Equity crowdfunding: cos’è e come funziona

Equity crowdfunding: cos’è e come funziona

L’equity crowdfunding è una particolare forma di crowdfunding, ovvero un finanziamento collettivo che si realizza attraverso apposite piattaforme online sorvegliate da Consob. A differenza di donation, reward e lending, il crowdfunding equity-based permette agli investitori di diventare soci dell’azienda che scelgono di supportare, con tutti vantaggi che ne derivano.

Crowdfunding: definizione

Il termine crowdfunding, in senso ampio, indica uno strumento di finanza alternativa che negli ultimi anni ha preso sempre più piede tra le aziende, in virtù della sua maggiore flessibilità e rapidità rispetto ai tradizionali strumenti finanziari. 

Dall’inglese “crowd”, folla, e “funding”, si tratta in poche parole di una forma di finanziamento collettivo dove un gruppo di soggetti conferisce il proprio denaro per sostenere economicamente gli sforzi di persone e organizzazioni. Il tutto avviene attraverso portali web specializzati, com’è appunto Opstart.

Le principali innovazioni portate dal crowdfunding sono la modalità di utilizzo degli strumenti informatici e la capacità delle piattaforme di coinvolgere ed emozionare un vasto numero di persone.

L’equity crowdfunding

Tra le diverse tipologie di crowdfunding esistenti, l’equity crowdfunding è una di quelle che ha subito il maggiore sviluppo, molto apprezzata dalle imprese in cerca di capitali con cui accelerare la propria crescita.

L’equity crowdfunding prevede che il finanziamento avvenga sotto forma di capitale di rischio: chi investe conferisce il proprio denaro in cambio di quote partecipative della società con diritti di tipo patrimoniale e, in alcuni casi, anche amministrativo

In altre parole, l’investitore che sceglie di sostenere un’azienda – startup o PMI innovativa – tramite equity crowdfunding diventa a tutti gli effetti socio della stessa. Questo avviene esclusivamente nel caso in cui la campagna di equity crowdfunding vada a buon fine, vale a dire quando il capitale raccolto dalla “folla” di investitori supera l’obiettivo minimo prestabilito, anche conosciuto come soglia inscindibile. Oltre al target minimo, per ogni campagna di equity crowdfunding viene fissato anche un target massimo, raggiunto il quale la campagna si conclude.

Equity crowdfunding: la normativa

L’Italia è stato il primo Paese a regolamentare l’equity crowdfunding e le piattaforme che se ne occupano, tramite un’apposita normativa emanata da Consob nel 2013.

Il regolamento è stato poi aggiornato nel 2018, introducendo la possibilità per le piattaforme autorizzate di pubblicare campagne di raccolta di capitale di tutte le società offerenti qualificate come piccole e medie imprese (PMI). Nella categoria di PMI rientrano:

  • Le startup innovative e a vocazione sociale (con particolari deroghe al diritto societario).
  • Le PMI Innovative (con particolari deroghe al diritto societario).
  • Le Piccole Medie Imprese non incluse nelle due categorie sopra elencate.

Non solo equity: le altre tipologie di crowdfunding

Oltre all’equity, esistono altri tre modelli di crowdfunding: Donation, Reward e Lending.

Il Donation crowdfunding è il modello più utilizzato da enti ed organizzazione no profit, che si rivolgono al pubblico al fine di finanziare una causa sociale, etica o filantropica. In questo caso il conferimento di denaro avviene a puro scopo benefico e il donatore non riceve alcuna ricompensa materiale in cambio.

Il Reward crowdfunding prevede invece che i supporter ricevano una ricompensa simbolica, materiale o emozionale, in cambio della loro donazione. Utilizzato per lo più in settori fortemente creativi e sperimentali, questo modello ha portato alla pratica del pre-selling in cui il promotore di un progetto richiede alle folle il supporto finanziario di cui ha bisogno per il suo sviluppo, offrendo come ricompensa il prodotto/servizio stesso a un prezzo inferiore rispetto al suo futuro prezzo di lancio.

Infine troviamo il Lending crowdfunding, vale a dire un vero e proprio prestito tra privati, anche definito peer-to-peer lending, che consente ai risparmiatori di prestare il proprio denaro a fronte di tassi di interesse regolati da un contratto.

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