istituzionale?</h2>



<p><a href="https://irideacque.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iride Acque</a> è un caso molto interessante perché dimostra una cosa fondamentale: un investitore istituzionale non investe semplicemente in un’idea, ma in un percorso.</p>



<p>Nel caso di <strong>Iride Acque</strong> c’erano diversi elementi che hanno reso <strong>l’azienda credibile agli occhi del mercato</strong>. Prima di tutto, una tecnologia proprietaria applicata a un tema di grande rilevanza industriale e ambientale: il trattamento, la depurazione e il riutilizzo delle acque.</p>



<p>Poi c’era un <strong>progetto industriale chiaro</strong>. Iride Acque non si presentava come una società con una tecnologia isolata, ma come un’impresa con una visione di crescita, un posizionamento riconoscibile e la volontà di costruire una piattaforma industriale.</p>



<p>Le <strong>campagne di equity crowdfunding su Opstart</strong> hanno avuto un ruolo importante perché hanno permesso all’azienda di confrontarsi con il mercato, raccogliere consenso, aumentare la propria visibilità e iniziare a strutturare una base di investitori. Ma il passaggio successivo, quello verso un investitore istituzionale, ha richiesto un ulteriore salto di qualità.</p>



<p>Per <a href="https://www.opstart.it/it/blog/che-cosa-sono-le-sgr">attrarre una SGR</a> non basta aver raccolto capitale in precedenza. Serve dimostrare che quel capitale è stato utilizzato per creare valore, che l’azienda ha una governance adeguata, che esiste una strategia industriale, che il management è in grado di eseguire il piano e che l’operazione successiva ha una logica.</p>



<p>L’investimento da 3 milioni di euro e la nuova acquisizione rappresentano proprio questo salto: il passaggio da una fase di validazione e crescita iniziale a una <strong>fase di consolidamento</strong>, rafforzamento industriale e apertura a un percorso più strutturato.</p>



<p>Dal mio punto di vista, Iride Acque è diventata interessante perché ha saputo combinare innovazione, sostenibilità, mercato, capitale e visione industriale. È questa combinazione che rende un’azienda davvero investibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Iride Acque mostra come strumenti diversi possano inserirsi in fasi diverse della crescita aziendale. Quale valore aggiunto ha portato l’equity crowdfunding in questo caso e che ruolo può avere nel preparare un’impresa a operazioni successive, come l’ingresso di investitori professionali o acquisizioni?</h2>



<p>L’<a href="https://www.opstart.it/it/blog/perche-scegliere-equity-crowdfunding">equity crowdfunding</a>, quando utilizzato correttamente, non è soltanto uno strumento di raccolta. È anche uno strumento di posizionamento.</p>



<p>Nel caso di Iride Acque ha avuto almeno tre funzioni fondamentali.</p>



<p>La prima è stata <strong>finanziaria</strong>: ha consentito all’azienda di raccogliere risorse per sostenere il proprio sviluppo.</p>



<p>La seconda è stata <strong>reputazionale</strong>: una campagna di crowdfunding espone l’impresa al mercato, la costringe a raccontarsi, a rendere comprensibile il proprio progetto, a misurarsi con investitori esterni e a costruire fiducia.</p>



<p>La terza, forse la più importante, è stata <strong>preparatoria</strong>. Una società che affronta una campagna di equity crowdfunding deve iniziare a ragionare come una società aperta al capitale: deve comunicare meglio, organizzare i propri dati, spiegare il proprio modello di business, definire una valutazione, chiarire l’uso dei fondi e gestire una relazione con una platea più ampia di investitori.</p>



<p>Tutto questo crea <strong>disciplina</strong>.</p>



<p>E questa disciplina è molto utile quando, in una fase successiva, l’azienda si confronta con investitori professionali, fondi, SGR o partner industriali.</p>



<p>Naturalmente l’equity crowdfunding non sostituisce il capitale istituzionale. Può però anticiparlo, prepararlo e renderlo più naturale. In alcuni casi può essere la prima tappa di un percorso più ampio: prima la community, poi il mercato professionale, poi eventualmente operazioni di M&amp;A o di consolidamento industriale.</p>



<p>Iride Acque è un esempio virtuoso proprio perché ha saputo <a href="https://www.opstart.it/it/blog/quando-finanza-crowdfunding-fanno-squadra-impresa">usare strumenti diversi in momenti diversi</a>, senza confonderli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guardando al futuro, cosa consiglierebbe a una PMI innovativa che vuole costruire un percorso di crescita solido e presentarsi in modo credibile? E in quale fase suggerirebbe un approccio all’equity o ad altre tipologie di crowdfunding, come il lending?</h2>



