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	<title>Interviste e Casi di successo Archivi - Il blog di Opstart</title>
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	<description>News e approfondimenti sul mondo della finanza alternativa</description>
	<lastBuildDate>Wed, 17 Jun 2026 08:35:14 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Interviste e Casi di successo Archivi - Il blog di Opstart</title>
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		<title>Che cosa fa un advisor finanziario per le imprese? Il caso Iride Acque</title>
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		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Jun 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[equity crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[investire in crowdfunding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dietro percorsi imprenditoriali di successo, spesso ci sono tante figure diverse oltre agli imprenditori e ai loro team. La strategia, i capitali, il network sono tutti elementi che possono beneficiare dell’apporto di competenze e conoscenze dall’esterno. Competenze e conoscenze che, in molti casi, assumono un vero e proprio ruolo abilitante.Un advisor finanziario, per esempio, è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/cosa-fa-advisor-finanziario-per-imprese-caso-iride-acque/">Che cosa fa un advisor finanziario per le imprese? Il caso Iride Acque</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
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<p>Dietro <strong>percorsi imprenditoriali di successo</strong>, spesso ci sono tante figure diverse oltre agli imprenditori e ai loro team. La strategia, i capitali, il network sono tutti elementi che possono beneficiare dell’apporto di competenze e conoscenze dall’esterno. Competenze e conoscenze che, in molti casi, assumono un vero e proprio ruolo abilitante.<br>Un advisor finanziario, per esempio, è una figura chiave per imprese che vogliono fare un salto di qualità nel loro percorso di crescita: è il caso di <a href="https://www.opstart.it/it/blog/iride-acque-modello-successo-societa-benefit-trattamento-acque-reflue">Iride Acque</a>, PMI innovativa che ha raccolto più di 2 milioni di euro in equity crowdfunding su Opstart e in seguito ha ricevuto un investimento da 3 milioni di euro da una <a href="https://www.opstart.it/it/blog/che-cosa-sono-le-sgr">SGR</a>.</p>



<p>Nella raccolta di capitali e nel passaggio dalla finanza alternativa a un investitore istituzionale, Iride Acque ha ricevuto il supporto dell’advisor <strong>Fabio Carretta, CEO di Delex Capital</strong>: oggi lo intervistiamo per approfondire <strong>il ruolo dell’advisor per le imprese</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Buongiorno Fabio e grazie per il suo tempo. Partiamo dal suo percorso: come è arrivato a occuparsi di finanza per le imprese e a svolgere il ruolo di advisor finanziario?</h2>



<p>Il mio percorso nasce da un punto di osservazione molto concreto: l’impresa.</p>



<p>Mi sono avvicinato alla finanza aziendale non partendo dall’idea astratta del capitale, ma dalla consapevolezza che molte imprese, soprattutto PMI e PMI innovative, hanno valore, competenze, tecnologia e visione, ma spesso faticano a trasformare tutto questo in un <strong>linguaggio leggibile per il mercato finanziario</strong>.</p>



<p>Nel tempo ho compreso che il ruolo dell’advisor non è semplicemente quello di “trovare capitali”. È molto di più. Significa aiutare l’imprenditore a rendere chiaro il proprio progetto, misurabile il proprio potenziale, credibile la propria strategia e ordinata la propria traiettoria di crescita.</p>



<p>Con Delex Capital lavoriamo esattamente su questo: accompagniamo imprenditori, famiglie imprenditoriali e società in percorsi di crescita, raccolta di capitale, operazioni straordinarie, M&amp;A, debt advisory e strutturazione finanziaria. Il nostro obiettivo è costruire un ponte tra l’impresa reale e il mondo degli investitori, delle banche, dei fondi e del mercato dei capitali.</p>



<p>In questo senso, mi piace definire il mio lavoro come un’<strong>attività di traduzione strategica</strong>: prendiamo il valore industriale di un’azienda e lo rendiamo comprensibile, valutabile e investibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come descriverebbe oggi il ruolo di un advisor finanziario per un’impresa che vuole crescere?</h2>



<p>Oggi un advisor finanziario non può più essere soltanto un intermediario. Deve essere un <strong>partner strategico dell’imprenditore</strong>.</p>



<p>Il mercato è diventato più selettivo. Il capitale esiste, ma è molto più esigente rispetto al passato. Gli investitori guardano alla qualità del management, alla solidità del modello di business, alla capacità di generare margini, alla scalabilità, alla governance, alla sostenibilità finanziaria e alla chiarezza del percorso futuro.</p>



<p>Il ruolo dell’advisor è quindi quello di preparare l’impresa a questo confronto.</p>



<p>Significa lavorare sul business plan, sul posizionamento, sulla struttura finanziaria, sulla documentazione, sulla narrativa industriale, sulla data room, sulla valutazione e sulla strategia di raccolta. Ma significa anche, e forse soprattutto, aiutare l’imprenditore a prendere decisioni: quando aprire il capitale, a chi aprirlo, con quali strumenti, a quali condizioni e con quali conseguenze nel medio-lungo periodo.</p>



<p>Un buon advisor finanziario deve avere competenze finanziarie, certamente, ma anche sensibilità imprenditoriale. Deve capire i numeri, ma anche le persone. Deve saper parlare con un fondo, con una banca, con una piattaforma di crowdfunding, con un investitore industriale e con l’imprenditore che ha costruito l’azienda giorno dopo giorno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In quali momenti della vita di un’azienda diventa davvero strategico affiancarsi a una figura come la sua? È un supporto utile solo quando si cerca capitale, o anche prima, nella definizione del percorso di crescita?</h2>



<p>L’errore più frequente è pensare che l’advisor serva solo quando l’azienda ha già deciso di raccogliere capitale.</p>



<p>In realtà, il momento migliore per <strong>coinvolgere un advisor</strong> è prima. Quando l’impresa sta ancora costruendo il proprio percorso, quando deve capire quale dimensione vuole raggiungere, quali investimenti servono, quale struttura finanziaria è più adatta, quali soci può coinvolgere e quale tipo di capitale è coerente con il proprio modello.</p>



<p>Ci sono momenti particolarmente delicati nella vita di un’azienda: una fase di forte crescita, l’ingresso in nuovi mercati, lo sviluppo di una tecnologia proprietaria, un’acquisizione, il passaggio da startup a PMI strutturata, la necessità di rafforzare il capitale circolante, oppure l’ingresso di un <strong>investitore professionale</strong>.</p>



<p>In tutte queste fasi, l’advisor può fare la differenza.</p>



<p>Non perché sostituisce l’imprenditore, ma perché lo aiuta a mettere ordine, a valutare alternative e a evitare che la finanza venga subita invece che governata.</p>



<p>Per me la finanza deve essere al servizio della <strong>strategia industriale</strong>, non il contrario. Il capitale non è mai neutro: ogni fonte finanziaria porta con sé diritti, aspettative, tempi, vincoli e opportunità. Scegliere bene significa proteggere l’impresa e accelerarne la crescita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In qualità di advisor finanziario, lei ha seguito anche il percorso di Iride Acque, un caso particolarmente interessante: due campagne di equity crowdfunding su Opstart, poi un investimento da 3 milioni di euro da parte di una SGR e una nuova acquisizione. Dal suo punto di vista, quali elementi hanno reso l’azienda pronta per attrarre un partner finanziario istituzionale?</h2>



<p><a href="https://irideacque.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iride Acque</a> è un caso molto interessante perché dimostra una cosa fondamentale: un investitore istituzionale non investe semplicemente in un’idea, ma in un percorso.</p>



<p>Nel caso di <strong>Iride Acque</strong> c’erano diversi elementi che hanno reso <strong>l’azienda credibile agli occhi del mercato</strong>. Prima di tutto, una tecnologia proprietaria applicata a un tema di grande rilevanza industriale e ambientale: il trattamento, la depurazione e il riutilizzo delle acque.</p>



<p>Poi c’era un <strong>progetto industriale chiaro</strong>. Iride Acque non si presentava come una società con una tecnologia isolata, ma come un’impresa con una visione di crescita, un posizionamento riconoscibile e la volontà di costruire una piattaforma industriale.</p>



<p>Le <strong>campagne di equity crowdfunding su Opstart</strong> hanno avuto un ruolo importante perché hanno permesso all’azienda di confrontarsi con il mercato, raccogliere consenso, aumentare la propria visibilità e iniziare a strutturare una base di investitori. Ma il passaggio successivo, quello verso un investitore istituzionale, ha richiesto un ulteriore salto di qualità.</p>



<p>Per <a href="https://www.opstart.it/it/blog/che-cosa-sono-le-sgr">attrarre una SGR</a> non basta aver raccolto capitale in precedenza. Serve dimostrare che quel capitale è stato utilizzato per creare valore, che l’azienda ha una governance adeguata, che esiste una strategia industriale, che il management è in grado di eseguire il piano e che l’operazione successiva ha una logica.</p>



<p>L’investimento da 3 milioni di euro e la nuova acquisizione rappresentano proprio questo salto: il passaggio da una fase di validazione e crescita iniziale a una <strong>fase di consolidamento</strong>, rafforzamento industriale e apertura a un percorso più strutturato.</p>



<p>Dal mio punto di vista, Iride Acque è diventata interessante perché ha saputo combinare innovazione, sostenibilità, mercato, capitale e visione industriale. È questa combinazione che rende un’azienda davvero investibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Iride Acque mostra come strumenti diversi possano inserirsi in fasi diverse della crescita aziendale. Quale valore aggiunto ha portato l’equity crowdfunding in questo caso e che ruolo può avere nel preparare un’impresa a operazioni successive, come l’ingresso di investitori professionali o acquisizioni?</h2>



<p>L’<a href="https://www.opstart.it/it/blog/perche-scegliere-equity-crowdfunding">equity crowdfunding</a>, quando utilizzato correttamente, non è soltanto uno strumento di raccolta. È anche uno strumento di posizionamento.</p>



<p>Nel caso di Iride Acque ha avuto almeno tre funzioni fondamentali.</p>



<p>La prima è stata <strong>finanziaria</strong>: ha consentito all’azienda di raccogliere risorse per sostenere il proprio sviluppo.</p>



<p>La seconda è stata <strong>reputazionale</strong>: una campagna di crowdfunding espone l’impresa al mercato, la costringe a raccontarsi, a rendere comprensibile il proprio progetto, a misurarsi con investitori esterni e a costruire fiducia.</p>



<p>La terza, forse la più importante, è stata <strong>preparatoria</strong>. Una società che affronta una campagna di equity crowdfunding deve iniziare a ragionare come una società aperta al capitale: deve comunicare meglio, organizzare i propri dati, spiegare il proprio modello di business, definire una valutazione, chiarire l’uso dei fondi e gestire una relazione con una platea più ampia di investitori.</p>



<p>Tutto questo crea <strong>disciplina</strong>.</p>



<p>E questa disciplina è molto utile quando, in una fase successiva, l’azienda si confronta con investitori professionali, fondi, SGR o partner industriali.</p>



<p>Naturalmente l’equity crowdfunding non sostituisce il capitale istituzionale. Può però anticiparlo, prepararlo e renderlo più naturale. In alcuni casi può essere la prima tappa di un percorso più ampio: prima la community, poi il mercato professionale, poi eventualmente operazioni di M&amp;A o di consolidamento industriale.</p>



<p>Iride Acque è un esempio virtuoso proprio perché ha saputo <a href="https://www.opstart.it/it/blog/quando-finanza-crowdfunding-fanno-squadra-impresa">usare strumenti diversi in momenti diversi</a>, senza confonderli.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guardando al futuro, cosa consiglierebbe a una PMI innovativa che vuole costruire un percorso di crescita solido e presentarsi in modo credibile? E in quale fase suggerirebbe un approccio all’equity o ad altre tipologie di crowdfunding, come il lending?</h2>



<p>Il primo consiglio è di non partire dal capitale, ma dal progetto.</p>



<p>Molte imprese si chiedono: “Quanto possiamo raccogliere?”. La domanda corretta dovrebbe essere: “Perché ci serve capitale, quale crescita vogliamo finanziare e quale valore possiamo creare con quelle risorse?”.</p>



<p>Una PMI innovativa che vuole <strong>presentarsi in modo credibile</strong> deve lavorare su alcuni elementi fondamentali: chiarezza del modello di business, qualità del management, protezione o distintività della tecnologia, mercato di riferimento, marginalità attesa, sostenibilità finanziaria, governance, pianificazione e capacità di esecuzione.</p>



<p>Serve poi una <strong>documentazione adeguata</strong>. Un business plan non deve essere un esercizio teorico, ma uno strumento di governo. Un investor deck non deve essere solo bello graficamente, ma deve raccontare in modo chiaro perché l’azienda è interessante, dove vuole arrivare e quali sono i driver di valore.</p>



<p>Per quanto riguarda gli strumenti, l’equity crowdfunding è particolarmente adatto quando l’azienda ha un progetto di crescita ambizioso, un contenuto innovativo, una storia comunicabile e la disponibilità ad aprire il capitale a nuovi soci. È uno strumento utile per finanziare sviluppo, tecnologia, mercato, rafforzamento organizzativo e prime fasi di scalabilità.</p>



<p>Il <a href="https://www.opstart.it/it/blog/che-cosa-e-il-lending-crowdfunding">lending crowdfunding</a>, invece, può essere più adatto quando l’azienda ha già flussi di cassa, contratti, ordini, continuità operativa o esigenze finanziarie più definite, come capitale circolante, investimenti produttivi, anticipi su commesse o progetti con ritorni più prevedibili.</p>



<p>La scelta tra <strong>equity, lending, finanza bancaria, fondi o investitori industriali</strong> non deve essere ideologica. Deve essere coerente con la fase dell’impresa.<br>Il mio consiglio è quello di costruire un percorso ordinato: prima preparazione, poi scelta dello strumento, poi raccolta. Non il contrario.</p>



<p>Il mercato premia le aziende che arrivano preparate. E prepararsi significa avere numeri chiari, strategia chiara, governance chiara e una narrativa coerente. In sintesi: bisogna diventare investibili prima ancora di cercare investitori.</p>



<p>Questo è esattamente il lavoro che un advisor finanziario deve fare accanto all’imprenditore: non vendere un’operazione, ma costruire le condizioni perché quell’operazione sia credibile, sostenibile e utile alla crescita dell’impresa.</p>



<p></p>



<p><em><strong>Hai un’impresa innovativa e stai valutando un percorso di crescita attraverso strumenti di finanza alternativa?</strong></em></p>



<p>Su Opstart puoi avviare una raccolta di equity crowdfunding o lending crowdfunding, scegliendo lo strumento più coerente con la fase di sviluppo della tua azienda e con i tuoi obiettivi.</p>



<p>Scopri come candidare la tua impresa e costruire un percorso di raccolta strutturato.</p>



