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Parità di genere e finanza: numeri e tendenze per ragionare sul gender gap

Il settore della finanza è uno di quelli in cui la parità di genere è ancora lontana dall’essere raggiunta. La partecipazione femminile dell’ambito dei servizi economico-finanziari è piuttosto bassa sia dal punto di vista dell’erogazione sia dal punto di vista della fruizione: molte meno donne lavorano nella finanza e gestiscono in autonomia le finanze proprie o della famiglia rispetto agli uomini.

Ad alimentare gli stereotipi della suddivisione di ruoli tra uomo e donna e dell’inadeguatezza del cervello femminile per le materie scientifico-matematiche sono spesso retaggi storici non del tutto veritieri: per esempio, nel ruolo della “massaia” rientrava anche la gestione delle risorse economiche che l’uomo portava a casa, indispensabile per far quadrare i conti familiari.

L’origine del gender gap che viviamo oggi, quindi, è complessa e non ha una storia lineare, ma il dato positivo è che dal secolo scorso stanno aumentando sempre di più le donne che studiano materie economico-finanziarie, che lavorano in questo ambito e che gestiscono in autonomia le proprie finanze. I progressi fatti, però, non sono ancora sufficienti, e l’Italia in particolare non è tra i Paesi più brillanti in merito: lo studio di Banca d’Italia del 2020 rileva l’arretratezza dell’Italia rispetto agli altri Paesi OCSE (e non solo).

Educazione finanziaria femminile

L’educazione finanziaria è la base per la riduzione del gender gap in questo ambito, insieme all’abbattimento del divario salariale: disponibilità economica e competenza finanziaria sono indispensabili per raggiungere l’indipendenza economica e la parità di genere.

In Italia l’educazione finanziaria è scarsa in tutti i settori sociodemografici, ma le categorie in cui la fragilità è più alta sono quelle delle donne e degli anziani. Il rapporto Edufin 2022 ha riscontrato ansia finanziaria nel 44,7% delle donne, contro il 28,2% degli uomini, dato corroborato dal fatto che le donne soffrono di maggiori difficoltà economiche rispetto agli uomini. Il 65,2% delle donne ha dichiarato di faticare ad arrivare a fine mese con il proprio reddito, rispetto al 56,6% degli uomini.

Cause e ostacoli

I problemi di natura economica sono dovuti sia agli ostacoli alla carriera lavorativa femminile, sia all’insufficiente educazione finanziaria femminile. Da questo punto di vista è interessante rilevare nello stesso rapporto come l’autovalutazione del livello di conoscenza finanziaria sia più negativa nelle donne rispetto agli uomini. Alla prova dei fatti, però, i test somministrati evidenziano nelle donne conoscenze finanziarie più elevate di quanto esse ritenessero e una differenza tra uomini e donne non così profonda. Il 38% delle donne risulta avere un’elevata alfabetizzazione finanziaria, contro il 48,2% degli uomini.

Da questo si evince come stereotipi interiorizzati e convenzioni sociali generino nelle donne scarsa autostima finanziaria e agiscano anche come freno all’acquisizione di maggiori competenze finanziarie. Da qui derivano le iniziative (per fortuna numerose) sia private, sia istituzionali, per promuovere l’educazione finanziaria femminile, trasmettendo il messaggio che le donne possono e devono formarsi sui temi economici-finanziari. In rapporto a questo, è rassicurante il fatto che la domanda di educazione finanziaria sia costantemente in crescita negli anni e risulti particolarmente alta fra le donne.

La rilevanza della formazione emerge anche dal dato per cui il gender gap finanziario diminuisce se si considerano donne e uomini con i titoli di studio più alti: lo studio si conferma un veicolo di emancipazione.

Parità di genere nel lavoro finanziario

Un recente studio di McKinsey riporta che le donne rappresentano solo il 19% dei membri dei consigli di amministrazione delle compagnie assicurative e il 23% dei dirigenti finanziari nel mondo. In Italia le percentuali sono più alte, grazie alla legge 120/2011 che ha imposto un 40% di presenza femminile nei Cda delle società quotate, ma al di fuori del perimetro della legge e nel top management la percentuale cala drasticamente: nelle società finanziarie italiane le donne amministratrici delegate sono solo il 2%, nelle banche addirittura l’1%.

Opstart sottolinea con orgoglio che, ad oggi, il 50% del suo team è costituito da donne, fra cui la General Manager, che fa parte anche del Cda. Il mese di marzo sarà dedicato inoltre a dare spazio e voce ad altre donne del settore, esponenti di società partner e offerenti, ma anche della community di inves

Donne e investimenti

Lo stesso rapporto Edufin prima citato riscontra che “reddito, conoscenza finanziaria, livello di titolo di studio e genere maschile si associano a una maggiore partecipazione nei mercati finanziari”: poiché le donne in media possiedono meno dei primi tre elementi rispetto agli uomini, investono di meno.

Quando lo fanno, tendono a evitare gli strumenti potenzialmente più rischiosi e anche questo comportamento è correlato a minori conoscenze, inferiori disponibilità economiche e, inoltre, a una scarsa fiducia nelle proprie capacità.

La ricerca di JP Morgan sul tema donne e investimenti in Europa conferma i comportamenti e le attitudini illustrati finora ed evidenzia che il 64% delle donne possiede investimenti, ma solo il 18% delle donne investe regolarmente, contro il 29% degli uomini.

Un altro interessante aspetto del rapporto delle donne con gli investimenti, che avevamo già evidenziato in un precedente articolo sul tema donne e finanza, è la maggiore propensione per gli investimenti sostenibili rispetto agli uomini: per il 72% delle donne europee sono importanti, contro il 67% degli uomini.

Le donne, infine, investono meno in autonomia rispetto agli uomini: sono più alte fra le donne le percentuali di chi investe in banca, con un consulente o con un assicuratore.

Le donne nel crowdfunding

Alla luce della situazione descritta, non stupisce che le donne non siano le più assidue frequentatrici della finanza alternativa. Gli strumenti di finanza alternativa come il crowdfunding, infatti, richiedono maggiore autonomia e competenza e sono più rischiosi degli strumenti base della finanza tradizionale.

Investire in crowdfunding, però, richiede conoscenze finanziarie solo basilari, cifre minime piuttosto basse e si fa interamente online, quindi rappresenta in realtà un’opportunità molto accessibile.

Il report 2023 dell’Osservatorio Crowdinvesting del Politecnico di Milano ha evidenziato un peggioramento del gender gap nell’equity crowdfunding: rispetto al 2022 le investitrici donne sono scese di un punto percentuale, attestandosi sul 14%. In controtendenza, Opstart rileva un forte segnale positivo per la parità di genere nel database dei propri investitori: nel 2023 la percentuale di investitrici in equity crowdfunding è stata del 23,5%.

Simile è la percentuale delle investitrici in lending crowdfunding nell’hub, che si attesta al 20%: nel mese di marzo Crowdlender offre un incentivo alle donne per avvicinarsi a questo tipo di investimento, riconoscendo uno 0,5% di interessi extra sulle operazioni di lending crowdfunding effettuate da investitrici.

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