Startup e PMI: ripartire grazie alla finanza alternativa

Startup e PMI: ripartire grazie alla finanza alternativa

Giovanpaolo Arioldi, General Manager di Osptart, è intervenuto oggi durante il Webinar Live organizzato dalla School of Management del Politecnico di Milano dal titolo “La Finanza Alternativa per ripartire”. L’argomento di discussione riguardava il ruolo che la finanza “alternativa” potrà ricoprire in occasione della fase di ripresa dopo la crisi Covid-19, attraverso i suoi strumenti come crowdfunding, minibond, direct lending e private equity. Per chi se lo fosse perso, potete leggere qui l’intervento e le proposte operative per dare alle startup e PMI italiane una risposta efficace alle necessità finanziarie.

Soluzioni efficienti e veloci per aiutare startup e PMI

La crisi legata all’emergenza covid-19 ha impattato negativamente sulla fiducia degli investitori e ne ha risentito anche il settore dell’equity crowdfunding, con un significativo calo degli ordini d’investimento nelle primissime settimane del lockdown. Poi con lo stabilizzarsi della situazione abbiamo potuto guardare con più lucidità e chiarezza all’imminente futuro, e con un sondaggio fatto sul nostro network di imprenditori e investitori, abbiamo toccato con mano l’entusiasmo positivo, per la tanto attesa fase di riapertura.

E questo ci ha fatto capire che possiamo svolgere un ruolo importante in questa ripartenza, perché il Fintech, grazie alla sua capacità di facilitare l’incontro tra capitali privati e aziende, è più veloce e arriva prima delle istituzioni a capire e soddisfare le necessità di imprenditori e investitori.

Siamo in una situazione in cui molte aziende, anche quelle con business tradizionalmente stabili, subiranno un impatto negativo e si troveranno in una situazione di grave stress finanziario, mentre ci sono interi settori e filiere che sono Covid neutrali o addirittura con impatto positivo.

È nostro compito quindi trovare e proporre alle istituzioni soluzioni finanziarie veloci ed efficienti per aiutare le PMI e le startup e, al contempo, offrire garanzie e incentivi agli investitori. Queste in concreto le nostre proposte:

1. Incremento degli incentivi fiscali dal 30% al 50% ed estensione degli stessi a tutte le PMI che decidono di rafforzare la loro capitalizzazione attraverso l’apertura del capitale sociale a investitori crowd.

2. Riduzione dell’holding period degli incentivi fiscali da 3 a 1 anno e totale eliminazione dello stesso in caso di default dell’azienda (liquidazione volontaria o fallimento di fatto dell’impresa). L’incentivo deve essere certo, indipendentemente dall’andamento dell’azienda. Che senso ha incentivare i risparmiatori ad assumersi il rischio di un investimento in una startup o PMI, se per goderne in pieno la condizione è che l’impresa abbia certamente successo?  

3. Allargamento dei soggetti beneficiari del regime alternativo di intestazione quote ex 100ter del tuf a tutte le PMI o almeno ai soci fondatori delle società che hanno fatto una raccolta di capitali in equity crowdfundig ed eliminazione del limite temporale di mantenimento di tale intestazione.

4. Adeguamento del mod. 730 per le persone fisiche affinché si preveda la possibilità di detrarre gli investimenti in startup e PMI innovative senza dover compilare il modello unico.

5. Eliminazione delle clausole di esclusione dal beneficio fiscale per i titolari di partita iva con regime forfettario.

6. Estensione degli strumenti finanziari oggetto di garanzia da parte del fondo centrale MCC anche all’equity e relativa possibilità per i gestori di portali di equity crowdfunding di richiedere direttamente, sia per equity sia per bond, il rilascio della garanzia in nome e per conto delle società offerenti.

7. Estensione delle categorie degli investitori in minibond per le SPA anche alle SRL, adeguando le regole della platea di investitori crowd a tutte le tipologie di aziende, oggi limitati solo a investitori istituzionali sottoposti a vigilanza prudenziale.

8. Allargare la platea dei beneficiari della garanzia del fondo centrale (intesa come soggetti che saranno risarciti in caso di default), non solo alle banche e agli investitori istituzionali e finanziari, ma anche a investitori che non rientrano in tali categorie.

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