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		<title>Dalla medicina culinaria all’equity crowdfunding: intervista a Chiara Manzi di Antiaging Italian Food</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/medicina-culinaria-equity-crowdfunding-intervista-chiara-manzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2026 07:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Equity Crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[equity crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[investire in crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[PMI Innovative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Antiaging Italian Food è attualmente in campagna di equity crowdfunding su Opstart, dove ha già raccolto oltre 230.000 euro, superando l’obiettivo minimo.Si tratta di una PMI innovativa fondata dalla nutrizionista Chiara Manzi insieme al manager Danilo Pertosa, che negli anni ha sviluppato un ecosistema di Medicina Culinaria capace di integrare prodotti, formazione, tecnologia ed esperienze [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/medicina-culinaria-equity-crowdfunding-intervista-chiara-manzi/">Dalla medicina culinaria all’equity crowdfunding: intervista a Chiara Manzi di Antiaging Italian Food</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/05/antiaging-italian-food-intervista-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="medicina culinaria" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/05/antiaging-italian-food-intervista-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/05/antiaging-italian-food-intervista-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/05/antiaging-italian-food-intervista-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/05/antiaging-italian-food-intervista-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/05/antiaging-italian-food-intervista.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p><strong>Antiaging Italian Food</strong> è attualmente in <strong>campagna di equity crowdfunding su Opstart</strong>, dove ha già raccolto <strong>oltre 230.000 euro</strong>, superando l’obiettivo minimo.<br>Si tratta di una <strong><a href="https://www.opstart.it/it/blog/cosa-si-intende-impresa-innovativa-pmi-startup">PMI innovativa</a></strong> fondata dalla <strong>nutrizionista Chiara Manzi</strong> insieme al <strong>manager Danilo Pertosa</strong>, che negli anni ha sviluppato un <strong>ecosistema di Medicina Culinaria</strong> capace di integrare prodotti, formazione, tecnologia ed esperienze fisiche, con l’obiettivo di rendere il mangiare sano sostenibile nella vita quotidiana.</p>



<p>Un modello che ha già dimostrato la propria solidità: la società ha infatti superato il break even point e registrato negli ultimi anni un <strong>fatturato complessivo superiore a 1,8 milioni di euro</strong>.</p>



<p>In questa intervista, Chiara Manzi racconta come è nato il Metodo Scientifico Cucina Evolution, l’evoluzione del progetto Antiaging Italian Food e la visione che guida lo sviluppo futuro dell’azienda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Metodo Scientifico Cucina Evolution è alla base di tutto il progetto. Da dove nasce questa intuizione e qual è stato il percorso che ti ha portata a svilupparlo e, successivamente, a fondare Antiaging Italian Food?</h2>



<p>Il Metodo Cucina Evolution nasce da una frattura molto concreta tra teoria e realtà, sia nella mia esperienza personale che clinica.</p>



<p>Quando ancora ero studentessa di nutrizione mi accorsi di avere il colesterolo famigliare a 300 e mi obbligai dunque a diete restrittive, provando sulla mia pelle lo strazio della rinuncia.<br>Poi, durante i miei primi anni di lavoro, mi trovavo spesso di fronte a pazienti che, pur comprendendo perfettamente cosa fosse “corretto” mangiare, non riuscivano a seguirlo nel lungo periodo. Ricordo in particolare una paziente diabetica che mi disse: <em>“La prego… non mi tolga la lasagna . Mi dica come devo cucinarla per poterla mangiare”</em>.</p>



<p>Quella frase è stata una svolta.</p>



<p>Ho capito che il problema non era la mancanza di conoscenza, ma l’assenza di un metodo che permettesse di conciliare salute e piacere, e che la chiave stava proprio nello studio delle ricette per renderle più sane e ugualmente buone. Da lì è iniziato un <strong>percorso di ricerca che ha unito nutrizione, tecnologia alimentare e cucina</strong>, con un obiettivo chiaro: non eliminare i piatti della tradizione, ma riprogettarli. Ho lavorato al fianco di <strong>Gualtiero Marchesi</strong> (mio maestro), <strong>Massimo Bottura</strong> e tanti altri chef.</p>



<p>Il <strong>Metodo Scientifico Cucina Evolution</strong>, che prende vita con Antiaging Italian Food,  è proprio questo: un approccio che lavora su ingredienti, tecniche di cottura e combinazioni alimentari per migliorare il profilo metabolico dei piatti senza rinunciare al gusto.<br><strong>Antiaging Italian Food nasce come naturale evoluzione</strong> di questo lavoro: portare questo metodo fuori dal laboratorio e renderlo accessibile attraverso prodotti, formazione e servizi concreti.</p>



<p>Questo è stato possibile grazie a mio marito <strong>Danilo Pertosa, mente imprenditoriale e co-founder </strong>dell’azienda innovativa, nata dal nostro amore , tra noi e per il prossimo.</p>



<p>E proprio l’amore su cui si basa Cucina Evolution prende forma anche nel <strong>crowdfunding</strong>: vogliamo rendere la nostra azienda una <strong>public company in cui tutti possano sentirsi partecipi del cambiamento</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oggi Antiaging Italian Food è un ecosistema articolato che unisce prodotti, servizi, formazione e tecnologia. Quali sono gli elementi chiave di questo modello e in che modo le diverse componenti – dal digitale ai format fisici – si integrano tra loro?</h2>



<p>Il nostro modello si basa su un concetto semplice ma potente: non basta sapere cosa mangiare, bisogna poterlo fare ogni giorno, nella vita reale.<br>Per questo abbiamo costruito un ecosistema integrato che lavora su cinque livelli:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Formazione</strong>: corsi, master e contenuti scientifici per trasferire il metodo proposto dall’Accademia di Medicina Culinaria, sia in versione online che fisica.</li>



<li><strong>Prodotti</strong>: alimenti progettati secondo i principi della medicina culinaria, venduti sul nostro e-commerce <a href="https://shop.cucinaevolution.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cucinaevolution.it</a>.</li>



<li><strong>Esperienze fisiche</strong>: con i corsi e il primo Longevity Restaurant Libra e… spoiler, a breve, le pizzerie della longevità, dove il metodo si vive concretamente.</li>



<li><strong>Digitale</strong>: e-commerce, community e percorsi guidati che accompagnano il cliente nel tempo (come il nostro Longevity Evolution Program) e la nostra App GOLOSILONGEVI che offre più di 400 ricette e consiglia come rendere più salutari le proprie grazie all’ausilio di un tool innovativo basato sull’AI istruita con la medicina culinaria.</li>



<li><strong>Consulenze e certificazioni</strong>: per aziende e produttori alimentari che vogliono migliorare la sicurezza nutrizionale dei loro prodotti. Li accompagniamo in questo, formandoli e basandoci su un disciplinare da cui deriva anche una certificazione accreditata da terzi.</li>
</ul>



<p>L’integrazione avviene perché <strong>ogni elemento rafforza l’altro</strong>: impari un concetto in un corso, lo ritrovi in un prodotto, lo sperimenti in un ristorante e lo mantieni grazie al supporto digitale.<br>Non vendiamo solo prodotti o formazione: costruiamo un cambiamento di comportamento sostenibile.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Negli anni avete costruito un progetto solido, con una base clienti ampia e diverse linee di business attive. Quali sono i risultati più significativi raggiunti finora e quali tappe consideri più importanti nel vostro percorso di crescita?</h2>



<p>I risultati più importanti non sono solo economici, ma culturali.<br>Abbiamo contribuito a introdurre e <strong>consolidare in Italia il concetto di Medicina Culinaria</strong>, portandolo anche in ambito accademico e istituzionale. Oggi è un tema sempre più centrale anche a livello europeo.</p>



<p>Tra le tappe più significative:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La nascita del <strong>Metodo Scientifico Cucina Evolution</strong></li>



<li>La nascita di <strong>ASSIC (associazione per la sicurezza nutrizionale in cucina)</strong>, fondata insieme a Gualtiero Marchesi</li>



<li>L’ingresso della <strong>Medicina Culinaria nei percorsi universitari</strong></li>



<li>La creazione di un <strong>ecosistema con oltre 100 prodotti certificati</strong></li>



<li>Lo sviluppo di una <strong>community attiva e consapevole</strong></li>



<li>La <strong>collaborazione con istituzioni e realtà scientifiche</strong></li>



<li>La pubblicazione di <strong>10 libri</strong></li>



<li>Le <strong>ricerche scientifiche</strong> condotte insieme a Bottura e alle Università</li>



<li>La nascita del primo <strong>Longevity Restaurant</strong>, nel cuore di Bologna (anche detta “<em>la grassa</em>”)</li>



<li>La nascita della <strong>prima APP di medicina culinaria GOLOSILONGEVI</strong>, resa ancora più innovativa grazie all’ausilio dell’AI, lanciandoci così su un <strong>nuovo livello di EDTech</strong></li>
</ul>



<p>Ma forse il risultato più rilevante è aver dimostrato che <strong>si può parlare di salute senza togliere identità e piacere al cibo italiano</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il tema della prevenzione e della longevità è sempre più centrale. In che modo vedi evolvere il mercato nei prossimi anni e quale ruolo vuole giocare Antiaging Italian Food in questo scenario?</h2>



<p>Il mercato sta vivendo un cambiamento profondo: si sta passando <strong>dalla cura alla prevenzione</strong>.<br>Le persone non cercano più solo di stare meglio quando stanno male, ma vogliono vivere più a lungo e meglio. In questo contesto, <strong>la Medicina Culinaria rappresenta una soluzione concreta perché traduce la scienza in azioni quotidiane</strong>.</p>



<p>In Italia e in Europa vedo una crescita importante proprio in questa direzione: <strong>rendere la dieta mediterranea realmente applicabile</strong>, senza rinunce e senza perdere il piacere del cibo.</p>



<p>Il nostro ruolo è essere un punto di riferimento: non solo diffondere conoscenza, ma <strong>creare strumenti pratici</strong> — prodotti, format e luoghi — che rendano la longevità accessibile.<br>Le future <strong>pizzerie della longevità</strong>, ad esempio, nascono proprio con questo obiettivo: <strong>trasformare uno dei simboli della convivialità italiana in un’esperienza coerente con la salute metabolica</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Avete aperto l’azienda all’ingresso di nuovi soci attraverso l’equity crowdfunding, ancora una volta. Quali sono le motivazioni alla base di questa scelta e cosa rappresenta per voi il coinvolgimento di nuovi investitori?</h2>



<p>Per noi il crowdfunding non è solo uno strumento finanziario, ma una <strong>scelta strategica e culturale</strong>.<br>Abbiamo deciso di aprire l’azienda perché crediamo che questo progetto debba essere condiviso. Coinvolgere nuovi investitori significa <strong>creare una comunità di persone che non sono solo clienti, ma parte attiva di un cambiamento</strong>.</p>



<p>Dal punto di vista strategico, ci permette di accelerare:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>lo <strong>sviluppo dell’ecosistema</strong></li>



<li>l’<strong>espansione dei format fisici </strong>(come le pizzerie della longevità)</li>



<li>la <strong>diffusione internazionale del metodo</strong>.</li>
</ul>



<p>Ma soprattutto, ci permette di portare avanti una visione: trasformare il modo in cui le persone mangiano, senza rinunciare alla propria cultura.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il vostro approccio punta a rendere il mangiare sano sostenibile nella vita quotidiana. Ci fai un esempio concreto di come il metodo riesca a conciliare gusto, praticità e benefici per la salute?</h2>



<p>Un esempio semplice è proprio <strong>la pizza</strong>.<br>Nel modello tradizionale può avere un impatto glicemico elevato e risultare poco digeribile. Con il Metodo Cucina Evolution, invece, lavoriamo su:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>aggiunta di fibre prebiotiche</li>



<li>equilibrio tra macronutrienti</li>



<li>tecniche di cottura</li>



<li>conteggio e riduzione del sale</li>



<li>conteggio e riduzione degli zuccheri, senza eliminarli completamente</li>



<li>uso di dolcificanti antiossidanti</li>



<li>applicazione di metodo scientifico alle ricette per garantire il risultato sia in termini nutrizionali che di gusto</li>



<li>attenzione anche ai micronutrienti.</li>
</ul>



<p>Il risultato è una pizza che <strong>mantiene gusto e identità, ma con un impatto metabolico completamente diverso</strong>. <br>Lo stesso vale per molti altri piatti: dalla lasagna ai dolci.<br><strong>Il punto non è togliere, ma progettare meglio</strong>.</p>



<p>Ed è proprio questo che rende il metodo sostenibile: non richiede rinunce, ma conoscenza applicata.</p>



<p></p>



<p><em>Vuoi approfondire il progetto Antiaging Italian Food e scoprire tutti i dettagli della campagna di equity crowdfunding?</em></p>



<p>Visita la pagina dedicata su Opstart per conoscere il modello di business, gli obiettivi di crescita e le modalità di partecipazione.</p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-66640a9c uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-04f55713"><div class="uagb-column__overlay"></div></div>



<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-5cb21312"><div class="uagb-column__overlay"></div>
<div class="wp-block-uagb-marketing-button uagb-marketing-btn__align-center uagb-marketing-btn__align-text-center uagb-marketing-btn__icon-after uagb-block-84d06455 wp-block-button"><a href="https://www.opstart.it/it/progetti/dettaglio/13997-antiaging-italian-food" class="uagb-marketing-btn__link wp-block-button__link" target="" rel="noopener noreferrer"><span class="uagb-marketing-btn__title">Scopri la campagna</span><svg xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 512 512"><path d="M384 320c-17.67 0-32 14.33-32 32v96H64V160h96c17.67 0 32-14.32 32-32s-14.33-32-32-32L64 96c-35.35 0-64 28.65-64 64V448c0 35.34 28.65 64 64 64h288c35.35 0 64-28.66 64-64v-96C416 334.3 401.7 320 384 320zM488 0H352c-12.94 0-24.62 7.797-29.56 19.75c-4.969 11.97-2.219 25.72 6.938 34.88L370.8 96L169.4 297.4c-12.5 12.5-12.5 32.75 0 45.25C175.6 348.9 183.8 352 192 352s16.38-3.125 22.62-9.375L416 141.3l41.38 41.38c9.156 9.141 22.88 11.84 34.88 6.938C504.2 184.6 512 172.9 512 160V24C512 10.74 501.3 0 488 0z"></path></svg></a></div>
</div>



<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-5fd42f7a"><div class="uagb-column__overlay"></div></div>
</div></section>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/medicina-culinaria-equity-crowdfunding-intervista-chiara-manzi/">Dalla medicina culinaria all’equity crowdfunding: intervista a Chiara Manzi di Antiaging Italian Food</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Lavorare nel fintech: tre percorsi femminili nella finanza alternativa</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/lavorare-nel-fintech-tre-percorsi-femminili-nella-finanza-alternativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:06:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[fintech]]></category>
		<category><![CDATA[parità di genere]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.crowdbase.it/?p=7252</guid>

					<description><![CDATA[<p>Lavorare nel fintech significa muoversi in un settore in cui finanza e tecnologia si intrecciano, richiedendo competenze trasversali, capacità di adattamento e aggiornamento continuo. Al suo interno, infatti, si uniscono le radici solide della finanza e gli obblighi stringenti di normative e burocrazia, con la flessibilità e l&#8217;apertura ad innovazone tecnologica, che apporta semplificazione, inclusione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/lavorare-nel-fintech-tre-percorsi-femminili-nella-finanza-alternativa/">Lavorare nel fintech: tre percorsi femminili nella finanza alternativa</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/lavorare-nel-fintech-intervista-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="lavorare nel fintech" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/lavorare-nel-fintech-intervista-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/lavorare-nel-fintech-intervista-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/lavorare-nel-fintech-intervista-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/lavorare-nel-fintech-intervista-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/lavorare-nel-fintech-intervista.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p><strong>Lavorare nel fintech</strong> significa muoversi in un settore in cui finanza e tecnologia si intrecciano, richiedendo <strong>competenze trasversali, capacità di adattamento e aggiornamento continuo</strong>. <br>Al suo interno, infatti, si uniscono le radici solide della finanza e gli obblighi stringenti di normative e burocrazia, con la flessibilità e l&#8217;apertura ad innovazone tecnologica, che apporta semplificazione, inclusione e accessibilità al mondo finanziario. Per questo, la maggior parte delle imprese nell&#8217;ambito sono giovani e giovani sono anche le persone che vi lavorano. </p>



