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La voce della tua startup in equity crowdfunding: intervista a Laura Loprieno, CEO di Dynamo Lab

L’imprenditoria femminile incontra ostacoli culturali e materiali che non si manifestano per quella maschile, ma sta crescendo e vede sempre più donne alla guida di imprese e startup. La percentuale femminile nel mondo imprenditoriale varia a seconda dei settori economici di riferimento: abbiamo intervistato Laura Loprieno, CEO dell’agenzia di comunicazione Dynamo Lab, che ha portato il suo punto di vista dal settore del marketing, uno di quelli in cui la presenza femminile è più accentuata, e dal lavoro a stretto contatto con startup nascenti.

Dynamo Lab, infatti, fra le altre attività, supporta le startup che vogliono fare una raccolta di capitali in equity crowdfunding.

Iniziamo con una domanda “facile”: definisci (professionalmente) Laura Loprieno in tre parole.

Eclettica, poliedrica e pragmatica.

Qual è il percorso professionale che ti ha portata a fondare Dynamo Lab e a lavorare con le startup?

Credo di potermi ritenere fortunata. Durante il mio percorso professionale ho avuto la possibilità di lavorare in settori molto dinamici – pubblicità, editoria, comunicazione, marketing, formazione – e ricoprire ruoli diversificati che mi hanno permesso di soddisfare un’insaziabile curiosità e la mia natura versatile.

Ho mosso i miei primi passi come visual designer in Publicis, un’agenzia pubblicitaria internazionale. In seguito, ho collaborato con diverse agenzie, fino a quando mi è stato proposto di lavorare in qualità di art director presso Future plc, una prestigiosa casa editrice londinese, specializzata in riviste hi-tech, gaming & entertainment, musica e digital art. Ho trascorso in Future 10 anni, durante i quali ho gestito numerosi progetti online e offline, acquisendo grande dimestichezza nell’uso di software. Questa expertise mi ha permesso di entrare a far parte della ristretta rosa di collaboratori di Adobe in qualità di “Guru” dell’area Creative Pro e di partecipare come speaker a eventi e seminari in giro per l’Italia.

Nello stesso periodo, parte l’attività di consulenza e formazione presso aziende e case editrici di grande prestigio come Condé Nast, RCS, Cairo. Fondo Zefiro, un’agenzia di branding, ed entro a far parte del corpo docenti dello IED – Istituto Europeo di Design – dove ancora oggi insegno Ecosistemi Digitali, ovvero come progettare in maniera coerente canali digitali in grado di accrescere la visibilità e l’engagement di un brand.

Nel 2014 nasce Dynamo Lab, evoluzione di Zefiro, dall’unione delle mie esperienze e di quelle di Salvatore Viola, specializzato in comunicazione d’impresa, giornalista e direttore di Startup-news.it.

Nel febbraio del 2016 seguiamo con successo una delle prime campagne di equity crowdfunding in Italia e da quel momento ci specializziamo in questo settore. Proprio in questi giorni stiamo lavorando alla nostra settantesima campagna. Finora, abbiamo aiutato le startup in equity crowdfunding a raccogliere circa 30 milioni di euro.

Tra i servizi che Dynamo offre alle startup c’è quello di PR&Media Relations, che diversi nostri clienti nel tempo hanno scelto. Quali sono gli aspetti più importanti da valutare quando si cerca di dare voce a una startup?

Quello che facciamo in Dynamo è innanzitutto studiare il mercato in cui opera la startup, i competitor e il target a cui si rivolge. Se non hai ben chiaro il contesto, non puoi disegnare una strategia di comunicazione vincente. La chiave risiede nel creare una mappatura precisa del pubblico di riferimento, comprendendo le loro preferenze e comportamenti, e nel valorizzare le peculiarità che rendono unica la startup.

Un altro aspetto fondamentale è l’obiettivo che si vuole raggiungere con la campagna di comunicazione. Se una startup è in equity crowdfunding, l’obiettivo sarà farla conoscere a un vasto pubblico, creare autorevolezza, raccontare il mercato e le opportunità di crescita per attrarre potenziali investitori.