<p>Il primo consiglio è di non partire dal capitale, ma dal progetto.</p>



<p>Molte imprese si chiedono: “Quanto possiamo raccogliere?”. La domanda corretta dovrebbe essere: “Perché ci serve capitale, quale crescita vogliamo finanziare e quale valore possiamo creare con quelle risorse?”.</p>



<p>Una PMI innovativa che vuole <strong>presentarsi in modo credibile</strong> deve lavorare su alcuni elementi fondamentali: chiarezza del modello di business, qualità del management, protezione o distintività della tecnologia, mercato di riferimento, marginalità attesa, sostenibilità finanziaria, governance, pianificazione e capacità di esecuzione.</p>



<p>Serve poi una <strong>documentazione adeguata</strong>. Un business plan non deve essere un esercizio teorico, ma uno strumento di governo. Un investor deck non deve essere solo bello graficamente, ma deve raccontare in modo chiaro perché l’azienda è interessante, dove vuole arrivare e quali sono i driver di valore.</p>



<p>Per quanto riguarda gli strumenti, l’equity crowdfunding è particolarmente adatto quando l’azienda ha un progetto di crescita ambizioso, un contenuto innovativo, una storia comunicabile e la disponibilità ad aprire il capitale a nuovi soci. È uno strumento utile per finanziare sviluppo, tecnologia, mercato, rafforzamento organizzativo e prime fasi di scalabilità.</p>



<p>Il <a href="https://www.opstart.it/it/blog/che-cosa-e-il-lending-crowdfunding">lending crowdfunding</a>, invece, può essere più adatto quando l’azienda ha già flussi di cassa, contratti, ordini, continuità operativa o esigenze finanziarie più definite, come capitale circolante, investimenti produttivi, anticipi su commesse o progetti con ritorni più prevedibili.</p>



<p>La scelta tra <strong>equity, lending, finanza bancaria, fondi o investitori industriali</strong> non deve essere ideologica. Deve essere coerente con la fase dell’impresa.<br>Il mio consiglio è quello di costruire un percorso ordinato: prima preparazione, poi scelta dello strumento, poi raccolta. Non il contrario.</p>



<p>Il mercato premia le aziende che arrivano preparate. E prepararsi significa avere numeri chiari, strategia chiara, governance chiara e una narrativa coerente. In sintesi: bisogna diventare investibili prima ancora di cercare investitori.</p>



<p>Questo è esattamente il lavoro che un advisor finanziario deve fare accanto all’imprenditore: non vendere un’operazione, ma costruire le condizioni perché quell’operazione sia credibile, sostenibile e utile alla crescita dell’impresa.</p>



<p></p>



<p><em><strong>Hai un’impresa innovativa e stai valutando un percorso di crescita attraverso strumenti di finanza alternativa?</strong></em></p>



<p>Su Opstart puoi avviare una raccolta di equity crowdfunding o lending crowdfunding, scegliendo lo strumento più coerente con la fase di sviluppo della tua azienda e con i tuoi obiettivi.</p>



<p>Scopri come candidare la tua impresa e costruire un percorso di raccolta strutturato.</p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-5f85f176 uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-986246db"><div class="uagb-column__overlay"></div>
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		<title>Piano di ammortamento nel lending crowdfunding: cosa controllare prima di investire</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/piano-di-ammortamento-lending-crowdfunding/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 08:34:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lending Crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[investire in crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[lending crowdfunding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si valuta un’operazione di lending crowdfunding, un elemento importante da considerare è il piano di ammortamento, cioè la struttura dei rimborsi previsti. Questo dato risponde alle domande: quando verranno pagati gli interessi? Quando sarà restituito il capitale? I pagamenti saranno periodici o concentrati alla scadenza? Per quanto tempo il denaro resterà impegnato? Nel lending [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/06/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-10-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="piano di ammortamento lending crowdfunding" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/06/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-10-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/06/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-10-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/06/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-10-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/06/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-10-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/06/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-10.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>Quando si valuta un’operazione di lending crowdfunding, un elemento importante da considerare è il <strong>piano di ammortamento</strong>, cioè la struttura dei rimborsi previsti. Questo dato risponde alle domande: quando verranno pagati gli interessi? Quando sarà restituito il capitale? I pagamenti saranno periodici o concentrati alla scadenza? Per quanto tempo il denaro resterà impegnato?</p>



<p>Nel <a href="https://www.opstart.it/it/blog/che-cosa-e-il-lending-crowdfunding">lending crowdfunding</a>, infatti, chi investe presta denaro a una società e riceve in cambio il diritto alla restituzione del capitale, maggiorato degli interessi stabiliti dalle condizioni dell’offerta. Il modo in cui questi flussi sono distribuiti nel tempo incide sulla liquidità attesa, sulla possibilità di pianificare eventuali reinvestimenti e sulla gestione complessiva del portafoglio.</p>