<p>Dal punto di vista della rappresentanza femminile, la presenza di <a href="https://www.opstart.it/it/blog/ruolo-donne-nel-fintech-italiano-intervista-camilla-cionini-visani">donne nelle aziende fintech</a> è pari o superiore alla media delle aziende italiane, ma il settore non brilla per parità di genere nei ruoli di leadership, come evidenziato anche dall&#8217;<a href="https://www.weforum.org/publications/global-gender-gap-report-2025/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">analisi sul gender gap</a> pubblicata dal World Economic Forum.<br>In occasione di marzo, mese in cui ricorre la <strong>Giornata internazionale dei diritti della donna</strong>, abbiamo raccolto proprio le esperienze di <strong>tre professioniste del team Opstart</strong>, per raccontare che cosa significhi lavorare nel fintech oggi dal punto di vista delle competenze richieste e della declinazione di ruoli tradizionali in un ambito innovativo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Camilla Caglioni, Finance &amp; Administration Manager</h2>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-b17b8caf uagb-columns__columns-2 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-2">
<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-f1eeb55c"><div class="uagb-column__overlay"></div>
<div class="wp-block-uagb-image aligncenter uagb-block-499aa29e wp-block-uagb-image--layout-default wp-block-uagb-image--effect-static wp-block-uagb-image--align-center"><figure class="wp-block-uagb-image__figure"><img decoding="async" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/Camilla-ambientata-1.png ,https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/Camilla-ambientata-1.png 780w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/Camilla-ambientata-1.png 360w" sizes="auto, (max-width: 480px) 150px" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/Camilla-ambientata-1.png" alt="Lavorare nel fintech - Finance e administration manager Opstart" class="uag-image-7256" width="600" height="730" title="Lavorare nel fintech - Finance e administration manager" loading="lazy" role="img"/></figure></div>
</div>



<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-b21fca5c"><div class="uagb-column__overlay"></div>
<h3 class="wp-block-heading">1. Qual è stato il tuo percorso di studi e professionale e cosa ti ha portato a lavorare nel fintech?</h3>



<p>Mi sono diplomata in ragioneria e ho iniziato a lavorare nell’amministrazione del personale. È stato un primo passo importante, che mi ha insegnato metodo, precisione e responsabilità.</p>



<p>Dopo qualche anno, lavorando in un’agenzia per il lavoro, ho avuto l’opportunità di affiancare al mio ruolo anche attività di controllo di gestione. È lì che ho capito quanto mi appassionasse l’analisi dei numeri e la gestione dei flussi: non solo registrare dati, ma interpretarli e usarli per migliorare l’organizzazione.</p>



<p>Questa consapevolezza mi ha portata nel fintech, un settore dinamico e in continua evoluzione, dove posso unire la mia formazione amministrativa a una visione più strategica e orientata all’innovazione.</p>
</div>
</div></section>



<h3 class="wp-block-heading">2. Di cosa ti occupi concretamente in Opstart e quali sono le responsabilità principali del tuo ruolo?</h3>



<p>In Opstart guido il dipartimento di Amministrazione e Controllo di Gestione. Mi occupo di monitorare i flussi finanziari, garantire l’efficienza dei processi amministrativi e analizzare i KPI aziendali per supportare il management nelle decisioni strategiche.</p>



<p>Mi piace pensare che il mio lavoro sia quello di “dare voce ai numeri”: trasformare i dati contabili in informazioni chiare e utili per far crescere l’azienda in modo solido e sostenibile.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Quali competenze ritieni fondamentali per lavorare nel tuo ambito?</h3>



<p>Sicuramente sono fondamentali competenze tecnico-contabili e capacità di analisi dei dati. Ma, per esperienza, fanno davvero la differenza le competenze trasversali: precisione, attenzione al dettaglio e organizzazione.</p>



<p>Nel fintech, dove tutto evolve rapidamente, è essenziale anche sapersi adattare, restare aggiornati e affrontare il cambiamento con spirito propositivo.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Qual è stata la sfida più significativa nel tuo percorso professionale?</h3>



<p>La sfida più grande è stata imparare a crescere insieme al settore, mantenendo sempre standard qualitativi molto alti. Il fintech richiede aggiornamento continuo e grande flessibilità: ogni novità è una sfida, ma anche un’opportunità per migliorare processi e competenze.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. Che consiglio daresti a chi vorrebbe lavorare nel fintech oggi?</h3>



<p>Direi di costruire basi solide, ma di non fermarsi mai alla teoria. È fondamentale capire come la tecnologia stia trasformando il mondo finanziario e avere la curiosità di approfondire costantemente.</p>



<p>E soprattutto: non accontentarsi mai di come le cose “sono sempre state fatte”. Il fintech premia chi sa mettere in discussione i processi e trovare soluzioni più efficienti, innovative e sostenibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Chiara Mostini, Marketing &amp; Communication Manager</h2>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-72e27c46 uagb-columns__columns-2 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-2">
<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-de926d74"><div class="uagb-column__overlay"></div>
<div class="wp-block-uagb-image aligncenter uagb-block-657aad67 wp-block-uagb-image--layout-default wp-block-uagb-image--effect-static wp-block-uagb-image--align-center"><figure class="wp-block-uagb-image__figure"><img decoding="async" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/Chiara-ambientata.png ,https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/Chiara-ambientata.png 780w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/Chiara-ambientata.png 360w" sizes="auto, (max-width: 480px) 150px" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/Chiara-ambientata.png" alt="Lavorare nel fintech - Marketing e communication manager Opstart" class="uag-image-7257" width="600" height="730" title="Lavorare nel fintech - Marketing e communication manager" loading="lazy" role="img"/></figure></div>
</div>



<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-28370267"><div class="uagb-column__overlay"></div>
<h3 class="wp-block-heading">1. Qual è stato il tuo percorso di studi e professionale e cosa ti ha portato a lavorare nel fintech?</h3>



<p>Nella vita ho sempre pensato di voler lavorare “con i libri”, ma non esisteva una laurea triennale specifica. Ho quindi optato per Scienze Umanistiche per la Comunicazione e, successivamente, per un Master in Editoria.</p>



<p>La triennale prima e le esperienze lavorative poi hanno sicuramente contribuito ad ampliare le mie prospettive: sebbene per circa quattro anni abbia effettivamente lavorato in editoria, ho sempre ricoperto ruoli in cui la comunicazione e il marketing digitale erano centrali.</p>



<p>Qual è stato il “ponte” che mi ha portata a lavorare nel fintech? Il crowdfunding. Dopo un’esperienza in una casa editrice che pubblicava i libri proprio a partire da una raccolta – in quel caso di pre-ordini del libro stesso – ho colto una nuova occasione cambiando settore.</p>
</div>
</div></section>



<h3 class="wp-block-heading">2. Di cosa ti occupi concretamente in Opstart e quali sono le responsabilità principali del tuo ruolo?</h3>



<p>Sono in Opstart dal 2021 e, sebbene io sia arrivata inizialmente con un ruolo di accounting – in cui affiancavo le aziende in raccolta dal punto di vista comunicativo, organizzativo e documentale – dopo un anno mi è stata offerta la possibilità di diventare Marketing &amp; Communication Manager.</p>



<p>Da allora mi occupo della comunicazione a 360°: dal piano editoriale di tutti i nostri canali corporate alla SEO, dalle campagne ads su META e Google all’email marketing, fino all’analisi delle metriche mensili.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Quali competenze ritieni fondamentali per lavorare nel tuo ambito?</h3>



<p>La comunicazione e il marketing sono, per loro natura, ambiti molto trasversali rispetto ad altri più “settoriali”. Nel mio caso è stato importante avere già avuto un’esperienza con il crowdfunding – anche se in una forma diversa – perché mi ha aiutata a comprendere più rapidamente le logiche di una campagna e, di conseguenza, a fornire la giusta consulenza alle imprese.</p>



<p>Un altro elemento fondamentale è la capacità di acquisire rapidamente un linguaggio tecnico, come quello finanziario, riuscendo allo stesso tempo a tradurlo in una comunicazione chiara e accessibile.</p>



<p>Infine, penso sia stata decisiva la curiosità: la voglia di imparare nuovi strumenti, sperimentare tool diversi e acquisire competenze nel tempo. Il settore in cui operiamo è in continuo cambiamento, così come lo è il digitale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Qual è stata la sfida più significativa nel tuo percorso professionale?</h3>



<p>Ricoprire un ruolo come il mio in una realtà di piccole dimensioni richiede competenze molto ampie e, spesso, “due occhi” non bastano. Bisogna avere un’infarinatura su tutto, per collaborare al meglio con eventuali professionisti esterni e mantenere il controllo della situazione, fidandosi dell’esperienza altrui quando necessario.</p>



<p>Se da un lato questo può essere disorientante, dall’altro è molto stimolante e spinge a rimanere costantemente aggiornati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. Che consiglio daresti a chi vorrebbe lavorare nel fintech oggi?</h3>



<p>A chi vorrebbe lavorare nel fintech oggi consiglierei di non limitarsi alle skill comunicative o alle logiche di marketing. È fondamentale cercare di comprendere a fondo un settore dove l’innovazione è pane quotidiano, restando elastici e disposti a mettersi costantemente in discussione. Senza dimenticare, però, l’importanza di conoscere le dinamiche di <a href="https://www.opstart.it/it/blog/chi-vigila-sui-portali-di-crowdfunding-in-italia-una-panoramica">un ambito regolamentato e sottoposto a vigilanza</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Elisabetta Riccelli, Investment Analyst &amp; Partnership Manager</h2>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-3396cdf2 uagb-columns__columns-2 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-2">
<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-37ee9796"><div class="uagb-column__overlay"></div>
<div class="wp-block-uagb-image aligncenter uagb-block-ac5bfcf3 wp-block-uagb-image--layout-default wp-block-uagb-image--effect-static wp-block-uagb-image--align-center"><figure class="wp-block-uagb-image__figure"><img decoding="async" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/Elisabetta-ambientata.png ,https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/Elisabetta-ambientata.png 780w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/Elisabetta-ambientata.png 360w" sizes="auto, (max-width: 480px) 150px" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/Elisabetta-ambientata.png" alt="Lavorare nel fintech - Analyst &amp; Partnership Manager Opstart" class="uag-image-7258" width="600" height="730" title="Lavorare nel fintech - Analyst &amp; Partnership Manager" loading="lazy" role="img"/></figure></div>
</div>



<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-67df3c33"><div class="uagb-column__overlay"></div>
<h3 class="wp-block-heading">1. Qual è stato il tuo percorso di studi e professionale e cosa ti ha portato a lavorare nel fintech?</h3>



<p>Ho studiato Economia dei mercati e degli intermediari finanziari presso l’Università Cattolica di Milano e successivamente ho conseguito una laurea magistrale in Economia e politiche internazionali in Svizzera presso la USI di Lugano. Durante il mio percorso mi sono interessata sempre di più all’evoluzione del settore finanziario e al ruolo della tecnologia nel trasformare i servizi finanziari.</p>



<p>Questo interesse mi ha portata ad avvicinarmi al mondo fintech, che rappresenta un punto di incontro tra innovazione tecnologica e finanza. In questo contesto ho trovato un ambiente dinamico e in rapida evoluzione, dove è possibile contribuire allo sviluppo di nuovi modelli di investimento e di accesso al capitale.</p>
</div>
</div></section>



<h3 class="wp-block-heading">2. Di cosa ti occupi concretamente in Opstart e quali sono le responsabilità principali del tuo ruolo?</h3>



<p>In Opstart ricopro il ruolo di Investment Analyst e Partnership Manager. Mi occupo principalmente dell’<a href="https://www.opstart.it/it/blog/dietro-quinte-opstart-fintech-hub-giornata-analisti-equity-crowdfunding">analisi e valutazione delle società</a> che si rivolgono a noi per la ricerca di capitali necessari allo sviluppo del loro progetto.</p>



<p>Parallelamente gestisco e sviluppo relazioni con partner e stakeholder dell’ecosistema, contribuendo alla crescita della rete di collaborazioni e allo sviluppo di nuove opportunità di business.</p>



<h3 class="wp-block-heading">3. Quali competenze ritieni fondamentali per lavorare nel tuo ambito?</h3>



<p>Nel fintech ritengo siano fondamentali sia competenze tecniche sia trasversali. Dal punto di vista tecnico (per il mio ruolo) è importante avere una solida base di finanza, capacità di analisi dei dati e comprensione dei modelli di business delle startup e delle piattaforme digitali.</p>



<p>Allo stesso tempo sono essenziali competenze trasversali come pensiero critico, capacità di adattarsi a contesti in rapido cambiamento, comunicazione efficace e abilità relazionali, soprattutto quando si lavora con investitori, imprenditori e partner diversi.</p>



<h3 class="wp-block-heading">4. Qual è stata la sfida più significativa nel tuo percorso professionale?</h3>



<p>Una delle sfide più significative è proprio il lavoro in ambito fintech, settore caratterizzato da una forte evoluzione normativa, tecnologica e di mercato. Questo richiede un aggiornamento costante e la capacità di comprendere rapidamente nuovi modelli di business e dinamiche di investimento.</p>



<p>Allo stesso tempo è una sfida stimolante perché permette di lavorare in un ambiente innovativo e di contribuire allo sviluppo di soluzioni finanziarie più efficienti e accessibili rispetto alla finanza tradizionale.</p>



<h3 class="wp-block-heading">5. Che consiglio daresti a chi vorrebbe lavorare nel fintech oggi?</h3>



<p>Consiglierei innanzitutto di costruire una solida base in ambito finanziario ed economico, ma allo stesso tempo di sviluppare una buona comprensione della tecnologia e dei modelli digitali.</p>



<p>È inoltre molto utile essere curiosi, seguire l’evoluzione del settore e cercare esperienze pratiche, perché il fintech è un ambito in cui la capacità di adattarsi e imparare rapidamente è spesso più importante di un percorso lineare.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Lavorare nel fintech: conclusioni</h2>



<p>Le esperienze di Camilla, Chiara ed Elisabetta mostrano in modo concreto cosa significa lavorare nel fintech oggi: mettere in relazione <strong>competenze diverse</strong>, confrontarsi con un <strong>contesto in continua evoluzione</strong> e contribuire allo sviluppo di nuovi modelli di accesso al capitale.</p>



<p>Percorsi differenti, ma un elemento comune: la <strong>capacità di apprendere, adattarsi e portare valore</strong> all’interno di un settore in cui finanza e innovazione procedono sempre più all&#8217;unisono.</p>



