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Investire nelle startup nel 2021: quali sono i vantaggi fiscali

Se ti è già capitato di seguirci avrai intuito perché, per noi di Opstart, investire in startup sia un’opportunità non solo di guadagno, ma anche di sviluppo dell’economia reale del nostro Paese.
Quello su cui vogliamo concentrarci in questo articolo è il vasto tema dei vantaggi fiscali legati agli investimenti in startup. Capiremo subito perché tali vantaggi siano stati pensati, quanto sono importanti e influenti sui portafogli degli investitori, di quali entità parliamo e quali sono le modalità operative per usufruirne. 

Vantaggi fiscali per investimenti in startup: come mai esistono

Sembra ormai molto lontano nel tempo, per come si muovono velocemente le cose, ma il concetto di incentivare gli investimenti in startup e PMI innovative si è fatto realtà nel 2012, con il Decreto Crescita spinto dall’allora Ministro Corrado Passera: da subito, si è intuito il vasto mondo di possibilità che un decreto del genere avrebbe aperto. Si deve anche a questa misura la crescita dell’equity crowdfunding, che nel 2020 ha raggiunto i 100 milioni di capitali raccolti tramite portali online.
Agli albori del Decreto, l’importo dell’incentivo era il 19% del capitale investito, poi alzato al 30% in via definitiva. È un’ottima notizia perché appunto si tratta di una misura stabile, che è già stata autorizzata dalla Commissione Europea e non è soggetta a revisione.

Ma di che tipo di incentivo si parla?

Bisogna fare una differenziazione tra persone fisiche soggette a IRPEF e persone giuridiche soggette a IRES.

  • Persone fisiche (soggetti IRPEF): hanno diritto a una detrazione fiscale dalle imposte pari al 30% del capitale investito, nella dichiarazione dei redditi che faranno l’anno successivo all’investimento, ottenendo un risparmio netto di imposta; 
  • Persone giuridiche (soggetti IRES): hanno diritto a dedurre dal proprio imponibile il 30% del capitale investito, nella dichiarazione dei redditi che faranno l’anno successivo all’investimento, pagando le imposte su un imponibile più basso.

Dal 30% al 50% di incentivi per investire in startup: cosa è successo nel 2020

La pandemia globale ha giocato un ruolo tutt’altro che secondario nel panorama degli investimenti in startup: a maggio 2020, proprio nell’ambito delle misure Covid19, il Governo ha inserito nel Decreto Rilancio una novità importante: l’innalzamento degli incentivi dal 30% al 50%

Ma facciamo ordine: l’innalzamento al 50% è stato previsto solo per le persone fisiche, mentre per i soggetti IRES che effettuano investimenti in startup rimane valida la deduzione del 30% sul capitale investito.

  • Per gli investimenti in startup il limite di detrazione arriva a 50 mila euro su un investimento massimo di 100 mila euro. 
  • Per gli investimenti in PMI innovative sino a 300 mila euro spetta una detrazione del 50%, per un massimo di 150 mila euro. 

Modalità operativa per ottenere il 50% di incentivi

Il Decreto Ministeriale che indica le regole per ottenere il 50% degli incentivi è stato emanato il 28/12/2020, e fa riferimento a due fasi, dato che si applica anche a quegli investitori che nel 2020 avevano già fatto le loro scelte di investimento. 

  • Prima fase: tutti gli investimenti del 2020 e sino al 28/02/21, spiegando cosa fare per ottenere il 50%
  • Seconda fase: tutti gli investimenti dal 1/3/21

Il 3 marzo 2021 è stata infatti lanciata la piattaforma online su cui bisogna attivare la procedura per richiedere l’agevolazione al 50%, predisposta dal Ministero dello Sviluppo Economico.

Ma come funziona, nel pratico?

Accreditandosi alla piattaforma, la società offerente effettua una pratica per tutti i soggetti che vogliono investire nel proprio capitale indicando anche l’importo dell’investimento: il portale conferma o meno l’agevolazione al 50%, in base al plafond di de minimis disponibile. Una volta confermato l’incentivo, l’investitore potrà effettuare l’investimento con la certezza di avere l’agevolazione più alta. 

Per ottenere l’incentivo fiscale del 50%, quindi, l’investitore deve comunicare alla società offerente di voler investire, prima di effettuare l’investimento.
Per la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, l’investitore deve conservare una dichiarazione della società offerente che attesta tra le altre cose l’importo investito, l’importo della detrazione e il codice COR, un codice univoco fornito dal portale del MISE per ciascuna richiesta di agevolazione confermata. Oltre alla dichiarazione della società offerente, ricordiamo che l’investitore deve conservare anche il Business Plan della stessa, l’ordine di investimento sul portale e la visura camerale aggiornata con il proprio nome e cognome. Se l’investimento è stato effettuato in regime alternativo ex 100 ter, al posto della visura è sufficiente conserva la dichiarazione rilasciata dall’intermediario abilitato, Directa Sim.

Per concludere, noi di Opstart organizziamo spesso webinar e approfondimenti per guidare chi vuole investire in startup in operazioni più consapevoli e redditizie. Continua a seguire il blog per saperne di più!