<p>In questo articolo vedremo <strong>che cos’è il piano di ammortamento nel lending crowdfunding</strong>, quali componenti osservare prima di investire e quali differenze ci sono tra le principali strutture di rimborso, note come bullet e amortizing.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che cos’è il piano di ammortamento nel lending crowdfunding</h2>



<p>Il piano di ammortamento è il <strong>prospetto che descrive come dovrebbe avvenire il rimborso di un prestito nel corso del tempo</strong>. È un elemento presente in qualsiasi finanziamento a debito. Nel lending crowdfunding serve a mostrare, in modo ordinato, i flussi previsti tra la società finanziata e gli investitori che hanno partecipato all’operazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le informazioni chiave del piano di ammortamento</h2>



<p>Il piano di ammortamento descrive le condizioni del finanziamento. Può indicare, per esempio:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>la data di inizio del periodo di rimborso;</li>



<li>la durata complessiva dell’operazione;</li>



<li>la frequenza dei pagamenti;</li>



<li>la quota di interessi prevista per ciascuna scadenza;</li>



<li>il momento in cui viene restituito il capitale.</li>
</ul>



<p>Questo prospetto non è un dettaglio tecnico per addetti ai lavori, bensì uno strumento pratico, utile anche per chi investe piccole somme e vuole capire con precisione quando potrebbe rientrare del capitale investito e quando potrebbe ricevere gli interessi maturati.</p>



<p>Due operazioni di lending crowdfunding possono avere caratteristiche simili sul piano del rendimento, ma <strong>flussi di rimborso</strong> molto diversi. Una può prevedere pagamenti frequenti durante la durata del prestito, un’altra può concentrare il rimborso principale alla scadenza. Per l’investitore, questa differenza cambia la gestione della liquidità.</p>



<p>Le informazioni sul piano di ammortamento vanno cercate nella pagina dell’operazione, nei documenti informativi messi a disposizione dalla piattaforma e nelle condizioni specifiche della campagna.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le componenti da controllare: capitale, interessi, durata e rate</h2>



<p>Per leggere correttamente un piano di ammortamento, bisogna distinguere le sue componenti principali.</p>



<p>La <strong>quota capitale</strong> è la parte del rimborso che restituisce all’investitore la somma prestata alla società finanziata.</p>



<p>Il capitale può essere rimborsato in modi diversi. In alcuni casi viene restituito progressivamente, a rate insieme agli interessi. In altri casi viene rimborsato in un’unica soluzione alla fine dell’operazione.</p>



<p>Questa differenza è importante perché incide sulla liquidità attesa. Se il capitale viene restituito poco alla volta, l’investitore rientra gradualmente di una parte dell’importo investito. Se invece il rimborso è previsto solo alla scadenza, il capitale resta impegnato integralmente fino al termine dell’operazione.</p>



<p>Non esiste una struttura sempre migliore dell’altra. Un rimborso progressivo può essere più adatto a chi cerca flussi distribuiti nel tempo, mentre un rimborso finale può essere coerente con operazioni di breve o medio termine in cui l’investitore ha destinato solo una piccola parte del proprio portafoglio. In ogni caso, uno degli <a href="https://www.opstart.it/it/blog/lending-crowdfunding-errori-da-evitare">errori da evitare quando si investe in lending crowdfunding</a> è impegnare somme di cui si potrebbe aver bisogno come liquidità subito disponibile.</p>



<p>La <strong>quota interessi</strong> è il compenso previsto per l’investitore. Nel lending crowdfunding deriva dal tasso applicato all’operazione e rappresenta il rendimento lordo atteso.</p>



<p>Gli interessi possono essere corrisposti periodicamente durante la vita del prestito, oppure insieme al capitale alla scadenza.</p>



<p>La <strong>durata</strong> indica per quanto tempo il capitale resta impegnato nell’operazione. È un dato essenziale, perché aiuta a capire se l’investimento è coerente con il proprio orizzonte temporale.</p>



<p>Un’operazione di breve durata può essere più compatibile con chi vuole mantenere una maggiore flessibilità nella gestione del portafoglio. Un’operazione più lunga, invece, richiede una valutazione più attenta della capacità della società finanziata di rispettare gli impegni nel tempo e della disponibilità dell’investitore a non utilizzare quel capitale fino alla scadenza prevista.</p>



<p>La <strong>frequenza delle rate</strong> indica invece ogni quanto sono previsti i pagamenti. Le rate possono essere mensili, trimestrali, semestrali, annuali o strutturate secondo modalità diverse.</p>



<p>Durata e frequenza vanno lette insieme. Per esempio, un’operazione lunga può risultare più gestibile se prevede flussi intermedi.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ammortamento bullet: come funziona</h2>



<p>Una delle strutture più utilizzate nelle operazioni di lending crowdfunding è il piano di ammortamento bullet.</p>