<p>Se vuoi approfondire i temi legati alla parità di genere, al ruolo delle donne nella finanza e nel fintech e alle loro prospettive di crescita, visita la <strong>sezione dedicata del nostro blog</strong>, dove raccogliamo analisi e contenuti su un tema per noi centrale.</p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-5370fb95 uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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		<title>Lending crowdfunding immobiliare: intervista alla fondatrice di Supernova, tra innovazione e territorio</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/lending-crowdfunding-immobiliare-intervista-founder-supernova/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 09:32:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Crowdfunding immobiliare]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[Real Estate]]></category>
		<category><![CDATA[investire in crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[lending crowdfunding]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il lending crowdfunding immobiliare è uno strumento sempre più utilizzato per finanziare operazioni di sviluppo e valorizzazione del territorio, unendo rendimenti interessanti per gli investitori e sostegno all’economia reale. In questo contesto opera Supernova S.r.l., una realtà nata nel cuore della Maremma che ha saputo evolversi dalla gestione di locazioni brevi fino allo sviluppo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/cover-intervista-supernova-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="lending crowdfunding immobiliare" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/cover-intervista-supernova-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/cover-intervista-supernova-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/cover-intervista-supernova-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/cover-intervista-supernova-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/03/cover-intervista-supernova.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>Il <strong>lending crowdfunding immobiliare</strong> è uno strumento sempre più utilizzato per finanziare operazioni di sviluppo e valorizzazione del territorio, unendo rendimenti interessanti per gli investitori e sostegno all’economia reale. In questo contesto opera<strong> Supernova S.r.l.</strong>, una realtà nata nel cuore della Maremma che ha saputo evolversi dalla gestione di locazioni brevi fino allo sviluppo di progetti strutturati di acquisizione e riqualificazione immobiliare.</p>



<p>Oggi la società è impegnata nel <strong>progetto Rispescia</strong>, un intervento finalizzato alla realizzazione di villette ad alta efficienza energetica a pochi passi dal Parco Regionale della Maremma. Con <strong>oltre 200.000 euro già raccolti</strong> nelle prime tranche della campagna di <a href="https://www.opstart.it/it/blog/category/lending-crowdfunding/1">lending crowdfunding</a> e un <strong>rendimento annuo lordo fino al 12%</strong>, l’iniziativa entra ora in una fase cruciale, mentre i lavori sono già stati avviati.</p>



<p>Abbiamo intervistato <strong>Paola Martina Petrocelli, fondatrice di Supernova</strong>, per approfondire il percorso della società, lo stato di avanzamento del progetto e il ruolo che il crowdfunding può avere nello sviluppo di iniziative immobiliari come quella di Rispescia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Supernova nasce oltre 5 anni fa nel cuore della Maremma, ottenendo subito riconoscimenti per la gestione immobiliare nel Parco Regionale. Il vostro percorso è unico: ci racconti come siete arrivati all&#8217;evoluzione odierna?</h2>



<p>L’attività di Supernova nasce nel 2020 come ditta individuale partendo da Alberese: gestione di immobili per locazioni brevi e contatto quotidiano con il <a href="https://parco-maremma.it/">Parco della Maremma</a>. Quella fase ci ha insegnato due cose decisive: cosa cerca davvero chi sceglie la Maremma e <strong>come trasformare un immobile in un prodotto “che si vende”</strong> (o che si affitta) senza improvvisare.</p>



<p>Nel 2021 è arrivata anche una conferma esterna, con la <strong>certificazione di “Esercizio consigliato” dell’Ente Parco</strong>. Poi, quando abbiamo deciso di crescere, ci siamo strutturati in S.r.l. nell’ottobre 2022. Da lì, il passaggio è stato naturale: dalla gestione, alla proprietà, all’acquisizione e valorizzazione (cambio destinazione, ristrutturazioni, frazionamenti e rivendita), costruendo operazioni replicabili e una <strong>reputazione con investitori e partner</strong>.</p>



<p>Dal 2023 abbiamo affiancato al real estate anche un’attività tecnica, quella delle sorveglianze archeologiche preventive: un’area che rafforza la nostra capacità di lavorare con iter autorizzativi e con interlocutori pubblici.</p>



<p>Per quanto mi riguarda &#8211; brevemente &#8211; <strong>ho fondato Supernova e oggi ne sono</strong> <strong>Amministratrice</strong>; alle mie spalle, un background economico, accompagnato da formazione continua anche su innovazione e strumenti digitali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Siamo giunti alla quinta tranche di raccolta per il progetto di Rispescia, con oltre 200.000 euro già investiti dalla nostra community. A che punto sono i lavori di realizzazione e quali sono i prossimi step?</h2>



<p>Superata la fase di maltempo che aveva rallentato le lavorazioni, è stato completato il getto del calcestruzzo delle fondazioni in cemento armato, con le successive operazioni di stagionatura e disarmo. Sono stati quindi eseguiti i rinterri e le compattazioni previste da progetto. Il cantiere è ora entrato nella <strong>fase di elevazione</strong>: risultano realizzati i pilastri in cemento armato del piano terra e sono in corso le attività di predisposizione di travi e solaio del primo impalcato. I prossimi passaggi prevedono il completamento del solaio e il proseguimento dell’elevazione e delle tamponature esterne secondo il cronoprogramma.</p>



<p>Il progetto di Via Santa Maria Goretti a Rispescia è pensato per essere <strong>“facile da realizzare e facile da vendere”</strong>: due villette collegate da 4 garage, per un totale di 4 abitazioni. Le metrature sono circa 110 mq per le unità principali e circa 100 mq per la seconda villetta; ogni casa ha un elemento distintivo (giardino al piano terra o grandi terrazzi al primo piano) ed è progettata per performance energetiche alte (classe A3–A4, impianti a pompa di calore e fotovoltaico 3 kW per unità).</p>



<p>Sul fronte community: ad oggi abbiamo chiuso quattro tranche per <strong>circa 213.000 €</strong> e siamo in raccolta con la quinta, che serve a dare continuità alle fasi successive del progetto. La struttura complessiva è per 300.000 € e le somme sono assistite da atti di riconoscimento del debito e <strong>vincoli notarili di destinazione sugli immobili</strong>: per noi è un punto chiave di <strong>trasparenza e tutela</strong> <strong>degli investitori</strong>. Sempre in quest&#8217;ottica, inoltre, periodicamente inviamo relazioni aggiornate e puntuali sullo stato di avanzamento dei lavori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Supernova ha scelto il lending crowdfunding immobiliare come leva di finanziamento. Quali vantaggi avete riscontrato nell&#8217;utilizzare questo strumento di finanza alternativa rispetto ai canali tradizionali?</h2>



<p>Scegliamo il lending crowdfunding quando vogliamo tre cose insieme: <strong>velocità, modularità e disciplina</strong>. Velocità perché ci permette di partire e rispettare il cronoprogramma; modularità perché possiamo legare la raccolta alle fasi (acquisto, lavori, commercializzazione); disciplina perché ci obbliga a comunicare avanzamenti, numeri e protezioni in modo molto chiaro.</p>



<p>Un esempio concreto è una delle ultime operazione svolte in cui abbiamo acquistato un’unità oggi a destinazione ufficio (A/10) di circa 120 mq nel centro di Grosseto e convertita in civile abitazione con riqualificazione per rimetterla sul mercato in circa 12 mesi.</p>



<p>Su Rispescia il lending è coerente con la logica “cantiere + vendita su carta”: il piano prevede un <strong>finanziamento complessivo di 300.000 € in 24 mesi con 12% annuo lordo</strong>, affiancato da equity e autofinanziamento tramite preliminari. In pratica, <strong>il crowdfunding non sostituisce gli altri canali: li integra e rende il progetto più robusto</strong>, perché distribuisce le fonti e accelera la realizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il territorio in cui operate, la provincia di Grosseto, ha peculiarità importanti sia dal punto di vista ambientale che immobiliare. In che modo il contesto locale influisce sulle vostre scelte di investimento e sulla valutazione delle opportunità?</h2>



<p>Grosseto e la Maremma sono un mercato “doppio”: da un lato domanda residenziale locale, dall’altro domanda di seconda casa e messa a reddito legata a Parco, costa e città. Per noi questa doppia domanda è un vantaggio, perché ci permette di progettare e valorizzare immobili che parlano sia a chi vive qui sia a chi compra per qualità della vita e investimento.</p>



<p>Rispescia è l’esempio perfetto: è a pochi minuti dalle porte del Parco della Maremma e a circa 7 km da Marina di Alberese, ma resta vicinissima a Grosseto. È ricercata proprio perché combina servizi e tranquillità: prima casa con spazi esterni, oppure seconda casa “in mezzo alla natura e a due passi dal mare”.</p>



<p>Quando valutiamo un’operazione guardiamo sempre a questo: una location che regga in più scenari di domanda e un prodotto con caratteristiche distintive (spazi esterni, efficienza energetica, facilità di gestione). È il modo più concreto per ridurre il rischio commerciale e accelerare le vendite.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guardando al futuro, quali sono i prossimi obiettivi di crescita di Supernova? Ipotizzate altri progetti immobiliari supportati dal crowdfunding?</h2>



<p>L’obiettivo nei prossimi mesi è crescere per progetti, non per “volume fine a sé stesso”: <strong>poche operazioni, ma con iter chiari</strong>, controllo del cantiere e una strategia commerciale impostata dall’inizio. L’idea è <strong>continuare a investire in provincia di Grosseto e in Maremma</strong>, dove abbiamo conoscenza diretta del mercato e una rete ormai consolidata.</p>



<p>Sì, <strong>continueremo a usare il crowdfunding quando è lo strumento migliore per quel progetto</strong>: lending quando serve finanziare fasi operative e accelerare, equity quando il veicolo e la struttura industriale lo richiedono. E lo facciamo sempre con un principio: affiancare capitale proprio e creare protezioni chiare per gli investitori, mantenendo l’operazione sostenibile anche in scenari meno favorevoli.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p>In conclusione, il progetto di Supernova è un esempio concreto di come il lending crowdfunding immobiliare possa creare un <strong>ponte tra imprese e investitori</strong>, affiancando iniziative imprenditoriali radicate nel territorio. Con la nuova tranche in corso su Opstart, la raccolta entra in una fase decisiva mentre il cantiere prosegue secondo i piani.</p>



<p><strong>Scopri tutti i dettagli della campagna di lending crowdfunding immobiliare su Opstart.</strong></p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-a5d5093a uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-4d9b9d4e"><div class="uagb-column__overlay"></div>
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		<title>L&#8217;equity crowdfunding per la salute degli animali: intervista a Erika Pescatore, CEO di Koala Pet</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/equity-crowdfunding-per-la-salute-degli-animali-koala-pet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 16:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[equity crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[Innovare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il comparto del pet care negli ultimi anni ha registrato una forte crescita: questa tendenza è in particolare legata al fenomeno della pet humanization, ovvero il processo attraverso cui l’animale domestico viene sempre più considerato e accudito come un vero e proprio membro della famiglia. In questo contesto nasce Koala Pet, startup innovativa in campagna [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/equity-crowdfunding-per-la-salute-degli-animali-koala-pet/">L&#8217;equity crowdfunding per la salute degli animali: intervista a Erika Pescatore, CEO di Koala Pet</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/02/TEMPLATE-Interviste-blog-6-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="equity crowdfunding salute animali" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/02/TEMPLATE-Interviste-blog-6-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/02/TEMPLATE-Interviste-blog-6-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/02/TEMPLATE-Interviste-blog-6-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/02/TEMPLATE-Interviste-blog-6-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/02/TEMPLATE-Interviste-blog-6.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>Il comparto del <strong>pet care</strong> negli ultimi anni ha registrato una forte crescita: questa tendenza è in particolare legata al fenomeno della <em><strong>pet humanization</strong></em>, ovvero il processo attraverso cui l’animale domestico viene sempre più considerato e accudito come un vero e proprio membro della famiglia.</p>



<p>In questo contesto nasce <strong><a href="https://www.koalapet.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Koala Pet</a></strong>, startup innovativa in campagna di equity crowdfunding su Opstart, che opera nel campo del <strong>benessere animale</strong> attraverso la <strong>tecnologia</strong>, con un focus su cani e cavalli. Per comprendere meglio l’idea alla base del progetto, abbiamo intervistato <strong>Erika Pescatore</strong>, <em>CEO</em> dell&#8217;azienda.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ciao Erika, di che cosa si occupa Koala Pet e da quale esigenza nasce questo progetto?</h2>



<p>Koala Pet nasce da un’esigenza molto concreta:&nbsp;<strong>migliorare la sicurezza e il benessere degli animali domestici</strong>, risolvendo problemi reali che i proprietari affrontano ogni giorno.<br>Il progetto prende forma dall’esperienza diretta di chi vive il rapporto con il proprio pet non come semplice possesso, ma come&nbsp;<strong>responsabilità quotidiana</strong>.</p>



<p>Koala Pet sviluppa soluzioni intelligenti per il mondo pet, combinando&nbsp;<strong>design, tecnologia e attenzione al benessere animale</strong>, con l’obiettivo di offrire strumenti affidabili, facili da usare e realmente utili nella vita di tutti i giorni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In quale mercato si inserisce Koala Pet e quale posizione ambisce a occupare all’interno del settore?</h2>



<p>Koala Pet si inserisce nel&nbsp;<strong>mercato pet care</strong>, un settore in forte crescita, caratterizzato da una domanda sempre più orientata verso prodotti di qualità, sicurezza e innovazione.</p>



<p>Il nostro obiettivo non è competere sul prezzo, ma&nbsp;<strong>posizionarci come brand affidabile e riconoscibile</strong>, capace di offrire soluzioni evolute e distintive.<br>Ambiamo a diventare un&nbsp;<strong>punto di riferimento nella fascia medio-alta del mercato</strong>, parlando a un pubblico consapevole, attento e disposto a investire nel benessere del proprio animale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali sono gli elementi che differenziano il vostro prodotto rispetto alle soluzioni già presenti sul mercato?</h2>



<p>La differenza principale di Koala Pet sta nell’approccio.<br>Non partiamo da un prodotto “da scaffale”, ma da un&nbsp;<strong>problema reale</strong>, progettando soluzioni che tengono insieme:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>funzionalità </strong>concreta,</li>



<li>attenzione al <strong>design</strong>,</li>



<li><strong>sicurezza </strong>e <strong>comfort </strong>per l’animale,</li>



<li><strong>semplicità </strong>per il proprietario.</li>
</ul>



<p>In un mercato spesso affollato da prodotti simili tra loro, Koala Pet punta su&nbsp;<strong>identità, qualità progettuale e innovazione</strong>, evitando scorciatoie e soluzioni improvvisate.<br>Questo ci consente di costruire valore nel tempo, non solo vendite nel breve periodo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché avete scelto di intraprendere una raccolta di equity crowdfunding per la salute degli animali su Opstart? E che ruolo ha questo strumento nel vostro percorso di crescita?</h2>



<p>Abbiamo scelto l’equity crowdfunding perché crediamo nella&nbsp;<strong>condivisione del progetto</strong>&nbsp;e in una crescita trasparente.<br>Opstart rappresenta per noi non solo una piattaforma di raccolta, ma un&nbsp;<strong>canale di validazione del modello di business</strong>&nbsp;e di coinvolgimento diretto della community.</p>



<p>Attraverso questa campagna vogliamo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>accelerare </strong>lo sviluppo del progetto,</li>



<li><strong>rafforzare </strong>la struttura aziendale,</li>



<li><strong>coinvolgere </strong>investitori che credano nella visione di Koala Pet e vogliano crescere insieme a noi.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Guardando al futuro, quali sono le principali prospettive e gli obiettivi di sviluppo di Koala Pet?</h2>



<p>Nel breve-medio periodo l’obiettivo è&nbsp;<strong>consolidare il prodotto e il brand</strong>, completando lo sviluppo e strutturando una presenza commerciale solida.<br>Parallelamente lavoriamo alla&nbsp;<strong>scalabilità del modello</strong>, con una visione orientata all’espansione e all’ampliamento dell’offerta.</p>