Quali sono secondo te gli errori più comuni che le startup commettono quando iniziano a comunicare la propria attività?

Ce ne sono alcuni piuttosto ricorsivi. Partiamo dal presupposto che fare comunicazione in maniera efficace e trasparente non è facile, soprattutto per chi non ha dimestichezza in questo settore.

Il primo errore è sottovalutare l’importanza della comunicazione pensando che tutto il mondo non potrà fare a meno di parlare di noi appena saprà della nostra esistenza. E invece la dura realtà è che i risultati arrivano solo se a monte c’è una strategia e una programmazione intelligente.

Un altro errore comune è pensare di poter far tutto “in casa” anche senza le competenze adeguate. Una brand identity raffazzonata non fa per nulla bene alla nostra immagine, anzi…

Altra cosa che ci è capitata, purtroppo non poche volte, è vedere i soci di una startup litigare per decidere chi sarà il portavoce del team. Si tratta di situazioni spiacevoli che vanno risolte in maniera chiara e inequivocabile. È importante che il volto e la voce dell’azienda sia una persona che non solo abbia credibilità e conoscenza approfondita del settore, ma che possieda anche carisma, empatia e abilità relazionali. Queste qualità sono fondamentali per comunicare efficacemente il messaggio dell’azienda e assicurare che sia percepito positivamente dal pubblico. La scelta del portavoce dovrebbe essere considerata una parte integrante della strategia di comunicazione dell’azienda.

Spesso Dynamo lavora con le imprese in equity crowdfunding: quali sono secondo te le best practice lato marketing affinché la raccolta raggiunga il successo?

Ti lascio tre spunti che per noi sono ormai un mantra.

  1. Iniziare a lavorare al fundraising almeno sei mesi prima della raccolta. Il crowdfunding non inizia quando parte la campagna, ma molto tempo prima.
  2. Fare una campagna di lead generation per trovare sostenitori da portare a bordo e convertire in fase di raccolta, avendo cura di preparare per tempo tutti gli asset necessari.
  3. Affidarsi a una buona agenzia di Digital PR per intercettare i media e far parlare di sé. Una cosa è quello che io dico di me, ben altro è quello che scrivono gli altri.

Come saprai, il mondo della finanza (anche alternativa) è ancora a prevalenza maschile, che lo si guardi dal lato di chi investe o di chi ci lavora. Come percepisci, invece, il settore del marketing?

Per quanto riguarda il marketing mi sento di dire che la situazione è un po’ diversa.

Nei settori come il marketing digitale, le relazioni pubbliche e il social media marketing, c’è una presenza femminile significativa. Nella nostra esperienza con Dynamo – mediamente interagiamo con circa 200 startup all’anno – abbiamo constatato che due volte su tre il ruolo di responsabile marketing è affidato a una donna. Tuttavia, esistono ancora specifici settori in cui la presenza maschile prevale, come nel campo della SEO o in ruoli che necessitano di abilità tecniche avanzate.

Nel tuo percorso professionale c’è spazio anche per l’insegnamento allo IED. Se dovessi dare tre consigli alle tue giovani studentesse rispetto alla loro futura carriera in marketing e comunicazione, quali sarebbero?

  1. Aprire la mente, leggere, leggere tanto e informarsi su tutto. Non puoi mai sapere in quale ambito opera il tuo prossimo cliente.
  2. Essere sempre pronte al cambiamento. Personalmente, detesto la frase: “abbiamo sempre fatto così”. Calarsi nella realtà con cui si collabora e vedere gli ostacoli come sfide ritengo sia l’atteggiamento giusto.
  3. Essere costruttive. Chi fa marketing e comunicazione deve essere positivo. Aiutare un’azienda a farsi conoscere e costruire il proprio brand è un lavoro bellissimo che offre soddisfazioni immense. Il nostro ottimismo ci permette di vivere bene questo lavoro che è carico anche di grandi responsabilità.

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