<p>In un piano bullet, <strong>il capitale viene restituito in un’unica soluzione alla scadenza</strong> e gli interessi possono essere pagati periodicamente durante la vita dell’operazione oppure anch’essi alla scadenza insieme al capitale.</p>



<p>Questo può rendere la struttura più lineare, ma l’investimento meno liquido.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Interessi periodici e capitale alla fine: il caso più frequente nelle operazioni Opstart</h3>



<p>Nel caso delle operazioni Opstart, fermo restando che ogni offerta è diversa e deve essere sempre valutata nei suoi dettagli specifici, la struttura più ricorrente prevede un ammortamento di tipo bullet con <strong>pagamento degli interessi su base trimestrale e restituzione del capitale alla scadenza</strong>.</p>



<p>Le durate sono generalmente di breve o medio termine, ma anche questo dato va sempre verificato nella singola campagna.</p>



<p>Si ottengono, così, flussi periodici di interessi, mentre la quota dell’investimento resta impegnata fino alla conclusione prevista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Piano di ammortamento amortizing: come funziona</h2>



<p>Accanto al piano bullet esiste un’altra struttura possibile: il piano di ammortamento amortizing.</p>



<p>Questo tipo di ammortamento prevede il <strong>rimborso graduale del capitale attraverso rate periodiche</strong>. Ogni rata include due componenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>una <strong>quota capitale</strong>, cioè una parte della somma prestata che viene restituita;</li>



<li>una <strong>quota interessi</strong>, cioè una parte della remunerazione maturata secondo le condizioni dell’operazione.</li>
</ul>



<p>La composizione della rata può variare. In alcuni piani la quota capitale e la quota interessi rappresentano percentuali costanti o prevedibili di ogni rata; in altri casi possono cambiare proporzioni nel tempo.</p>



<p>Con un piano amortizing c’è più liquidità disponibile nel tempo e l’esposizione residua verso l’operazione tende a ridursi progressivamente.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pre-ammortamento: una variante</h2>



<p>Quando si parla di piano di ammortamento è utile conoscere anche il concetto di pre-ammortamento.</p>



<p>Il <strong>pre-ammortamento</strong> è una fase iniziale del prestito in cui il rimborso del capitale non è ancora iniziato, ma la società finanziata comincia a corrispondere gli interessi. La restituzione del capitale, cioè, viene posticipata rispetto all’erogazione degli interessi.</p>



<p>Con questa struttura, il piano si divide in due momenti:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>una prima fase in cui vengono pagati solo gli interessi;</li>



<li>una fase successiva in cui inizia anche il rimborso periodico del capitale, secondo la struttura prevista dal piano.</li>
</ul>



<p>Questa impostazione può essere utilizzata quando il progetto finanziato ha bisogno di un po’ di tempo per iniziare a generare i flussi necessari a sostenere il rimborso del capitale. Pensiamo, per esempio, a un’operazione in cui l’impresa deve completare una fase operativa, avviare un’attività o attendere un incasso futuro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Piano di ammortamento e diversificazione del portafoglio</h2>



<p>Il piano di ammortamento può essere utile anche per costruire un portafoglio più ordinato, perché permette di <strong>distribuire gli investimenti non solo tra progetti diversi, ma anche tra scadenze diverse</strong>.</p>



<p>Nel lending crowdfunding, infatti, la <a href="https://www.opstart.it/it/blog/diversificare-il-portafoglio-nel-lending-crowdfunding">diversificazione</a> riguarda anche il modo in cui i flussi di rimborso si distribuiscono nel tempo. Un portafoglio composto da operazioni con scadenze molto concentrate genera un’esposizione maggiore e un rischio di liquidità maggiore rispetto a un portafoglio in cui i rimborsi sono distribuiti su più momenti.</p>



<p><strong>Investire in più operazioni con durate diverse</strong> può aiutare a evitare che tutto il capitale resti vincolato fino allo stesso momento.</p>



<p>Per esempio, un investitore potrebbe avere in portafoglio operazioni bullet con scadenze diverse, così da non concentrare tutti i rimborsi finali nello stesso periodo. Oppure potrebbe affiancare operazioni con flussi periodici a operazioni con rimborso del capitale alla scadenza.</p>



<p>La frequenza dei pagamenti incide anche sulla <strong>liquidità disponibile</strong> nel portafoglio.</p>



<p>Un investitore che riceve flussi periodici da un piano di ammortamento amortizing ha maggiore disponibilità di capitale da tenere liquido, accantonare o reinvestire in nuove opportunità.</p>



<p>Con un piano di ammortamento bullet, invece, il capitale rientra solo alla scadenza, quindi la pianificazione della liquidità e dei reinvestimenti deve tenere conto del fatto che la somma principale resta impegnata fino alla fine dell’operazione e solo la quota interesse torna disponibile prima.</p>



<p>Scopri le operazioni di lending crowdfunding in corso su Opstart!</p>



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