<p>Koala Pet vuole crescere in modo sostenibile, mantenendo coerenza tra valori, qualità del prodotto e aspettative del mercato.<br>L’ambizione è costruire un progetto duraturo, credibile e riconoscibile, capace di generare valore sia per i clienti sia per gli investitori.</p>



<p>Ora che conosci il progetto di Koala Pet, scopri la campagna di equity crowdfunding per la salute degli animali!</p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-a076b0e2 uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-357f8b85"><div class="uagb-column__overlay"></div>
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<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/equity-crowdfunding-per-la-salute-degli-animali-koala-pet/">L&#8217;equity crowdfunding per la salute degli animali: intervista a Erika Pescatore, CEO di Koala Pet</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
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		<title>Open innovation come strumento concreto per le imprese: l’intervista a Wylab</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/open-innovation-strumento-per-imprese-intervista-wylab/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Feb 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[finanza alternativa]]></category>
		<category><![CDATA[PMI Innovative]]></category>
		<category><![CDATA[startup innovative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Opstart non è solo un fintech hub che propone alle imprese tutti gli strumenti di finanza alternativa legati al crowdfunding: vuole essere anche il nodo centrale di una rete di attori che rispondono a tutte le esigenze di un’azienda che deve crescere, innovare o consolidarsi. I capitali, infatti, non sono l’unica risorsa di cui c’è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/02/Intervista-Wylab-Cover-blog-opstart-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="open innovation" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/02/Intervista-Wylab-Cover-blog-opstart-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/02/Intervista-Wylab-Cover-blog-opstart-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/02/Intervista-Wylab-Cover-blog-opstart-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/02/Intervista-Wylab-Cover-blog-opstart-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/02/Intervista-Wylab-Cover-blog-opstart.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>Opstart non è solo un fintech hub che propone alle imprese tutti gli strumenti di finanza alternativa legati al crowdfunding: vuole essere anche il nodo centrale di una rete di attori che rispondono a <strong>tutte le esigenze di un’azienda che deve crescere, innovare o consolidarsi</strong>. <br>I capitali, infatti, non sono l’unica risorsa di cui c’è bisogno: devono essere affiancati da <strong>persone, competenze, strategie</strong>. Spesso startup e PMI non possiedono tutte queste cose al proprio interno: per questo nascono realtà di supporto come incubatori e acceleratori.<br>Un esempio tra i partner di Opstart è <a href="https://wylab.net/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Wylab</a>, incubatore nato per le startup di sport tech e oggi promotore di percorsi di open innovation, crescita e formazione per tutti i tipi di aziende.</p>



<p>Abbiamo intervistato <strong>Francesca Picasso</strong>, <strong>Chief Operating Officer di Wylab</strong>, per guardare dietro le quinte approfondire cosa significa fare innovazione in modo efficace per un’azienda oggi e quanto è importante farlo con gli strumenti giusti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ciao Francesca, ci racconti il tuo percorso professionale e qual è il tuo ruolo in Wylab?</h2>



<p>Sono in Wylab da novembre 2016, lo stesso anno in cui è nata, e in questi anni sono cresciuta insieme all’azienda vivendone tutte le fasi di sviluppo: dai primi passi come incubatore specializzato nel settore sport-tech fino alla sua evoluzione in <strong>partner strategico per l’innovazione di aziende, startup e istituzioni</strong>, con uno sguardo sempre più ampio anche oltre il mondo dello sport.</p>



<p>Questo percorso condiviso mi ha permesso di conoscere Wylab in modo molto profondo, non solo dal punto di vista progettuale, ma anche umano e organizzativo. Ho visto cambiare il mercato, le esigenze dei clienti e le ambizioni dell’azienda; e nel tempo ho contribuito a strutturare processi, metodo e visione, accompagnando questa crescita in modo consapevole.</p>



<p>Oggi ricopro il ruolo di Chief Operating Officer e mi occupo di far sì che la visione strategica si traduca in progetti concreti e sostenibili. Coordino la struttura organizzativa e le attività operative, lavoro a stretto contatto con il team e con i partner e seguo in prima persona la gestione di progetti complessi, con l’obiettivo di <strong>trasformare le idee in risultati reali</strong>.</p>



<p>Negli anni ho maturato un’esperienza significativa nel campo dell’innovazione, dello sviluppo imprenditoriale e dei programmi di open innovation e accelerazione. Sono Project Leader di <strong>Faros Accelerator &#8211; La Spezia hub</strong> e Project Manager in diversi percorsi, oltre a svolgere attività di mentoring e valutazione per startup e talenti. La mia formazione in Economia Aziendale, unita a un Executive Master in Project Management e metodologie Agile e al percorso come Startup Expert e Mentor al Polihub di Milano, ha rafforzato un approccio molto orientato al metodo, all’organizzazione e alla sostenibilità nel tempo.</p>



<p>Il mio ruolo oggi è fare da <strong>ponte tra visione e execution</strong>, tenendo insieme strategia, persone e progetti. Ed è qualcosa che sento fortemente mio, perché coincide con il percorso di crescita che ho vissuto insieme a Wylab fin dal primo giorno.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Wylab nasce dall’esperienza di Wyscout, una realtà che ha segnato un punto di svolta nel mondo dello sport-tech. In che modo questa origine ha influenzato il vostro approccio all’innovazione e allo sviluppo di nuovi progetti?</h2>



<p>L’esperienza di Wyscout è stata determinante nel definire l’identità e l’approccio di Wylab all’innovazione. Il percorso dei suoi fondatori, dal primo finanziamento al supporto strategico e alla mentorship continua, ci ha insegnato che <strong>far crescere un progetto non significa solo “investire”</strong>, ma soprattutto costruire le condizioni giuste perché un’idea diventi un prodotto scalabile. È da questa consapevolezza che nasce il nostro modello: lavorare al fianco degli imprenditori creando <strong>partnership industriali e relazioni di valore</strong>, più che seguire esclusivamente le logiche tradizionali del venture capital.</p>



<p>Il successo di Wyscout ha lasciato in eredità a Wylab un DNA fatto di spirito pionieristico, visione internazionale e ambizione di sviluppare iniziative ad alto potenziale nello sport-tech e oltre. Ci ha anche trasmesso un metodo molto concreto: <strong>attenzione all’execution, ai dati, alla performance</strong> e a cicli rapidi di sperimentazione, con l’obiettivo di portare sul mercato soluzioni che funzionino davvero “sul campo”, non solo sulla carta.</p>



<p>Le radici nello sport hanno completato questo approccio: lo sport è un contesto che allena disciplina, preparazione, resilienza e spirito di squadra, tutte competenze fondamentali anche quando si innova in azienda. Per questo oggi lo sport per noi non è un limite settoriale, ma un punto di partenza culturale: un modo di fare impresa e innovazione che possiamo applicare in contesti diversi.</p>



<p>Dal 2021, ad esempio, siamo attivi anche nella Blue Economy, con programmi di incubazione e accelerazione dedicati all’innovazione nel settore marittimo e portuale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nel tempo siete passati da incubatore specializzato a partner strategico per l’open innovation e la formazione aziendale. Quali esigenze del mercato vi hanno spinto verso questa evoluzione?</h2>



<p>Questa evoluzione nasce da un’esigenza molto chiara che abbiamo visto crescere nel mercato: aziende e organizzazioni non cercano più solo idee o iniziative spot, ma percorsi strutturati che generino risultati misurabili e duraturi. In Italia il contesto dell’innovazione è sempre più maturo, ma anche più selettivo: crescono gli investimenti in Open Innovation e Venture Building, però si entra in una fase in cui contano davvero l’impatto sul business e la capacità di portare a terra i progetti, non solo di attivarli.</p>



<p>Negli ultimi anni <strong>l’innovazione è diventata una priorità strategica</strong>, ma spesso mancano tre elementi fondamentali: competenze interne, metodo e cultura imprenditoriale capace di trasformare intuizioni in progetti reali. Questo diventa ancora più evidente nel contesto italiano, dove esiste un gap di innovazione legato alla dimensione aziendale: le grandi imprese hanno più strumenti e risorse per innovare, mentre molte PMI faticano ad accedere a processi e competenze adeguate, pur avendo bisogni fortissimi.</p>



<p>Allo stesso tempo, anche lato startup abbiamo visto una criticità strutturale: il mercato italiano fa fatica a far scalare le startup <a href="https://www.opstart.it/it/blog/start-up-innovative-dalla-a-alla-z-quali-sono-le-fasi-di-vita-di-una-impresa">oltre la fase pre-seed</a>, con un marcato spostamento degli investimenti verso fasi più avanzate. Questo rende ancora più importante creare condizioni concrete di crescita, attraverso partnership industriali, validazione sul mercato e progetti con clienti reali.</p>



<p>In parallelo, i trend globali stanno accelerando: lo sport-tech è in forte espansione grazie ad <strong>AI, data, nuovi format esperienziali e fan engagement</strong>, mentre l’Italia mostra ancora un ritardo in termini di readiness. E più in generale, benessere, longevità e community stanno diventando driver centrali di consumo, con esperienze sempre più ibride tra fisico e digitale. In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale non è più una “tecnologia emergente”, ma una leva strutturale di trasformazione economica e organizzativa.</p>



<p>È qui che Wylab ha scelto di rafforzare il proprio ruolo: non solo incubare startup, ma <strong>abilitare persone e organizzazioni a innovare con continuità</strong>, mettendo insieme competenze, metodo ed execution. In questo percorso, pur evolvendo nel tempo, Wylab rimane anche un incubatore certificato: lo siamo sin dal 2017, quando siamo diventati il primo incubatore certificato della Liguria. Per questo oggi ci posizioniamo come partner di riferimento su due leve complementari: da un lato un’offerta di Open Innovation più riconoscibile e sostenibile, dall’altro un’<strong>Academy</strong> che diventa un pilastro strategico di crescita e posizionamento. Anche perché la formazione aziendale sta crescendo, ma resta un gap forte di accesso e utilizzo, soprattutto nelle PMI, nonostante l’alta domanda di competenze digital, AI ed ESG.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Parlate spesso di percorsi di innovazione “su misura”. Cosa significa, concretamente, per un’azienda intraprendere un percorso di open innovation disegnato sulle proprie esigenze?</h2>



<p>Per noi “su misura” significa una cosa semplice: l’open innovation funziona solo se parte dai bisogni reali dell’azienda e si traduce in progetti concreti, non in iniziative standard “uguali per tutti”. Ogni organizzazione ha obiettivi diversi, livelli di maturità differenti e vincoli specifici: per questo un percorso efficace va disegnato in modo mirato.</p>



<p>Concretamente, intraprendere un <strong>percorso di open innovation su misura</strong> con Wylab significa attivare un processo strutturato in cui facciamo da abilitatori di innovazione aperta, facilitando il <strong>trasferimento di idee, soluzioni e competenze dall’ecosistema esterno all’azienda</strong>. Lo facciamo attraverso strumenti e format diversi, come Call for Ideas, Call for Startups, Challenge e iniziative di Corporate Entrepreneurship, selezionati e combinati in base all’obiettivo.</p>



<p>Il percorso può prendere forme diverse:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Programmi di Open Innovation</strong>, promossi da Wylab a livello territoriale o settoriale, che mettono in connessione startup, imprese, istituzioni, università e giovani talenti per trasformare idee in progetti. Oltre a generare innovazione, questi programmi lavorano anche su obiettivi di lungo periodo come diffusione culturale, attrazione di talenti, sostenibilità e costruzione di un ecosistema collaborativo e duraturo.</li>



<li><strong>Innovation Challenge</strong>, quando l’azienda ha una sfida specifica e vuole trovare soluzioni in tempi rapidi. Può essere interna, per attivare le persone dell’organizzazione e stimolare una cultura dell’innovazione diffusa, creando team trasversali e portando le idee all’azione. Oppure esterna, coinvolgendo startup, centri di ricerca, PMI e talenti, per accelerare lo scouting tecnologico e trasformare soluzioni e partecipanti in potenziali partner di co-sviluppo.</li>



<li><strong>Corporate Education</strong>, perché l’innovazione non regge nel tempo senza competenze interne. La formazione nasce proprio dall’esperienza sui programmi di open innovation e serve a rafforzare metodo, mindset e capacità imprenditoriale, con l’obiettivo di sviluppare e trattenere talento e costruire una cultura aziendale capace di evolvere.</li>
</ul>



<p>Il valore del “su misura” sta anche nella possibilità di co-progettare e integrare più iniziative tra loro, costruendo un percorso coerente, sostenibile e realmente aderente alle priorità dell’azienda: dalla definizione della sfida alla ricerca di soluzioni, fino alla sperimentazione e all’impatto sul business.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Accanto alla tecnologia, Wylab attribuisce grande importanza allo sviluppo delle persone e delle competenze interne. Perché formazione e innovazione, secondo te, devono procedere insieme? E quali competenze ritieni fondamentali per affrontare il cambiamento in modo efficace?</h2>



<p>Formazione e innovazione devono procedere insieme perché l’innovazione non è solo tecnologia: è soprattutto capacità delle persone di interpretare il cambiamento e trasformarlo in scelte e progetti concreti. Puoi avere strumenti avanzati e accesso alle migliori soluzioni sul mercato, ma se dentro l’organizzazione mancano metodo, mindset e competenze, l’innovazione resta episodica e non scala.</p>



<p>Inoltre, <strong>investire sulle competenze</strong> non è solo un tema “culturale”, ma anche di performance: i dati mostrano che le aziende che investono in formazione possono ottenere fino a +24% di produttività. Questo rende la formazione una leva strategica, non un costo accessorio.</p>



<p>È proprio da questa consapevolezza che nasce la <strong>Wylab Academy</strong>, costruita su un’esperienza consolidata nella formazione imprenditoriale, nell’innovazione e nelle competenze digitali. Attraverso corsi, workshop e percorsi su misura, supportiamo la crescita di imprenditori, professionisti, studenti e innovatori in un contesto in continua evoluzione. E lo facciamo con un approccio molto pratico: la formazione non è teoria fine a sé stessa, ma un modo per creare autonomia, responsabilità e capacità di execution.</p>



<p>Per le aziende, inoltre, Wylab offre un servizio end-to-end per lo sviluppo e la gestione di <strong>academy aziendali</strong>: dall’analisi dei bisogni formativi, alla definizione dei contenuti, dalla selezione dei docenti alla gestione operativa, fino alla misurazione dell’impatto. Questo permette di rendere la formazione continua, coerente con la strategia e davvero utile per l’organizzazione.</p>



<p>Le competenze che ritengo fondamentali oggi per affrontare il cambiamento in modo efficace sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Mentalità imprenditoriale e ownership, per trasformare idee in azione.</li>



<li>Problem solving e pensiero critico, per prendere decisioni in contesti complessi.</li>



<li>Metodo e capacità di execution, per sperimentare e portare risultati.</li>



<li>Collaborazione e leadership diffusa, perché l’innovazione è un lavoro di squadra.</li>



<li>Adattabilità, per imparare rapidamente e gestire l’incertezza.</li>



<li>Competenze digitali e AI literacy, sempre più centrali in qualsiasi settore.</li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading">In un ecosistema sempre più interconnesso, che ruolo possono avere strumenti come il crowdfunding nei percorsi di crescita di startup e imprese innovative?</h2>



<p>Il crowdfunding oggi può avere un ruolo molto più strategico rispetto alla sola raccolta di capitale. È uno strumento che, se usato bene, permette a startup e imprese innovative di validare il mercato, attivare una community e costruire credibilità in tempi rapidi.</p>



<p>In un ecosistema interconnesso, infatti, la crescita non passa solo dai finanziamenti tradizionali, ma dalla capacità di <a href="https://www.opstart.it/it/blog/networking-crowdfunding-contatti-sono-piu-strategici-del-capitale">creare relazioni</a>, fiducia e coinvolgimento attorno a un progetto. Il crowdfunding può diventare un acceleratore di questo processo: <strong>aiuta a testare una value proposition, a misurare l’interesse reale e a trasformare i primi sostenitori in ambassador</strong>.</p>



<p>Inoltre, può essere un ponte tra innovazione e territorio: permette di unire una dimensione “globale”, accesso a capitali e network più ampi, con una dimensione “local”, valorizzando comunità e stakeholder vicini al progetto. È una logica molto in linea con il nostro approccio “G-Local”: partire da un’identità forte e da un ecosistema concreto, per scalare oltre i confini.</p>



<p></p>



<p>Per molte PMI, affrontare un percorso di innovazione significa anche individuare <strong>strumenti finanziari coerenti con i propri obiettivi di sviluppo</strong>. Il crowdfunding può rappresentare una soluzione complementare ai canali tradizionali.</p>



<p></p>



<p>Scopri come l’hub Opstart supporta le imprese nella raccolta di capitali e nella costruzione di percorsi di crescita strutturati.</p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-13c45af8 uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-d333727b"><div class="uagb-column__overlay"></div>
<div class="wp-block-uagb-marketing-button uagb-marketing-btn__align-center uagb-marketing-btn__align-text-center uagb-marketing-btn__icon-after uagb-block-ac879a8a wp-block-button"><a href="https://www.opstart.it/it/raccogli" class="uagb-marketing-btn__link wp-block-button__link" target="" rel="noopener noreferrer"><span class="uagb-marketing-btn__title">Scopri di più</span><svg xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 512 512"><path d="M384 320c-17.67 0-32 14.33-32 32v96H64V160h96c17.67 0 32-14.32 32-32s-14.33-32-32-32L64 96c-35.35 0-64 28.65-64 64V448c0 35.34 28.65 64 64 64h288c35.35 0 64-28.66 64-64v-96C416 334.3 401.7 320 384 320zM488 0H352c-12.94 0-24.62 7.797-29.56 19.75c-4.969 11.97-2.219 25.72 6.938 34.88L370.8 96L169.4 297.4c-12.5 12.5-12.5 32.75 0 45.25C175.6 348.9 183.8 352 192 352s16.38-3.125 22.62-9.375L416 141.3l41.38 41.38c9.156 9.141 22.88 11.84 34.88 6.938C504.2 184.6 512 172.9 512 160V24C512 10.74 501.3 0 488 0z"></path></svg></a></div>
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		<item>
		<title>Il software per la gestione delle CER: intervista al CEO di Hub Project Italia</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/il-software-per-la-gestione-delle-cer-intervista-al-ceo-hub-project-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jan 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[equity crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[Innovare]]></category>
		<category><![CDATA[sostenibilità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://blog.crowdbase.it/?p=7085</guid>

					<description><![CDATA[<p>Negli ultimi anni è diventata sempre più centrale la necessità di affrontare il cambiamento climatico, di ricercare una maggiore autonomia energetica e di ridurre i costi. Una possibile risposta a queste sfide è rappresentata dallo sviluppo delle CER, le Comunità Energetiche Rinnovabili, un modello in forte crescita a livello globale per la produzione e l’autoconsumo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/il-software-per-la-gestione-delle-cer-intervista-al-ceo-hub-project-italia/">Il software per la gestione delle CER: intervista al CEO di Hub Project Italia</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/01/TEMPLATE-Interviste-blog-5-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="gestione delle CER" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/01/TEMPLATE-Interviste-blog-5-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/01/TEMPLATE-Interviste-blog-5-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/01/TEMPLATE-Interviste-blog-5-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/01/TEMPLATE-Interviste-blog-5-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/01/TEMPLATE-Interviste-blog-5.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>Negli ultimi anni è diventata sempre più centrale la necessità di affrontare il <strong>cambiamento climatico</strong>, di ricercare una <strong>maggiore autonomia energetica</strong> e di <strong>ridurre i costi</strong>. Una possibile risposta a queste sfide è rappresentata dallo sviluppo delle <strong>CER</strong>, le <strong>Comunità Energetiche Rinnovabili</strong>, un modello in forte crescita a livello globale per la produzione e l’autoconsumo di energia pulita.</p>



<p>Per approfondire questo tema abbiamo intervistato <strong>Saverio Pierro</strong>, <em>CEO </em>di <strong><a href="https://hubprojectitalia.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Hub Project Italia</a></strong>, azienda che ha sviluppato una <strong>piattaforma</strong> dedicata alla <strong>creazione </strong>e alla <strong>gestione </strong>delle CER. La società è al momento live con una campagna su Opstart.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ciao Saverio, puoi raccontarci di cosa si occupa Hub Project Italia? Cosa sono le Comunità Energetiche Rinnovabili e cosa comporta la loro gestione?</h2>



<p><strong>Hub Project Italia</strong> si occupa di accompagnare imprese, enti pubblici e territori nel percorso di <strong>transizione energetica</strong> e <strong>digitale</strong>. In pratica, lavoriamo su soluzioni concrete per produrre e usare energia in modo più efficiente e sostenibile: dalla progettazione di impianti rinnovabili e sistemi di accumulo, fino a strumenti digitali che aiutano a monitorare i consumi e ottimizzare le performance.</p>



<p>Le <strong>Comunità Energetiche Rinnovabili</strong>, o <strong>CER</strong>, sono proprio uno dei modelli più interessanti di questa trasformazione: sono gruppi di cittadini, piccole e medie imprese ed enti locali che si mettono insieme per produrre e condividere energia da fonti rinnovabili, come il fotovoltaico. È un modello “dal basso” che trasforma le persone da semplici consumatori a “<strong>prosumer</strong>”, cioè produttori e consumatori allo stesso tempo. L’obiettivo non è fare profitto, ma generare <strong>benefici reali </strong>per la comunità: risparmio in bolletta, sostenibilità ambientale, più consapevolezza sui consumi e anche un impatto sociale positivo.</p>



<p>In questo contesto, il ruolo di Hub Project Italia è rendere tutto più <strong>semplice</strong>: supportare la <strong>nascita </strong>e la <strong>gestione </strong>delle CER, aiutare a fare studi di fattibilità, costruire una governance chiara e mettere a disposizione strumenti digitali che rendano la gestione delle CER trasparente ed efficiente. L’idea è permettere a più persone possibile di partecipare alla<strong> transizione energetica</strong>, in modo pratico e accessibile. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali sono i principali vantaggi che il progetto di Hub Project Italia offre alle imprese e ai territori coinvolti?</h2>



<p>I vantaggi principali sono <strong>concreti </strong>e <strong>misurabili</strong>, sia per le imprese sia per i territori.</p>



<p>Per le aziende significa innanzitutto ridurre i costi energetici e proteggersi dalla volatilità dei prezzi, grazie all’utilizzo di tecnologie intelligenti e agli incentivi legati all’innovazione digitale. Ma c’è anche un beneficio strategico: partecipare a una CER migliora il <strong>profilo ESG</strong> e l’impronta ecologica del prodotto, rafforza la competitività e consente alle imprese di essere più competitive sul mercato in quanto parte attiva della transizione energetica, non semplici utenti finali.</p>



<p>Per i territori, invece, il valore è ancora più ampio. Le CER favoriscono una produzione di energia locale, più <strong>resiliente </strong>e <strong>meno dipendente</strong> dall’esterno, generando ricadute economiche dirette sul territorio. Il modello promosso da Hub Project Italia stimola la <strong>collaborazione </strong>tra cittadini, imprese ed enti locali, rafforza il senso di comunità e contribuisce a contrastare la povertà energetica.</p>



<p>Il progetto aggiunge poi un elemento distintivo: l’uso di una <strong>piattaforma digitale avanzata</strong>, basata su dati, automazione e blockchain, che rende la gestione dell’energia trasparente ed efficiente. In questo modo i benefici non sono solo ambientali, ma anche economici e sociali, creando un circolo virtuoso di sviluppo sostenibile per tutti gli attori coinvolti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In che modo Hub Project Italia si posiziona all’interno di un mercato in forte crescita come quello delle comunità energetiche? E qual è il posizionamento rispetto ai competitor?</h2>



<p>Hub Project Italia si posiziona in questo mercato come un abilitatore “<strong>end-to-end</strong>”: non solo tecnologia, ma anche capacità di portare le CER dalla teoria alla pratica. In un settore che sta crescendo rapidamente, il punto non è soltanto avere un buon software, ma riuscire a <strong>semplificare </strong>un percorso che oggi è percepito come complesso: fattibilità, governance, realizzazione degli impianti, avvio sul portale GSE, gestione operativa e distribuzione dei benefici. HPI entra proprio lì, mettendo insieme competenze di ingegneria integrata e strumenti digitali per rendere scalabile la creazione e la gestione delle comunità.</p>



<p>Rispetto ai competitor, il posizionamento è chiaro: mentre molte soluzioni sul mercato si concentrano su singoli pezzi (monitoraggio, rendicontazione, gestione amministrativa), Hub Project Italia punta a una proposta più <strong>completa </strong>e <strong>distintiva</strong>, con tre elementi forti:</p>



<p>1. <strong>Servizio a 360°</strong>: supporto tecnico-operativo e non solo piattaforma. Questo riduce le barriere d’ingresso per comuni, PMI e cittadini che vogliono partire ma non hanno struttura interna.</p>



<p>2. <strong>Differenziazione tecnologica</strong>: trasparenza e tracciabilità dei flussi grazie alla blockchain, e ottimizzazione con strumenti digitali avanzati. L’obiettivo è rendere più semplice e più affidabile la gestione dei dati energetici, economici e decisionali.</p>



<p>3. <strong>Visione di governance evoluta</strong>: la prospettiva di gestire comunità con logiche tipo DAO e la realizzazione di un mercato secondario per lo scambio di energia tra utenti (partecipazione più democratica e processi più automatizzati) rappresentano elementi di vantaggio competitivo, perché rispondono ad un bisogno reale: rendere la governance delle CER efficiente, inclusiva e verificabile.</p>



<p>In sintesi, HPI non si propone come “<strong>l’ennesimo software</strong>”, ma come un partner che combina esperienza sul campo e innovazione digitale per far crescere comunità energetiche che funzionano davvero, con un focus forte su semplicità d’uso e valore per tutti gli attori coinvolti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa vi ha portati a scegliere l’equity crowdfunding su Opstart come strumento per la raccolta di capitali?</h2>



<p>La scelta dell’<strong>equity crowdfunding</strong> su <strong>Opstart </strong>è coerente con il DNA del progetto e con i valori che promuoviamo. Hub Project Italia lavora ogni giorno su modelli energetici <strong>partecipativi </strong>e <strong>decentralizzati</strong>, come le Comunità Energetiche Rinnovabili, e il crowdfunding rappresenta la naturale estensione di questa filosofia anche sul piano finanziario.</p>



<p>Attraverso Opstart vogliamo aprire il progetto a una platea più ampia di investitori, non solo istituzionali, ma anche cittadini, professionisti e imprese che credono nella transizione energetica e vogliono diventarne parte attiva. L’equity crowdfunding consente infatti di <strong>democratizzare </strong>l’accesso al capitale, allineando gli interessi degli investitori con lo sviluppo di un’iniziativa ad alto impatto ambientale, sociale e territoriale.</p>



<p>Opstart, in particolare, è una piattaforma che conosce bene il mondo dell’innovazione e della sostenibilità, offre un contesto regolamentato e trasparente e permette di raccontare il progetto in modo chiaro, valorizzandone la visione industriale e il potenziale di crescita. Per noi non è solo uno strumento di raccolta fondi, ma anche un modo per costruire fin da subito una <strong>comunità </strong>di stakeholder che condivida il percorso di crescita di Hub Project Italia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Guardando al futuro, quali sono le principali prospettive di sviluppo per Hub Project Italia e per la gestione delle CER?</h2>



<p>Guardando al futuro, vediamo Hub Project Italia crescere lungo tre direttrici principali: <strong>scalabilità</strong>, <strong>innovazione </strong>e<strong> impatto sul territorio</strong>.</p>



<p>Nel breve–medio periodo l’obiettivo è consolidare e scalare la piattaforma dedicata alle Comunità Energetiche Rinnovabili, accompagnando la nascita di nuove CER in diverse aree del Paese e rendendo il modello replicabile, semplice e sostenibile anche per realtà di piccole e medie dimensioni.</p>



<p>Dal punto di vista tecnologico, continueremo a investire molto sull’evoluzione degli strumenti digitali: integrazione sempre più spinta tra dati energetici, automazione e intelligenza artificiale, fino a modelli di governance avanzata che rendano le comunità più trasparenti, partecipative ed efficienti. In questa prospettiva l’internazionalizzazione avviata in Corea del Sud nel 2025, ci permette di confrontarci con altre realtà innovative per un confronto di idee sull’evoluzione dei modelli di gestione decentralizzata e l’operatività e il coinvolgimento degli attori locali.</p>



<p>Infine, c’è una dimensione territoriale e industriale molto forte: Hub Project Italia vuole diventare un partner di riferimento per imprese ed enti locali nella transizione energetica, contribuendo allo sviluppo di filiere locali, nuove competenze e occupazione qualificata. L’ambizione è costruire un ecosistema in cui innovazione tecnologica, sostenibilità e valore condiviso procedano insieme, trasformando le comunità energetiche in un vero motore di sviluppo per i territori.</p>



<p>Ora che hai letto l&#8217;intervista completa e conosci il software per la gestione delle CER, scopri la <strong>campagna di equity crowdfunding</strong> sul portale!</p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-26e72ef2 uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-1e8405be"><div class="uagb-column__overlay"></div>
<div class="wp-block-uagb-marketing-button uagb-marketing-btn__align-center uagb-marketing-btn__align-text-center uagb-marketing-btn__icon-after uagb-block-af829e55 wp-block-button"><a href="https://www.opstart.it/it/progetti/dettaglio/13968-hub-project-italia" class="uagb-marketing-btn__link wp-block-button__link" target="" rel="noopener noreferrer"><span class="uagb-marketing-btn__title">Scopri la campagna</span><svg xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 512 512"><path d="M384 320c-17.67 0-32 14.33-32 32v96H64V160h96c17.67 0 32-14.32 32-32s-14.33-32-32-32L64 96c-35.35 0-64 28.65-64 64V448c0 35.34 28.65 64 64 64h288c35.35 0 64-28.66 64-64v-96C416 334.3 401.7 320 384 320zM488 0H352c-12.94 0-24.62 7.797-29.56 19.75c-4.969 11.97-2.219 25.72 6.938 34.88L370.8 96L169.4 297.4c-12.5 12.5-12.5 32.75 0 45.25C175.6 348.9 183.8 352 192 352s16.38-3.125 22.62-9.375L416 141.3l41.38 41.38c9.156 9.141 22.88 11.84 34.88 6.938C504.2 184.6 512 172.9 512 160V24C512 10.74 501.3 0 488 0z"></path></svg></a></div>
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<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/il-software-per-la-gestione-delle-cer-intervista-al-ceo-hub-project-italia/">Il software per la gestione delle CER: intervista al CEO di Hub Project Italia</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
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			</item>
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		<title>L&#8217;ecosistema a supporto delle imprese innovative: intervista a Silvia Marchini del Polo Tecnologico Navacchio</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/sostegno-delle-imprese-innovative-intervista-silvia-marchini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jan 2026 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[Innovare]]></category>
		<category><![CDATA[PMI Innovative]]></category>
		<category><![CDATA[startup innovative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le imprese innovative nascono da un’iniziativa privata, ma non sono un atto individuale: il loro successo dipende in larga parte dal sistema di relazioni che sono capaci di costruire, sia al loro interno sia al loro esterno. Nessuna impresa è un’isola: tutte si inseriscono in un tessuto produttivo che può essere più o meno favorevole [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/sostegno-delle-imprese-innovative-intervista-silvia-marchini/">L&#8217;ecosistema a supporto delle imprese innovative: intervista a Silvia Marchini del Polo Tecnologico Navacchio</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/01/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-5-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="imprese innovative" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/01/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-5-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/01/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-5-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/01/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-5-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/01/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-5-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2026/01/NUOVO-TEMPLATE-BLOG-da-dicembre-2024-5.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>Le imprese innovative nascono da un’iniziativa privata, ma non sono un atto individuale: il loro successo dipende in larga parte dal sistema di relazioni che sono capaci di costruire, sia al loro interno sia al loro esterno. Nessuna impresa è un’isola: tutte si inseriscono in un tessuto produttivo che può essere più o meno favorevole al loro sviluppo. </p>



<p>Per questo motivo sono importanti le iniziative pubbliche o pubblico-private per creare un terreno fertile all’imprenditoria, soprattutto quella innovativa, che ha bisogno di maggiore supporto per costruire radici solide. Le incognite, le difficoltà e i costi dell’innovazione si possono affrontare al meglio solo all’interno di un <strong>ecosistema pensato per supportare le imprese innovative</strong>.</p>



<p>È quello che si propongono di fare realtà come il <strong>Polo Tecnologico Navacchio</strong> in Toscana, con il quale Opstart vanta una partnership che arricchisce la rete di attori di supporto all’imprenditoria e all’innovazione che il nostro fintech hub sta costruendo nel tempo.</p>



<p>Per approfondire il valore del networking e del supporto strategico professionale per le startup e le PMI innovative, abbiamo intervistato <strong>Silvia Marchini, Responsabile Innovation Financing e Area Startup </strong>del <a href="https://polotecnologico.it/">Polo Tecnologico Navacchio</a>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come è nato il Polo Tecnologico Navacchio e qual è la sua missione nel promuovere l’innovazione nel territorio toscano?</h2>



<p>Il Polo Tecnologico di Navacchio nasce alla fine degli anni Novanta come progetto di sviluppo territoriale promosso dalla Regione Toscana e dagli enti locali, con l’obiettivo di creare <strong>un’infrastruttura stabile a supporto dell’innovazione tecnologica</strong> e delle imprese innovative. Fin dall’inizio l’idea non era quella di realizzare solo spazi per imprese, ma un contesto capace di accompagnare la crescita delle aziende nel tempo. </p>



<p>Oggi la missione del Polo è sostenere la competitività del sistema produttivo, offrendo servizi integrati per l’innovazione, il trasferimento tecnologico e l’accesso a opportunità di sviluppo e finanziamento. Il Polo lavora come hub in cui imprese, startup, ricerca e istituzioni possono incontrarsi e collaborare in modo continuativo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali servizi offre il Polo Tecnologico di Navacchio alle imprese innovative e alle startup?</h2>



<p>Il Polo offre un insieme articolato di servizi che va dalla disponibilità di uffici e spazi attrezzati fino al supporto strategico allo sviluppo del business. Il Polo affianca le startup nella crescita, nell’innovazione dei processi e dei prodotti, e nell’accesso a finanziamenti pubblici e privati. Sono attivi percorsi di incubazione, ma anche servizi rivolti a <a href="https://www.opstart.it/it/blog/finanza-alternativa-pmi-crescere-con-tradizione-innovazione">PMI già strutturate</a>, progetti di open innovation, attività di formazione e consulenza specialistica. L’approccio è modulare e personalizzato, pensato per rispondere a bisogni diversi in fasi diverse del ciclo di vita aziendale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In che modo il Polo facilita il networking e il collegamento tra imprese innovative, investitori, università e centri di ricerca? </h2>



<p>Il Polo Tecnologico di Navacchio opera come <strong>piattaforma di connessione stabile tra imprese, università, centri di ricerca, investitori e istituzioni</strong>. Questo avviene sia attraverso la prossimità fisica all’interno dell’hub, sia tramite eventi, incontri di <a href="https://www.opstart.it/it/blog/networking-crowdfunding-contatti-sono-piu-strategici-del-capitale">networking</a>, progetti collaborativi e iniziative di open innovation. Il Polo lavora molto sulla costruzione di relazioni di medio-lungo periodo, favorendo collaborazioni concrete e non solo occasioni di visibilità. Il networking è visto come uno strumento operativo per generare opportunità di sviluppo, sperimentazione e crescita condivisa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">C’è qualche progetto o realtà che è cresciuta all’interno del Polo Tecnologico Navacchio e che rappresenta per voi un esempio particolarmente significativo del valore dell’ecosistema che avete costruito?</h2>



<p>Nel tempo al Polo Tecnologico di Navacchio sono cresciute diverse realtà che per noi raccontano molto bene il valore dell’ecosistema che abbiamo costruito, soprattutto nella capacità di accompagnare idee ad alto contenuto tecnologico verso il mercato. Un esempio significativo è Soundsafe Care, startup deep tech che sviluppa soluzioni innovative per la chirurgia oncologica non invasiva, integrando robotica avanzata e ultrasuoni focalizzati. Nata come spin-off dell’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, la startup è cresciuta all’interno del nostro Polo, trovando non solo spazi e servizi, ma connessioni, competenze, contaminazione e un contesto che permette a idee molto diverse tra loro di crescere e trovare la propria strada. La startup, infatti, ha già ottenuto importanti riconoscimenti a livello nazionale e avviato un percorso di crescita sostenuto anche da investimenti dedicati allo sviluppo tecnologico e collaborazioni con altre realtà all’interno del nostro ecosistema.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il Polo Tecnologico Navacchio dispone di uffici e spazi fisici in Toscana: quanto sono importanti questi luoghi nel percorso di innovazione e crescita delle imprese innovative che supportate?</h2>



<p>Gli spazi fisici del Polo sono una componente centrale del modello. Uffici, laboratori e aree comuni non sono semplicemente luoghi di lavoro, ma <strong>ambienti pensati per favorire l’incontro e la contaminazione</strong> tra imprese diverse. La vicinanza quotidiana facilita lo scambio di competenze, la nascita di collaborazioni e l’accesso ai servizi. Per molte aziende, lavorare all’interno dell’hub significa entrare in un ecosistema che supporta l’innovazione in modo continuo e concreto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quali trend o settori tecnologici stanno emergendo con maggiore forza all’interno del Polo e verso quali ambiti guardate con più interesse per il futuro?</h2>



<p>All’interno del Polo si stanno consolidando con forza <strong>ambiti legati al digitale, all’intelligenza artificiale, alla robotica, alla cybersecurity e al med-tech</strong>. Accanto a questi trend tecnologici, cresce l’attenzione verso modelli di open innovation e hub verticali tematici, capaci di mettere in relazione startup, PMI e imprese mature. Il futuro del Polo va nella direzione di rafforzare queste traiettorie, mantenendo un forte legame tra innovazione tecnologica e applicazione industriale.</p>



<p>Hai una delle imprese innovative di cui abbiamo parlato e stai considerando la possibilità di fare una campagna di crowdfunding? Prenota una call con i nostri analisti. </p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-b00fabe5 uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-4e726013"><div class="uagb-column__overlay"></div>
<div class="wp-block-uagb-marketing-button uagb-marketing-btn__align-center uagb-marketing-btn__align-text-center uagb-marketing-btn__icon-after uagb-block-00d5beda wp-block-button"><a href="https://calendly.com/relazioni_opstart/raccogli_capitali" class="uagb-marketing-btn__link wp-block-button__link" target="" rel="noopener noreferrer"><span class="uagb-marketing-btn__title">Prenota una call</span><svg xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 512 512"><path d="M384 320c-17.67 0-32 14.33-32 32v96H64V160h96c17.67 0 32-14.32 32-32s-14.33-32-32-32L64 96c-35.35 0-64 28.65-64 64V448c0 35.34 28.65 64 64 64h288c35.35 0 64-28.66 64-64v-96C416 334.3 401.7 320 384 320zM488 0H352c-12.94 0-24.62 7.797-29.56 19.75c-4.969 11.97-2.219 25.72 6.938 34.88L370.8 96L169.4 297.4c-12.5 12.5-12.5 32.75 0 45.25C175.6 348.9 183.8 352 192 352s16.38-3.125 22.62-9.375L416 141.3l41.38 41.38c9.156 9.141 22.88 11.84 34.88 6.938C504.2 184.6 512 172.9 512 160V24C512 10.74 501.3 0 488 0z"></path></svg></a></div>
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<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/sostegno-delle-imprese-innovative-intervista-silvia-marchini/">L&#8217;ecosistema a supporto delle imprese innovative: intervista a Silvia Marchini del Polo Tecnologico Navacchio</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
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		<title>PowandGo un anno dopo: crescita e visione dell&#8217;impresa in equity crowdfunding</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/powandgo-azienda-charge-sharing-equity-crowdfunding/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[equity crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[Innovare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le realtà che ospitiamo sul portale per una raccolta di equity crowdfunding, una volta conclusa l’operazione, intraprendono un percorso sostenuto dai capitali raccolti su Opstart. Tra queste c’è PowandGo, azienda attiva nel settore del charge sharing, oggi al secondo periodo di offerta della campagna di equity crowdfunding dopo aver raccolto oltre 150.000€ nel 2024. Per [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/powandgo-azienda-charge-sharing-equity-crowdfunding/">PowandGo un anno dopo: crescita e visione dell&#8217;impresa in equity crowdfunding</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/TEMPLATE-Interviste-blog-3-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="equity crowdfunding charge sharing" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/TEMPLATE-Interviste-blog-3-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/TEMPLATE-Interviste-blog-3-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/TEMPLATE-Interviste-blog-3-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/TEMPLATE-Interviste-blog-3-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/TEMPLATE-Interviste-blog-3.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>Le realtà che ospitiamo sul portale per una raccolta di equity crowdfunding, una volta conclusa l’operazione, intraprendono un percorso <strong>sostenuto dai capitali raccolti su Opstart</strong>. Tra queste c’è <strong>PowandGo</strong>, azienda attiva nel settore del charge sharing, oggi al <a href="https://www.opstart.it/it/progetti/dettaglio/13951-powandgo---linnovativo-servizio-di-charge-sharing-2deg-periodo-dofferta">secondo periodo di offerta</a> della campagna di equity crowdfunding dopo aver raccolto oltre 150.000€ nel 2024.</p>



<p>Per scoprire i progressi compiuti dall’azienda negli ultimi dodici mesi, abbiamo intervistato nuovamente il <em>co-founder</em> <strong>Alessio Troilo</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Ciao Alessio, dall&#8217;intervista precedente è passato poco più di un anno: quali sono i principali risultati operativi che PowandGo ha raggiunto in questo periodo?</h2>



<p>Ciao, grazie per questa nuova opportunità di raccontare le novità più rilevanti. In poco più di un anno <strong><a href="https://www.powandgo.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PowandGo</a> </strong>ha fatto un salto di scala molto netto sul <strong>piano operativo</strong>. Abbiamo visto l’ingresso nel capitale di <strong>società del settore elettrico</strong>, che hanno rafforzato in modo significativo competenze industriali, visione strategica e credibilità del progetto. Questo ha portato anche a <strong>un’evoluzione della governance</strong>, oggi più strutturata e orientata alla crescita. Parallelamente abbiamo <strong>avviato il go-to-market</strong> e <strong>chiuso accordi commerciali rilevanti </strong>con partner come Afore, Noleggio Lorini, Tresessanta, SIRC, Ali Energia e Tua Energia, che ci permettono di accelerare la diffusione del servizio sul territorio. Infine, il percorso in <strong>SmartCityLab</strong> rappresenta un ulteriore elemento chiave: ci sta supportando nel posizionamento di PowandGo all’interno degli ecosistemi di innovazione e smart mobility.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Avete introdotto nuove funzionalità o servizi rispetto a quelli inizialmente offerti? Quali sono stati gli impatti più significativi?</h2>



<p>Sì, nel corso dell’ultimo periodo abbiamo ampliato in modo significativo <strong>l’offerta iniziale</strong>. Abbiamo introdotto il <strong>CPC8</strong>, un sistema proprietario che ci consente di gestire in modo intelligente più punti di ricarica all’interno della stessa infrastruttura per fare colloquiare con Powandgo ,in maniera automatica, fino ad 8 dispositivi in parallelo di altre marche di wallbox e colonnine. </p>



<p>Abbiamo esteso il servizio alla ricarica per e-bike e mini-cars, intercettando una domanda in forte crescita soprattutto nei contesti urbani e turistici. Tutto è stato progettato come una soluzione completamente plug-and-play, integrata tra hardware e software, che non richiede installazioni complesse. L’impatto principale è stato un <strong>abbattimento delle barriere all’adozione</strong>: tempi di attivazione più rapidi, costi più bassi e maggiore scalabilità del modello, sia per i clienti finali sia per i partner commerciali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">In cosa è cambiato il mercato della mobilità elettrica in Italia ed Europa nell’ultimo anno, e in che modo questi cambiamenti hanno influito sulla strategia di PowandGo?</h2>



<p>Negli ultimi dodici mesi il mercato della mobilità elettrica, sia in Italia che in Europa, è <strong>cambiato in modo radicale</strong>.</p>



<p>Non stiamo assistendo a un rallentamento, ma a una <strong>fase di maturazione</strong>: i grandi player hanno rallentato gli investimenti sulle reti ad alta potenza, le vendite di EV sono diventate meno speculative e più orientate all’uso reale, e contemporaneamente è aumentata la richiesta di <strong>infrastrutture intelligenti, diffuse e sostenibili economicamente.</strong></p>



<p>L’effetto più evidente è che il modello “solo grandi colonnine pubbliche” non è più sufficiente. Le aziende, i ristoranti, gli hotel, i parcheggi e i privati stanno iniziando a capire che <strong>la ricarica diventa un servizio</strong>, non solo un’infrastruttura. Questo apre un <strong>mercato enorme</strong> per soluzioni flessibili, interoperabili e con costi sostenibili.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come sono stati impiegati i capitali raccolti nel primo periodo d&#8217;offerta in equity crowdfunding su Opstart? Su quali attività vi siete concentrati maggiormente?</h2>



<p>I capitali raccolti nella prima campagna di equity crowdfunding<strong> su Opstart</strong> sono stati impiegati con un obiettivo molto chiaro: <strong>consolidare il prodotto e validarlo nel settore del charge sharing</strong>. La prima parte delle risorse è stata dedicata al miglioramento dell’esperienza utente dell’applicazione, rendendo flusso di prenotazione, pagamento e gestione della ricarica molto più semplice e immediato. Parallelamente abbiamo sviluppato e integrato i nostri sistemi hardware , dal CPC8 alla wallbox per e-bike , in un’unica soluzione plug-and-play che non richiede installazioni complesse e permette a chiunque di attivare un punto di ricarica in pochi minuti.</p>



<p>Abbiamo poi avviato <strong>beta test reali</strong> con proprietari di colonnine e autisti, osservando comportamenti, esigenze e criticità nell’uso quotidiano. Questo ci ha permesso di raccogliere <strong>dati concreti </strong>e di <strong>intervenire rapidamente</strong> con correzioni, ottimizzazioni e nuove funzionalità sviluppate proprio sulla base dei feedback ricevuti.</p>



<p><strong>Il risultato è un prodotto molto più maturo, stabile e vicino alle esigenze reali del mercato</strong><strong>,</strong> pronto per la fase di scalabilità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Come immagini l’evoluzione di PowandGo nei prossimi mesi, tra sviluppo del servizio ed espansione del network?</h2>



<p>Nei prossimi mesi PowandGo entra in una fase di <strong>accelerazione concreta</strong>. Oltre al completamento del servizio – con hardware proprietario e un sistema integrato di prenotazione e pagamenti ancora più semplice – possiamo contare su investitori del settore energetico che porteranno pipeline di clienti già strutturate. </p>



<p>Il percorso in SmartCityLab sta velocizzando<strong> l’accesso a partnership istituzionali</strong>, mentre la nostra rete di installatori e distributori ci permette di <strong>scalare sul territorio molto più rapidamente</strong>. L’obiettivo è trasformare PowandGo nella rete privata di ricarica più diffusa e profittevole nel segmento privato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Che messaggio vorresti trasmettere oggi a potenziali investitori che non conoscevano PowandGo al momento della precedente intervista?</h2>



<p>Il messaggio che voglio trasmettere agli investitori è semplice: <strong>PowandGo non è più la stessa realtà di un anno fa</strong>. All’epoca eravamo un team composto esclusivamente dai founder; oggi, tra gli azionisti, abbiamo figure di spicco dell’imprenditoria italiana che hanno elevato in modo significativo le nostre competenze distintive, la qualità della governance e la capacità di leggere il mercato con maggiore lucidità e visione. Il loro ingresso ha portato pipeline commerciali concrete, relazioni ad alto livello e una velocità di esecuzione molto superiore, aprendo a PowandGo canali di penetrazione che prima non erano accessibili. Per questo<strong> il progetto oggi è più solido</strong>, più professionale e con prospettive di crescita decisamente più ambiziose rispetto alla fase iniziale.</p>



<p>Non perdere il secondo periodo d&#8217;offerta della campagna di equity crowdfunding PowandGo, società del settore del charge sharing: l’azienda ha già raccolto oltre 60.000€ e mancano meno di due settimane alla chiusura.</p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-6f625b7d uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-e23446ad"><div class="uagb-column__overlay"></div>
<div class="wp-block-uagb-marketing-button uagb-marketing-btn__align-center uagb-marketing-btn__align-text-center uagb-marketing-btn__icon-after uagb-block-4a6179ca wp-block-button"><a href="https://www.opstart.it/it/progetti/dettaglio/13951-powandgo---linnovativo-servizio-di-charge-sharing-2deg-periodo-dofferta" class="uagb-marketing-btn__link wp-block-button__link" target="" rel="noopener noreferrer"><span class="uagb-marketing-btn__title">Scopri PowandGo</span><svg xmlns="https://www.w3.org/2000/svg" viewBox="0 0 512 512"><path d="M384 320c-17.67 0-32 14.33-32 32v96H64V160h96c17.67 0 32-14.32 32-32s-14.33-32-32-32L64 96c-35.35 0-64 28.65-64 64V448c0 35.34 28.65 64 64 64h288c35.35 0 64-28.66 64-64v-96C416 334.3 401.7 320 384 320zM488 0H352c-12.94 0-24.62 7.797-29.56 19.75c-4.969 11.97-2.219 25.72 6.938 34.88L370.8 96L169.4 297.4c-12.5 12.5-12.5 32.75 0 45.25C175.6 348.9 183.8 352 192 352s16.38-3.125 22.62-9.375L416 141.3l41.38 41.38c9.156 9.141 22.88 11.84 34.88 6.938C504.2 184.6 512 172.9 512 160V24C512 10.74 501.3 0 488 0z"></path></svg></a></div>
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-ca1dad0d"><div class="uagb-column__overlay"></div></div>
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<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/powandgo-azienda-charge-sharing-equity-crowdfunding/">PowandGo un anno dopo: crescita e visione dell&#8217;impresa in equity crowdfunding</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
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			</item>
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		<title>L&#8217;equity crowfunding per il social dei cinema! Intervista al Co-founder di FilmAmo</title>
		<link>https://blog.crowdbase.it/equity-crowdfunding-per-il-social-del-cinema/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[La redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Dec 2025 09:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Interviste e Casi di successo]]></category>
		<category><![CDATA[crowdfunding]]></category>
		<category><![CDATA[startup innovative]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel periodo post-Covid il mercato cinematografico sta vivendo una fase di forte crescita, trainata dall’espansione delle piattaforme di streaming che hanno trasformato le abitudini di consumo di milioni di persone, costrette per lungo tempo a trascorrere più ore in casa. In questo scenario si inserisce FilmAmo, il social network dedicato al cinema, attualmente in campagna [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://blog.crowdbase.it/equity-crowdfunding-per-il-social-del-cinema/">L&#8217;equity crowfunding per il social dei cinema! Intervista al Co-founder di FilmAmo</a> proviene da <a href="https://blog.crowdbase.it">Il blog di Opstart</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<img decoding="async" width="300" height="169" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/TEMPLATE-Interviste-blog-300x169.png" class="attachment-medium size-medium wp-post-image" alt="equity crowdfunding cinema" style="float:right; margin:0 0 10px 10px;" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/TEMPLATE-Interviste-blog-300x169.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/TEMPLATE-Interviste-blog-1024x576.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/TEMPLATE-Interviste-blog-768x432.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/TEMPLATE-Interviste-blog-800x450.png 800w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/TEMPLATE-Interviste-blog.png 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />
<p>Nel periodo post-Covid il <strong>mercato cinematografico</strong> sta vivendo una fase di <strong>forte crescita</strong>, trainata dall’espansione delle piattaforme di streaming che hanno trasformato le abitudini di consumo di milioni di persone, costrette per lungo tempo a trascorrere più ore in casa. In questo scenario si inserisce <strong><a href="https://www.opstart.it/it/progetti/dettaglio/13971-filmamo-campagna-equity-crowdfunding-opstart">FilmAmo</a></strong>, il social network dedicato al cinema, attualmente in campagna di equity crowdfunding su Opstart. Si tratta di una piattaforma che punta a diventare il punto di riferimento del settore, creando una community di appassionati, influencer e brand del mondo dello spettacolo.</p>



<p>Per approfondire questa realtà e comprendere le prospettive del progetto, abbiamo intervistato <strong>Luca Redavid</strong>, <em>Co-founder</em> di FilmAmo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">1.&nbsp;Ciao&nbsp;Luca, puoi parlarci di&nbsp;FilmAmo&nbsp;e raccontarci di cosa si occupa questa realtà?</h2>



<p><strong>FilmAmo </strong>è un<strong> social network</strong> dedicato ai film. Oltre ai social network generalisti, come Facebook e Instagram, il mercato dei social network verticali vale miliardi, vedi Pinterest, il social network del design, e Goodreads, il social network dei libri venduto ad Amazon… FilmAmo è leader in un segmento, quello dell’entertainment, dove c’è un mercato e uno spazio enorme a livello mondiale, soprattutto di questi tempi in cui la fruizione di film e serie, oltre alle sale, ha visto un’esplosione post Covid tramite le piattaforme streaming direttamente nel salotto di casa.</p>



<p>FilmAmo ha raggiunto 1 milione di film lovers mensili che votano e recensiscono film da tutto il mondo, totalizzando senza pubblicità e solo con il passaparola <strong>100.000 voti e recensioni</strong>! Inoltre FilmAmo aggrega in automatico, come un Google dei film, un motore di ricerca di tutti i film del mondo e qualcosa come <strong>+600.000 offerte streaming correlate</strong>.</p>



<p>La bellezza dei social network è “data is the new oil”: il nuovo petrolio sono i dati, e un social come FilmAmo acquisisce una montagna di dati ogni giorno che passa, con nuovi profili di film lovers aperti, sui gusti cinematografici degli utenti, su quali film tirano di più e su quale target di utenti, i trend dei click su migliaia di film e sulle icone delle piattaforme streaming…</p>



<h2 class="wp-block-heading">2.&nbsp;Quali sono le principali funzionalità della piattaforma?</h2>



<p>Siamo un “<strong>Google dei film</strong>”: gli utenti possono <strong>ricercare</strong> qualsiasi film o serie dal database mondiale, composto da centinaia di migliaia di titoli aggiornati in automatico. Possono <strong>votarli </strong>e <strong>recensirli</strong>, proprio come un TripAdvisor… ma non per ristoranti e hotel, bensì per i film!</p>



<p>Inoltre, gli utenti<strong> creano un profilo</strong> in stile Instagram votando i poster dei film preferiti, che compaiono nel proprio feed per mostrare ai follower i propri gusti cinematografici. Chi apre un account FilmAmo può <strong>salvare i film in watchlist</strong> e avere gratuitamente <strong>una videoteca online</strong> con i titoli da guardare. È possibile seguire altri film lovers con gusti simili per leggere consigli su cosa vedere nel weekend, orientandosi tra le migliaia di offerte streaming, e perché no, fare anche nuove amicizie tra cinefili.</p>



<p>Proprio come TripAdvisor, FilmAmo ha un minisito non per ogni ristorante o hotel, ma per ogni film e serie: contiene il poster, il cast, la trama, il trailer, i voti e le recensioni degli utenti, le piattaforme streaming dove è disponibile, oltre a DVD e merchandising acquistabili.</p>



<p>Un valore enorme per case di produzione e distribuzione cinematografiche: oltre a indicare su quale piattaforma streaming un film è disponibile, possiamo vendere biglietti, DVD, merchandising e coinvolgere la community nella “vita del film”, insieme a registi, produttori e attori.</p>



<h2 class="wp-block-heading">3.&nbsp;Come si posiziona&nbsp;FilmAmo&nbsp;nel mercato audiovisivo?</h2>



<p>È il <strong>primo social network</strong> dedicato ai film in Europa e non ha concorrenti diretti. Esistono molti siti amatoriali che parlano di cinema e alcune grandi realtà storiche che, tramite una redazione, pubblicano news e recensioni. Ma nessuno fa ciò che fa FilmAmo.</p>



<p>FilmAmo non ha concorrenti perché, soprattutto con la nuova piattaforma che verrà finanziata dal crowdfunding, sarà in grado di <strong>aggregare blogger e siti di cinema</strong>, portandoli ad aprire il proprio blog e il proprio profilo direttamente su FilmAmo. Gli stessi film influencer che pubblicano contenuti a tema cinema su TikTok, YouTube e Instagram saranno incentivati ad aprire un proprio canale sulla piattaforma: potranno infatti incorporare i video che già condividono sui social, contribuendo così alla crescita dell’audience di FilmAmo e ottenendo a loro volta nuovi follower, maggiore credibilità nel mondo delle recensioni e, in futuro, anche reward economici.</p>



<p>FilmAmo è l’unica realtà in Italia che aggrega<strong> tutti i cataloghi delle piattaforme di streaming</strong>, e questo sviluppo software — su cui abbiamo investito molto — ci ha portato a raggiungere una leadership di settore. Le case di produzione cinematografiche e le piattaforme di streaming, inoltre, ci considerano un player con cui instaurare rapporti commerciali cordiali, proprio perché FilmAmo visualizza in automatico i poster di tutti i loro film grazie a un database mondiale che si aggiorna automaticamente e che la community contribuisce ad arricchire con voti, recensioni e dati mancanti, in stile Wikipedia.</p>



<h2 class="wp-block-heading">4.&nbsp;Cosa vi ha portati a scegliere l’equity crowdfunding di&nbsp;Opstart per la raccolta di capitali?</h2>



<p>Gli utenti si fidano di una piattaforma seria come <strong>Opstart </strong>e preferiscono partecipare a un crowdfunding equity in cui non solo ricevono reward, ma diventano anche proprietari di una piccola quota di un social network che già oggi conta 1 milione di film lovers mensili. Quando la nuova piattaforma social, finanziata attraverso Opstart e l&#8217;equity crowdfunding per il cinema, permetterà a FilmAmo di raggiungere milioni di profili aperti in tutto il mondo, gli investitori potranno vedere la propria quota rivalutarsi sensibilmente.</p>



<p>Inoltre, per noi è prioritario che gli investitori possano entrare nel mondo del cinema tramite una delle principali piattaforme di crowdfunding equity certificate da Consob. Puntiamo infatti ad accogliere in FilmAmo produttori cinematografici e persone con disponibilità finanziaria, con le quali desideriamo costruire un<strong> rapporto di collaborazione</strong> duraturo nel tempo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">5.&nbsp;Quali sono le prospettive future per&nbsp;FilmAmo?</h2>



<p>Abbiamo un network di<strong> film influencer con milioni di follower</strong> che contribuiranno a rendere virale FilmAmo e a portare alla creazione di milioni di account in tutto il mondo tra i propri follower appassionati di cinema. Inoltre, stiamo stringendo importanti partnership con registi che hanno fatto la storia del cinema, festival internazionali e produttori di film, per lanciare FilmAmo Ads come strumento di pubblicità virale per i film, in modo analogo a ciò che Facebook Ads offre ai clienti generalisti.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="512" src="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/Foto-articolo-1024x512.png" alt="" class="wp-image-6533" srcset="https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/Foto-articolo-1024x512.png 1024w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/Foto-articolo-300x150.png 300w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/Foto-articolo-768x384.png 768w, https://blog.crowdbase.it/wp-content/uploads/2025/12/Foto-articolo.png 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Vogliamo creare una<strong> FilmAmo Content House</strong> insieme ai nostri influencer, a Roma, nella città del cinema, per produrre contenuti a tema: podcast dedicati al cinema, interviste con registi, produttori e attori, recensioni di film e momenti di gioco con la community di FilmAmo. Stiamo già lavorando anche alla creazione dei gruppi FilmAmo MeetUp in diverse città del mondo, affinché possano organizzare in autonomia aperitivi a tema cinema, utilizzando il nostro social network per socializzare dal vivo attraverso la comune passione per il grande schermo.</p>



<p>Stiamo inoltre sviluppando il<strong> FilmAmo Shop</strong>, che consentirà di monetizzare attraverso la vendita di DVD, cofanetti speciali e merchandising cinematografico, offerti a prezzi scontati o, in alcuni casi, in omaggio grazie all’accumulo dei punti popcorn. La community, infatti, già oggi può accumulare punti scrivendo recensioni e partecipando attivamente alla vita del social.</p>



<p>Ora che conosci meglio FilmAmo, scopri la campagna di equity crowdfunding a sostegno di questo progetto del mondo del cinema.</p>



<section class="wp-block-uagb-columns uagb-columns__wrap uagb-columns__background-none uagb-columns__stack-mobile uagb-columns__valign- uagb-columns__gap-10 align uagb-block-b287146d uagb-columns__columns-3 uagb-columns__max_width-theme"><div class="uagb-columns__overlay"></div><div class="uagb-columns__inner-wrap uagb-columns__columns-3">
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<div class="wp-block-uagb-column uagb-column__wrap uagb-column__background-undefined uagb-block-5cf46d3b"><div class="uagb-column__overlay"></div>
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